John Douglas con Mark Olshaker.
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MINDHUNTER. Cacciatore della mente.
Parte 2.
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Titolo originale: Mindhunter.
Traduzione di: Maria Barbara Piccioli.
1996. Rizzoli Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano.
Questo libro  un viaggio avventuroso dentro la mente dei serial killer.
Vittorino Andreoli.
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Per dare la caccia ai serial killer in attivit bisogna comprendere come pensano, e anticiparne cos le mosse. Ma c' un solo modo per entrare nella mente di un serial killer: parlare con i suoi colleghi e predecessori. Questa  stata l'intuizione di John Douglas, l'uomo che ha inventato il Criminal Profiling dell'FBI. Per anni, John Douglas ha interrogato in carcere assassini e stupratori seriali, indagandone le ossessioni e le perversioni, fronteggiando in prima persona l'orrore e l'orgoglio di questi mostri, per poter dare la caccia ad altri mostri. Infinite conversazioni con uomini come Charles Manson, il pi famigerato serial killer della storia. Con John Wayne Gacy, l'uomo che, vestito da clown, uccideva senza piet. Con James Earl Ray, sicario di Martin Luther King...
Ha ispirato un'intera generazione di scrittori, autori televisivi e sceneggiatori. E ha di fatto perfezionato un linguaggio e un approccio, il profiling, che oggi tutti i lettori e gli spettatori conoscono.
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GLI AUTORI.
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John Douglas ha fondato l'Unit investigativa di supporto dell'FBI nel 1980, riuscendo a creare un autentico programma di Criminal Profiling. Si  ritirato dal lavoro sul campo nel 1995, dopo venticinque anni di servizio. Oltre a numerosi saggi, ha scritto anche due romanzi.
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Mark Olshaker, scrittore, produttore cinematografico, ha prodotto il programma Mindofa Serial Killer, nominato agli Emmy. Ha scritto e prodotto numerosi documentari, vincendo un Emmy per Roman City.
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Indice di questa parte.
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11. Atlanta.
12. Uno di noi.
13. La preda pi pericolosa.
14. Chi ha ucciso la classica ragazza americana?
15. Quando si colpiscono quelli che si amano.
16. Dio vuole che tu raggiunga Shari Faye.
17. Chiunque pu diventare una vittima.
18. La battaglia degli strizzacervelli.
19. A volte il drago vince.
Nota degli autori.
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Fine indice.
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11. ATLANTA.
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Nell'inverno del 1981, Atlanta era una citt in stato d'assedio.
Tutto era cominciato un anno e mezzo prima e, ben lungi
dall'essere finita - se mai lo sar davvero, l'indagine si era trasformata
in una delle cacce all'uomo pi imponenti e pubblicizzate
della storia americana. Politicizz una citt, orient un'intera
nazione e tradusse in amare controversie ogni fase delle investigazioni.
Il 28 luglio 1979, in seguito a un reclamo per un cattivo odore
avvertibile nei boschi che costeggiano la Niskey Lake Road, la
polizia scopr il corpo del tredicenne Alfred Evans. Era scomparso
da tre giorni. Quando la zona venne perlustrata, a una quindicina
di metri di distanza venne trovato un altro cadavere parzialmente
decomposto, in seguito identificato come il quattordicenne
Edward Smith, scomparso quattro giorni prima di Alfred.
Entrambi i ragazzi erano di colore. Il medico legale stabil
che Alfred Evans era stato probabilmente strangolato, mentre
Edward Smith era stato sicuramente ucciso con una calibro 22.
L'8 novembre, in una scuola abbandonata fu rinvenuto il cadavere
di Yusef Bell, di nove anni. Il bambino era sparito verso
la fine di ottobre e anche lui era stato strangolato. Otto giorni
pi tardi, nei pressi di Redwine Road e Desert Drive, nel quartiere
di East Point, tocc a Milton Harvey, quattordici anni. La
sua scomparsa era stata denunciata ai primi di settembre, e come
nel caso di Alfred Evans non fu possibile stabilire con certezza
le cause della morte. Anche questi bambini erano neri, ma
altre analogie non erano presenti in numero tale da assumere un
significato. In una citt come Atlanta, i minori scompaiono in
continuazione e, talvolta, vengono ritrovati morti.
La mattina del 5 marzo 1980, una dodicenne di nome Angel
Lanier usc di casa diretta a scuola. Non ci arriv mai. Cinque
giorni dopo fu trovata imbavagliata e legata con un cavo elettrico
sul ciglio di una strada. Morta. Era vestita di tutto punto, e
un secondo paio di mutandine le era stato ficcato in bocca. La
morte era sopravvenuta per strangolamento e il medico legale
non riscontr segni di stupro.
Il 12 marzo scomparve l'undicenne Jeffrey Mathis. La polizia
brancolava nel buio. Gli omicidi presentavano analogie non
meno che differenze, e la possibilit che fossero collegati non
era stata presa mai seriamente in considerazione.
Ma se non lo aveva fatto la polizia, altri ci avevano pensato.
Il 15 aprile, Camille Bell, madre di Yusef, e i genitori di altri
bambini uccisi annunciarono la formazione di un comitato. I
suoi componenti sollecitavano la collaborazione delle autorit
e l'ufficializzazione di quanto stava accadendo. Simili atrocit
non avrebbero dovuto verificarsi in una citt come Atlanta,
la cosmopolita capitale del nuovo Sud, la citt troppo indaffarata
per odiare, che vantava un sindaco e un commissario di pubblica sicurezza neri.
L'orrore non cess. Il 19 maggio, il cadavere del quattordicenne
Eric Middlebrook fu trovato a circa mezzo chilometro di
distanza da casa sua. La morte era dovuta a trauma cranico. Il 9
giugno scomparve il dodicenne Christopher Richardson, e il 22
dello stesso mese, una domenica, LaTonya Wilson, di otto anni,
venne prelevata dalla sua camera da letto nelle prime ore del
mattino. Due giorni dopo, sotto un ponte della contea di DeKalb, venne ritrovato il corpo di Aaron Wyche, dieci anni. Era
morto per asfissia e frattura dell'osso del collo. Il cadavere di
Anthony Tony Carter, nove anni, fu scoperto nel retro di
un magazzino di Wells Street il 6 luglio. Era stato pugnalato
pi volte e giaceva bocconi sull'erba. L'assenza di tracce di sangue rivel che il corpo era stato spostato.
A quel punto, sarebbe stato impossibile continuare a ignorare
l'esistenza di un filo comune. Il commissario per la sicurezza
pubblica Brown costitu la Missing and Murdered Task Force
che arriv a contare pi di cinquanta componenti. Ma gli omicidi
continuarono. Il 31 luglio, fu denunciata la sparizione di
Earl Terrell, dieci anni, dalla zona di Redwine Road, la stessa
in cui era stato ritrovato Milton Harvey. E quando il dodicenne
Clifford Jones venne trovato in un vicolo nei pressi di Hollywood
Road, strangolato, la polizia annunci pubblicamente l'esistenza di un nesso tra gli omicidi.
Fino a quel momento, il caso non era di competenza dell'FBI,
ma con la scomparsa di Earl Terrell la situazione cambi.
La sua famiglia, infatti, aveva ricevuto parecchie telefonate nel
corso delle quali lo sconosciuto interlocutore, oltre a chiedere
un riscatto, aveva detto che il bambino si trovava in Alabama.
Fu questo presunto attraversamento di confine a permettere il
coinvolgimento dei federali. Presto, tuttavia, divenne evidente
che le richieste di riscatto erano una truffa; si cominciava a disperare
per la vita di Earl e l'FBI dovette fare marcia indietro.
Il 16 settembre, venne denunciata la sparizione di un altro
ragazzo, l'undicenne Darron Glass. Fu a questo punto che il
sindaco Maynard Jackson sollecit in via ufficiale il nostro intervento.
Nell'intento di dirimere il problema delle competenze,
il procuratore generale Griffin Bell ordin all'FBI di avviare
un'indagine volta a determinare se i bambini non ancora ritrovati
fossero trattenuti in violazione alle leggi federali antisequestro;
in altre parole, se nel crimine fossero coinvolti pi Stati.
Oltre a ci, l'ufficio di Atlanta fu incaricato di scoprire se i casi
risultassero effettivamente collegati fra loro. Di fatto, anche se
con maggior dispendio di parole, al Bureau fu trasmesso il seguente
messaggio: Risolvete il caso e individuate al pi presto l'assassino.
Comprensibilmente, i delitti avevano suscitato una vasta
eco. Era in atto una sorta di genocidio della popolazione nera,
focalizzato sui suoi membri pi vulnerabili? Era il Ku Klux
Klan o il partito nazista che, a quindici anni dall'entrata in vigore
della legislazione sui diritti civili, aveva deciso di uscire allo
scoperto? O, pi semplicemente, il colpevole era un pazzo?
Quest'ultima possibilit sembrava la meno attendibile, considerata
soprattutto la frequenza degli omicidi. Inoltre, fino a quel
momento la stragrande maggioranza dei serial killer individuati
erano bianchi, e quasi sempre avevano ucciso persone della loro
etnia. L'omicidio seriale  un crimine di natura personale, non politica.
Considerazioni, queste, che legittimavano ulteriormente
l'intervento dell'FBI. Se fosse venuta a cadere l'ipotesi del sequestro
interstatale, infatti, sarebbe comunque rimasta da determinare
l'eventuale violazione dei diritti civili federali.
Quando io e Roy Hazelwood arrivammo ad Atlanta, gli
omicidi erano ormai sedici; il coinvolgimento del Bureau era
ufficiale e aveva persino un nome: ATKID, o anche Trentesimo
Caso Importante. Il nostro ingresso in scena non fu particolarmente
pubblicizzato; la polizia cittadina non voleva che qualcuno
gli soffiasse il caso e l'ufficio federale di Atlanta, dal canto
suo, non era impaziente di suscitare aspettative che rischiavano di essere disattese.
Era logico che fosse Roy ad accompagnarmi. Tra gli istruttori
di analisi comportamentale era quello che delineava il maggior
numero di profili, oltre a tenere un corso sulla violenza interpersonale
all'Accademia e a seguire quasi tutti i casi di stupro.
Io e Roy esaminammo l'imponente mole di materiale raccolto:
fotografie, descrizione dell'abbigliamento delle piccole vittime,
testimonianze, rapporti di autopsia. Interrogammo i famigliari
dei bambini per stabilire eventuali elementi comuni e visitammo i luoghi dei ritrovamenti.
Senza rivelarci le rispettive impressioni, e con la collaborazione
di uno psicologo legale, ci sottoponemmo a test psicometrici
cui rispondemmo calandoci nei panni dell'assassino. I test
prendevano in esame le motivazioni, il background e la vita famigliare,
ossia le informazioni utilizzate abitualmente per l'elaborazione
di un profilo. Lo psicologo rimase molto stupito nel
constatare che i risultati erano pressoch identici.
E certo quelle risposte non ci avrebbero fatto vincere il concorso
per l'uomo pi popolare dell'anno.
Non credevamo che alla base dei delitti ci fosse l'odio razziale,
anzi, eravamo quasi certi che l'assassino fosse nero. Inoltre, il
collegamento era certo fra parecchie morti, ma non tutte.
Bench l'FBI della Georgia avesse ricevuto parecchie soffiate
relative al coinvolgimento del Ku Klux Klan, noi non le prendemmo
in considerazione. Basta studiare i crimini scaturiti dall'odio
che hanno funestato la nostra nazione fin dall'inizio della
sua storia per vedere che si tratta in gran parte di azioni simboliche,
sensazionali. Se un gruppo avesse deciso di prendersela
con i bambini neri di Atlanta, certo non avrebbe permesso
che passassero mesi prima che polizia e opinione pubblica si
rendessero conto di quanto stava accadendo. No, il messaggio
sarebbe stato senz'altro meno sottile.
Quasi tutti i luoghi del ritrovamento erano localizzati nei
quartieri neri, e in nessun caso un bianco, e ancor meno un
gruppo di bianchi, avrebbe potuto aggirarvisi senza farsi notare.
Erano rioni affollati, dove anche di notte c'era sempre qualcuno
in giro, ma nessuno dei testimoni aveva notato la presenza di
bianchi nelle vicinanze delle abitazioni dei bambini o dei luoghi
di ritrovamento. Oltre a ci, sapevamo per esperienza che gli
autori di omicidi a sfondo sessuale tendono a colpire membri
della propria etnia. Bench i casi in esame non offrissero prove
certe, la componente sessuale era indubbia. Esistevano tra molte
delle vittime forti affinit; erano giovani e sveglie, ma inesperte
e quasi del tutto ignare del mondo che si stendeva al
di l del loro quartiere. Il genere di bambini, insomma, potenzialmente
vulnerabili alle lusinghe o ai raggiri della persona giusta.
Il nostro uomo aveva sicuramente un'auto, dato che i piccoli,
una volta sequestrati, erano stati portati altrove. E ritenevamo
che possedesse anche una certa autorevolezza. Molti di
quei bambini vivevano in condizioni di estrema povert, alcuni
addirittura in abitazioni prive di elettricit e acqua corrente.
Non pensavo, quindi, che fossero state necessarie lusinghe
particolari. Per provarlo, incaricammo alcuni agenti dell'ufficio
di Atlanta di aggirarsi nella zona offrendo cinque dollari ai
bambini in cambio di qualche lavoretto. Che l'adescatore fosse
bianco o nero non faceva alcuna differenza; quei ragazzini avevano
un tale bisogno di denaro che per cinque dollari avrebbero
fatto quasi qualunque cosa. L'esperimento serv inoltre a confermare
che la presenza di bianchi in quei quartieri veniva invariabilmente notata.
Ma come ho detto, pur esistendo un forte legame tra alcuni
degli omicidi, ci non valeva per tutti. Dopo un'accurata valutazione,
arrivai alla conclusione che le due ragazzine erano state
uccise da persone diverse. Il rapimento di LaTonya Wilson dalla
sua camera da letto rivelava un grado troppo alto di specializzazione.
Quanto ai ragazzi, i delitti per strangolamento erano
quasi certamente collegati fra di loro, ma forse non ai casi in cui
la causa della morte era rimasta sconosciuta. C'erano inoltre altri
elementi che facevano pensare a pi assassini. In un paio di
casi, tutti gli indizi portavano a un famigliare, ma quando il direttore
dell'FBI, William Webster, lo afferm pubblicamente,
la stampa non gli diede il minimo risalto.
A prescindere dalle ovvie implicazioni politiche di una simile
dichiarazione, stornare un caso dall'elenco degli scomparsi
avrebbe significato mettere la famiglia nell'impossibilit di beneficiare
dei fondi che gruppi e privati stavano cominciando a
stanziare in tutto il Paese. Ci trovavamo comunque alle prese
con un maniaco pericoloso che, se non fosse stato fermato,
avrebbe ucciso ancora. Il profilo che elaborammo era quello
di un uomo di colore, scapolo, tra i venticinque e i ventinove
anni. Ammiratore della polizia, guidava un'auto utilizzata anche
dalle forze dell'ordine, e in qualche maniera era riuscito a
intrufolarsi nelle indagini. Aveva un cane della stessa razza di
quelli impiegati dalla polizia, un pastore tedesco o un dobermann.
Non aveva una ragazza e anzi era attratto dai bambini,
ma l'assenza di qualsiasi traccia di abusi sessuali ne rivelava l'inadeguatezza.
Per adescare le sue vittime ricorreva a una tecnica
che, a mio avviso, poggiava sulla musica o la recitazione. Dotato
di una buona parlantina, non era tuttavia in grado di reggere un
rapporto. Gi nella prima fase della conoscenza, il bambino
tendeva a rifiutarlo, o perlomeno lui si sentiva rifiutato e questo
faceva scattare l'impulso a uccidere. Vennero controllati tutti i
pedofili noti, e arrivammo ad avere una lista di millecinquecento
potenziali sospetti. Agenti di polizia e dell'FBI visitavano le
scuole e parlavano con gli allievi, distribuivano sugli autobus
volantini con le foto degli scomparsi, frequentavano in borghese
i locali gay nella speranza di cogliere conversazioni compromettenti e indizi.
Non tutti approvavano il nostro modo di agire e non tutti
erano contenti di averci l. In uno stabile abbandonato, teatro
di uno dei delitti, fui avvicinato da un poliziotto di colore.
Lei  Douglas, vero?
S.
Ho visto il suo profilo.  una stronzata.
Non sapevo se la sua fosse un'effettiva valutazione del mio
lavoro o la riaffermazione del fatto che, stando alla stampa,
non esistevano serial killer di colore. E questo, in realt, era vero
solo in parte. Casi di assassini seriali neri che avevano ucciso
prostitute o famigliari esistevano, bench nessuno di loro si fosse
mai accanito su estranei, n fosse ricorso al modus operandi
impiegato ad Atlanta.
Non ho chiesto io di venire qui, replicai. Ero nervoso e
frustrato anch'io e come Roy sapevo che, in caso di fallimento,
buona parte del biasimo sarebbe ricaduta su di noi.
Intanto le teorie si sprecavano, una pi bizzarra dell'altra. Su
parecchi cadaveri era stata notata la mancanza di un indumento,
che, tuttavia, non era mai lo stesso. Al pari di Ed Gein, il
killer aveva in casa un manichino da rivestire? L'abbandono allo
scoperto delle ultime vittime significava che in lui qualcosa stava
cambiando? O il primo assassino si era suicidato e un emulo
ne aveva preso il posto?
Il primo spiraglio di luce non lo vidi che al mio ritorno a
Quantico. Era arrivata una telefonata dal dipartimento di polizia
di Conyers, una cittadina distante circa trentacinque chilometri
da Atlanta. Pensavano di aver finalmente trovato un indizio,
per la precisione una cassetta. La ascoltai nell'ufficio di Larry
Monroe, insieme col dottor Park Dietz. Prima di diventare capo
dell'Unit di analisi comportamentale, Larry era stato uno dei
migliori istruttori di Quantico. Quanto a Dietz, all'epoca lavorava
a Harvard. Divenuto in seguito il pi valente psichiatra legale
del Paese, viene spesso consultato dal nostro gruppo.
L'uomo che aveva inciso il nastro dichiarava di essere l'assassino
di Atlanta e faceva il nome delle vittime pi recenti. Era
chiaramente bianco, di sicuro originario del Sud, e annunciava
che avrebbe ucciso altri marmocchi negri. Nomin inoltre
una localit lungo la Sigmon Road della contea di Rockdale,
dove a suo dire si trovava un altro cadavere.
Fui io a soffocare l'eccitazione che subito si era diffusa tra gli
ascoltatori. Non  l'assassino, affermai. Ma dovete prenderlo,
altrimenti continuer a chiamare e diventer un elemento di distrazione.
Ero certo di avere ragione, soprattutto perch una situazione
analoga si era verificata quando con Bob Ressler ero andato in
Inghilterra per tenere un corso a Bramshill, l'Accademia nazionale
di polizia (ed equivalente britannico di Quantico), a circa
un'ora di viaggio da Londra. Allora nel Paese imperversava lo
squartatore dello Yorkshire, che ispirandosi apparentemente
agli omicidi di Whitechapel uccideva donne, soprattutto prostitute,
a colpi di bastone e di coltello. Fino a quel momento le sue
vittime erano otto, e le tre che erano riuscite a sfuggirgli non
erano state in grado di farne una descrizione. Si era scatenata
una caccia all'uomo che non aveva precedenti in Gran Bretagna,
e la polizia era arrivata a interrogare quasi duecentocinquantamila individui.
Polizia e giornali avevano ricevuto missive con cui Jack lo
Squartatore confessava i suoi crimini. Poi all'ispettore capo
George Oldfield era arrivata per posta una cassetta della durata
di due minuti in cui un uomo sfidava la polizia e prometteva di
colpire ancora. Il nastro era stato duplicato e diffuso in tutto il
Paese, nella speranza che qualcuno riconoscesse la voce registrata.
Avevamo saputo che a Bramshill in quei giorni c'era John
Domaille, responsabile delle indagini. A lui era stato detto
che erano arrivati due agenti federali esperti in profili e che
una collaborazione sarebbe stata auspicabile. Al termine delle
lezioni, io e Bob siamo al pub dell'Accademia quando arriva
Domaille. Riconosciuto da qualcuno al bar, gli si avvicina e comincia
a parlare. Dal linguaggio del corpo capiamo che sta deridendo i due americani.
Di l a poco John Domaille ci raggiunge e si presenta.
Vedo che non ha con s neppure un fascicolo, osservo io.
Lui incomincia a scusarsi; il caso  complicato e non sarebbe
facile fornirci le informazioni necessarie in cos poco tempo, eccetera eccetera.
Nessun problema, ribatto. Di casi ne abbiamo anche
troppi. Mi va benissimo restarmene seduto qui a bere.
Quest'approccio disinvolto, alla prendere o lasciare, risveglia
l'interesse degli inglesi. Quando uno ci chiede quali elementi
utilizziamo per tracciare il profilo, lo invito a farci una
panoramica del caso. Il soggetto, mi dice lui, approfitta delle
donne che si trovano in una posizione vulnerabile e le aggredisce
a sorpresa con un martello o un coltello. Dopo averle uccise,
le mutila. La voce registrata sul nastro era troppo sofisticata per
appartenere a un assassino di prostitute, cos dico: In base alla
sua descrizione e al nastro che ho ascoltato a casa, direi che non
 lo "Squartatore". State perdendo tempo.
Spiegai quindi che il vero assassino non aveva alcun desiderio
di comunicare con la polizia. Si trattava, dissi, di un solitario
sulla trentina, spinto da un odio patologico verso le donne.
Aveva lasciato la scuola piuttosto presto e forse guidava un furgone
con cui girava parecchio. Uccidendo le prostitute, si proponeva
di punire il loro sesso in generale.
Lo temo anch'io, fu l'unico commento di Domaille, che
in seguito avrebbe impresso una svolta alle indagini. Quando, il
2 gennaio 1981, il camionista Peter Sutcliffe venne arrestato
con l'accusa di essere lo Squartatore, si scopr che assomigliava
pochissimo all'autore della registrazione. Questi si rivel essere
un poliziotto in pensione che aveva un vecchio conto da
saldare con l'ispettore Oldfield.
Quindi, tornando al caso americano, dopo aver ascoltato il
nastro arrivato dalla Georgia e parlato con la polizia di Conyers
e di Atlanta, elaborai uno scenario che ci avrebbe consentito di
smascherare l'impostore che aveva annunciato la presenza di un
cadavere in Sigmon Road. Proprio come Jack lo Squartatore,
questi si esprimeva in tono sprezzante, altezzoso.
 evidente che vi considera degli imbecilli, dissi. Tanto
vale sfruttare la circostanza.
Consigliai loro di recarsi in Sigmon Road, ma di perquisire
l'altro lato della strada, di mancarlo, cio, completamente. Lui
avrebbe assistito di sicuro alla scena, e con un po' di fortuna sarebbero
riusciti ad arrestarlo. In caso contrario, avrebbe certamente
telefonato per dare degli idioti agli investigatori.
La polizia acconsent e, come io avevo previsto, l'uomo si fece
vivo per insultarla. A quel punto la trappola era pronta e non
fu difficile mettergli le mani addosso. Come misura cautelativa,
venne perquisito anche il lato di Sigmon Road da lui indicato,
ma naturalmente non si trov alcun cadavere.
Di false piste se ne presentarono altre. Nei boschi in cui erano
stati ritrovati i primi resti, gli investigatori recuperarono una
rivista pornografica con le pagine imbrattate di liquido seminale.
Il laboratorio scientifico dell'FBI fu in grado di rilevare le
impronte digitali latenti e da queste risalire all'uomo che aveva
eiaculato sul giornale. Era un bianco, proprietario di un furgone,
e lavorava come disinfestatore.
Il simbolismo psicologico  perfetto: per questo tipo di sociopatie,
fra sterminare scarafaggi e sterminare bambini neri il
passo pu essere molto breve. In pi, sapevamo gi che molti
serial killer hanno la tendenza a tornare nel luogo in cui hanno
ucciso o scaricato la loro vittima.
Del nuovo sviluppo vengono informati il direttore dell'FBI,
il procuratore generale e perfino la Casa Bianca. Tutti sono ansiosi
di annunciare la cattura dell'infanticida e viene preparato
anche un comunicato stampa. Io per non sono convinto. Tanto
per cominciare, l'uomo  bianco. In pi,  felicemente sposato.
Mi persuado che la sua presenza nel bosco  dovuta a un
altro motivo.
Interrogato, l'uomo respinge ogni addebito. Quando gli mostrano
la rivista che porta le sue impronte, fa un'ammissione. S,
stava percorrendo quella strada e ha gettato il giornale fuori dall'auto.
La versione non regge: l'uomo teneva una mano sul volante,
l'altra intorno al pene, come avrebbe potuto scaraventare
un oggetto fuori dall'auto e farlo atterrare al di l degli alberi?
Non ci sarebbe riuscito nemmeno Johnny Unitas.
Rendendosi conto di trovarsi in guai seri, l'indiziato si decide
a spiegare che la moglie  vicina al parto e che da mesi non hanno
rapporti sessuali. Piuttosto di ingannare la donna che ama,
ha preferito comprare la rivista e approfittare dell'ora di intervallo
per sfogarsi in solitudine.
Come non compatirlo? Il poveretto aveva voluto soltanto
godere di qualche attimo di intimit, e adesso perfino il presidente
degli Stati Uniti sa che si  masturbato nel bosco!
Dopo la cattura dell'impostore di Conyers, pensai che la polizia
sarebbe stata finalmente libera di concentrarsi sulle indagini.
Non avevo per valutato correttamente un aspetto, e cio il
ruolo attivo della stampa.
Pur avendo previsto che l'attenzione suscitata dalle sue imprese
sarebbe diventata motivo di gratificazione per il killer,
non avevo considerato che avrebbe reagito specificamente ai resoconti
degli organi di informazione.
Questi, infatti, erano talmente avidi di notizie che avevano
assicurato un'ampia copertura anche all'infruttuosa perquisizione
di Sigmon Road. Di l a poco, tuttavia, un cadavere venne
effettivamente trovato in quella strada; era quello del quindicenne Terry Pue.
Per me, quest'ultimo ritrovamento costituisce uno sviluppo
estremamente significativo e l'inizio dell'elaborazione della strategia
che avrebbe portato alla cattura del killer.  evidente che
l'uomo segue con attenzione la stampa e reagisce a quanto i media
raccontano. Sa che la polizia non trover alcun cadavere in
Sigmon Road, dato che lui non ve ne ha portati, ma decide di
dare una dimostrazione della propria superiorit, nonch del
proprio disprezzo.  perfettamente in grado di scaricare un cadavere
in Sigmon Road, se vuole! Altera cos il suo schema di
comportamento e percorre in macchina trenta o quaranta chilometri
con l'unico scopo di mettere in atto la sua sfida. A questo
punto, a noi non resta che cercare di sfruttare questo nuovo corso d'azione.
Se ci fossi arrivato prima, avrei certamente messo la strada
sotto sorveglianza, ma ormai era troppo tardi.
In compenso, avevo altre idee. Frank Sinatra e Sammy Davis
Jr. erano attesi ad Atlanta per un concerto a favore delle famiglie
delle vittime. L'evento aveva creato un clima di grande attesa,
e io ero assolutamente certo che il killer sarebbe stato presente.
Ma come individuarlo tra ventimila e pi persone? Io e
Roy Hazelwood avevamo gi stabilito che era un ammiratore
della polizia. E se proprio questa fosse stata la chiave?
Offriamogli un biglietto gratis, suggerii io, e alla reazione
stupita dei poliziotti e dei federali spiegai: Informeremo la cittadinanza
che a causa della grande affluenza prevista  stato deciso
di aumentare il numero degli addetti al servizio d'ordine. Il
compenso offerto sar minimo, i candidati dovranno essere
muniti di mezzo proprio e la preferenza sar accordata a chi potr
dimostrare di avere gi fatto esperienze analoghe. Effettueremo
le selezioni e utilizzeremo un sistema televisivo a circuito
chiuso. Eliminati i gruppi che non ci interessano - donne, anziani
eccetera -, ci concentreremo sui giovani di colore. Ciascuno
di loro dovr compilare un questionario in cui avremo inserito
domande tese a stabilire i suoi rapporti con la polizia. Otterremo
probabilmente un gruppo di dieci o dodici individui da controllare pi a fondo.
Quando si opera all'interno di una vasta organizzazione, 
normale che iniziative non proprio ortodosse debbano sottostare
a una lunga trafila burocratica, e quando la mia proposta fu
finalmente approvata si era alla vigilia del concerto ed era troppo
tardi per metterla in atto.
Avevo un altro piano. Avremmo fatto fabbricare croci di legno
alte una trentina di centimetri da distribuire ai famigliari
delle vittime perch le collocassero sui luoghi dei vari delitti.
Se l'iniziativa fosse stata sufficientemente pubblicizzata, il killer
si sarebbe certamente fatto vedere in alcune di quelle localit e
forse avrebbe anche tentato di portare via una croce. E noi
avremmo avuto la possibilit di incastrarlo.
Ma l'FBI impieg settimane ad approvare il piano. Bisognava
affidare l'ordine alla falegnameria di Quantico o toccava all'ufficio
di Atlanta commissionarlo a terzi? Quando le croci arrivarono,
erano ormai state superate dagli eventi.
A febbraio, il panico dilagava. La stampa si buttava su qualsiasi
ipotesi, anche le meno attendibili. Psichiatri e psicologi si
affannavano a fornire le loro interpretazioni, spesso contraddicendosi
l'uno con l'altro. La vittima successiva fu il dodicenne
Patrick Baltazar, il cui cadavere venne ritrovato nella contea di
DeKalb, nei pressi della Buford Highway. Come Terry Pue, era stato strangolato.
A quel punto, l'ufficio del medico legale annunci che peli e
fibre trovati sul corpo di Baltazar erano identici a quelli rinvenuti
su cinque delle vittime precedenti. La notizia si guadagn
ampia diffusione da parte degli organi di informazione.
E in me scatt qualcosa. Ora l'assassino sapeva che eravamo
in grado di analizzare peli e fibre. Comincer a gettare i corpi nel
fiume. Gi in dicembre il cadavere di Patrick Rogers era stato
trovato sulla sponda del Chattahoochee River, dalla parte della
contea di Cobb. Ma a quindici anni Patrick era alto pi di uno
e settanta, pesava settantacinque chili ed era un emarginato che
aveva gi avuto qualche guaio con la legge. La polizia non considerava
il suo caso collegato agli altri, ma, che lo fosse o meno,
sentivo che l'omicida sarebbe ricorso al fiume per far scomparire ogni sua traccia.
Bisognava sorvegliare i corsi d'acqua, dissi. E in particolare il
Chattahoochee, che delimita il confine tra la citt e la vicina
contea di Cobb. Ma nelle indagini erano coinvolti parecchi dipartimenti
di polizia, oltre ai federali, e nessuno era disposto ad
accollarsi tutto il peso dell'iniziativa. Si era gi in aprile quando
part un'operazione di sorveglianza cui partecipavano l'FBI e la task force della omicidi.
Nel frattempo, non fui sorpreso quando il South River restitu
il cadavere di Curtis Walker, tredici anni. I due successivi,
Timmie Hill, tredici anni, e Eddie Duncan, ventuno, ricomparvero
a distanza di un giorno l'uno dall'altro nel Chattahoochee.
A differenza delle vittime precedenti, ai tre ragazzi era stata
lasciata addosso solo la biancheria: un altro modo per eliminare fibre e peli.
Passarono settimane senza che nulla di nuovo accadesse. Era
evidente che le autorit stavano cominciando a temere di perdere
soltanto tempo, e in mancanza di progressi venne deciso
che l'operazione di sorveglianza si sarebbe conclusa il 22 maggio,
alla fine del turno delle sei del mattino.
Erano le due e mezzo quando una recluta dell'Accademia di
polizia, Bob Campbell, vide un'auto imboccare il Jackson Parkway
Bridge, sul Chattahoochee, e fermarsi pi o meno a met.
Ho appena sentito un tuffo! rifer, piuttosto teso, al walkie-talkie.
Punt la torcia verso l'acqua e ne colse le increspature.
Intanto, l'auto sospetta aveva fatto dietrofront e all'uscita del
ponte fu intercettata da un'autopattuglia di guardia. Al volante
della station wagon, una Chevy del 1970, c'era il ventitreenne
Wayne Bertram Williams. Nero, ma di carnagione molto chiara,
basso e riccioluto, Williams si mostr cordiale e pronto a
collaborare. Sostenne di essere un promoter di concerti e di vivere
con i genitori. La polizia lo lasci andare, ma da quel momento lo tenne d'occhio.
Due giorni dopo, il cadavere nudo del ventisettenne Nathaniel
Cater affior nel fiume, non lontano dal punto in cui un mese
prima era stato ritrovato Jimmy Ray Payne, ventun anni.
Mancavano le prove per arrestare Williams e ottenere un mandato
di perquisizione, ma il giovane fu messo sotto stretta sorveglianza.
Quando se ne accorse, Williams fece di tutto per scoraggiare
i suoi pedinatori: non esit neppure a fermarsi sotto la casa del
commissario Lee Brown suonando furiosamente il clacson. In
casa aveva allestito una camera oscura, e fu visto mentre dava
alle fiamme del materiale fotografico. Lav anche la macchina.
Wayne Williams si adattava perfettamente al profilo; possedeva
perfino un pastore tedesco. Ammiratore della polizia, anni
addietro era stato arrestato per essersi finto agente. Nuovamente
interrogati, alcuni testimoni ricordarono di averlo visto in
Sigmon Road durante le ricerche del cadavere inesistente. Si
scopr inoltre che aveva partecipato al concerto di beneficenza.
Convocato dai federali, si mostr cooperativo e rifiut l'assistenza
legale. Dai rapporti che ricevetti, ricavai l'impressione
che l'interrogatorio fosse stato pianificato male e condotto in
maniera troppo brusca e diretta. E tuttavia sentivo che Williams
era raggiungibile. Seppi inoltre che al termine dell'interrogatorio
l'indiziato era rimasto nei paraggi ancora per un pezzo,
apparentemente desideroso di parlare con i poliziotti. Ma
quando quel giorno se ne and, io ero ormai certo che non sarebbero
mai riusciti a strappargli una confessione. Williams accett
di sottoporsi alla macchina della verit, che ebbe esiti negativi.
In seguito, quando la sua casa venne perquisita, furono
trovati dei libri che insegnavano a manipolare la macchina della verit.
Il mandato fu firmato il 3 giugno. Bench Williams avesse
provveduto a lavare l'auto, la polizia trov capelli e fibre che
lo collegavano a ben dodici omicidi: proprio quelli che io avevo
indicato come opera dello stesso assassino.
La posizione dell'indiziato si aggrav ulteriormente quando
Larry Peterson, del Georgia State Crime Lab, identific le fibre
come appartenenti a indumenti che alcune delle vittime avevano
indossato prima di scomparire. La connessione era ormai certa.
Il 21 giugno, Wayne Bertram Williams fu arrestato per l'omicidio
di Nathaniel Cater. Le indagini, intanto, continuavano.
Io e Ressler ci trovavamo alla Hampton Inn, vicino a Newport
News, in Virginia, per parlare a un raduno della Southern
States Correctional Association, quando venne annunciato l'arresto.
In un articolo uscito su People il marzo precedente,
avevo illustrato alcuni elementi del profilo dell'assassino di
Atlanta, affermando tra l'altro che ritenevo fosse di colore; fu
quindi quasi inevitabile che qualcuno del pubblico chiedesse
la mia opinione sul recente arresto.
Illustrai a grandi linee il caso, il ruolo che l'FBI vi aveva avuto
e le modalit di profiling. Il profilo calzava perfettamente all'arrestato,
e con cautela aggiunsi che, se la sua colpevolezza fosse
stata accertata, sarebbe apparso un candidato idoneo a
un'alta percentuale dei delitti.
Ignoravo che il mio interlocutore fosse un giornalista, ma se
anche lo avessi saputo credo che la mia risposta non sarebbe stata
diversa. Il giorno dopo, il Newport News-Hampton Daily
Press cit le mie parole, ma estrapolandole dal contesto, cos
che il loro autentico significato risultava alterato.
La voce si sparse in fretta, e nel giro di ventiquattr'ore ne parlavano
gli organi di informazione di tutto il Paese. Sull'Atlanta
Constitution un titolo di testa recitava: Agente FBI: Williams
potrebbe averne massacrati molti.
Divenni il bersaglio dei media. Telecamere ingombravano la
hall dell'albergo e il corridoio su cui si apriva la mia camera. Per
uscire, io e Ressler dovemmo ricorrere alla scala antincendio.
Di ritorno a Quantico, trovai una situazione a dir poco difficile.
Tutto stava a indicare che un agente federale, intimamente
coinvolto nelle indagini, si fosse espresso per la colpevolezza
di Wayne Williams molto prima che questi venisse regolarmente
processato. Cercai di spiegare al capo unit Larry Monroe ci
che era realmente accaduto, e lui e il suo vice, Jim McKenzie,
mi aiutarono a gestire i rapporti con l'Ufficio per la responsabilit professionale.
Ero nella biblioteca di Quantico quando Monroe e McKenzie
vennero a chiamarmi. Ebbi tutto il loro appoggio. Io ero l'unico
del gruppo a lavorare a tempo pieno ai profili, Atlanta aveva
significato per me un enorme dispendio emotivo, e l'unico
ringraziamento che ottenevo era la minaccia di un rimprovero
ufficiale per colpa di una scorrettezza della stampa.
Ci avevano sempre detto che il nostro lavoro comportava
grandi rischi e grandi guadagni. Per come la vedevo io, dissi
ai miei superiori, c'erano solo rischi e nessun guadagno. Non
ne valeva la pena, aggiunsi gettando la mia borsa sul tavolo.
McKenzie riconobbe che probabilmente avevo ragione, ma ribad
che loro desideravano aiutarmi.
Quando arrivai in sede, la prima cosa che mi chiesero fu di
firmare una dichiarazione in cui rinunciavo ai miei diritti. Lavorare
per la giustizia nel mondo esterno non significava necessariamente
che la si praticasse nel nostro ambiente. Mi venne
mostrata una copia del numero incriminato di People.
Non era stato ammonito a non rilasciare interviste di questo genere?
No, risposi. L'intervista era stata approvata. E alla convention
stavo parlando dei serial killer in termini generali quando
qualcuno aveva menzionato Williams. Avevo formulato la risposta
con grande attenzione, e non potevo essere considerato
responsabile se in seguito era stata travisata.
Mi tennero sui carboni ardenti per quattro ore. Dovetti stendere
un rapporto in cui riesaminavo l'accaduto nei dettagli e
nessuno si cur di darmi qualche anticipazione su quello che
mi attendeva. Dopo aver dato al Bureau tanta parte di me, dopo
avergli sacrificato anche la famiglia, ecco che rischiavo di essere
sospeso senza stipendio, se non addirittura licenziato. Nelle
settimane successive ero cos depresso che al mattino non sarei mai sceso dal letto.
Fu allora che ricevetti una lettera di mio padre. Anche lui,
mi scriveva, un tempo era stato allontanato dal suo lavoro al
Brooklyn Eagle, e anche lui aveva reagito sprofondando nella
depressione, sopraffatto dalla sensazione di aver perduto ogni
controllo sulla propria vita. E mi spiegava in che modo si era
risollevato e aveva trovato la forza di sopravvivere giorno per
giorno. L'incidente si era chiuso da un pezzo, e io giravo ancora
con la sua lettera nella ventiquattrore.
Cinque mesi pi tardi, l'Ufficio per la responsabilit professionale
mi invi una lettera di biasimo firmata dal direttore Webster in persona.
Ne fui irritato, ma ero troppo indaffarato per perdere tempo
a rimuginare. Seguivo casi in tutto il territorio degli Stati Uniti
e il processo a Wayne Williams si avvicinava: era importante
che affrontassi un giorno alla volta.
Il processo ebbe inizio nel gennaio del 1982. Ci vollero sei
giorni per completare la selezione della giuria, che alla fine risult
composta in prevalenza da neri. Bench lo ritenessimo responsabile
di almeno dodici omicidi, Williams era imputato di
due soltanto, quelli di Nathaniel Cater e Jimmy Ray Payne. Per
ironia del destino, le uniche sue vittime di et superiore ai ventanni.
Williams era difeso da due avvocati di Jackson, Mississippi,
Jim Kitchens e Al Binder, e da Mary Welcome, di Atlanta. Nel
collegio della pubblica accusa figuravano invece Gordon Miller
e Jack Mallard, viceprocuratori distrettuali della contea di Fulton.
A causa del mio contributo alle indagini, l'ufficio del procuratore
distrettuale mi invit a collaborare in qualit di consulente,
e per buona parte del dibattito rimasi seduto al tavolo dell'accusa.
Se il processo si tenesse oggi, sarei autorizzato a testimoniare
sul modus operandi, sulla firma e sui collegamenti tra i vari
delitti. E in caso di condanna verrei consultato in merito alla
pericolosit futura dell'imputato. Ma nel 1982, il nostro lavoro
non aveva ancora ottenuto un riconoscimento ufficiale.
Il caso costruito dall'accusa poggiava soprattutto su circa settecento
esemplari di peli e fibre, meticolosamente analizzati da
Larry Peterson e dall'agente speciale Hal Deadman, un esperto
del laboratorio federale di Washington. Bench Williams fosse
imputato di due soli omicidi, il Codice penale della Georgia
consentiva all'accusa di presentare casi collegati, circostanza
non prevista dalle leggi del Mississippi e per cui la difesa non
sembrava preparata. Il problema dell'accusa, d'altro canto, stava
nell'immagine che l'imputato proponeva di se stesso. Con i
suoi occhiali spessi e i modi garbati e amichevoli, Williams assomigliava
pi al ragazzo della porta accanto che a un feroce assassino.
La pubblica accusa non si illudeva sulla possibilit che Williams
accettasse di deporre, ma io ero di parere diverso. Lo giudicavo
abbastanza arrogante e sicuro di s da credersi capace di
manipolare il dibattimento cos come aveva manipolato opinione pubblica, stampa e polizia.
In un incontro riservato che si svolse nell'ufficio del giudice
Clarence Cooper, Binder preannunci l'intervento di un illustre
psicologo legale di Phoenix, Michael Brad Bayless, il quale
avrebbe testimoniato che Williams non corrispondeva al profilo
elaborato e che era incapace di uccidere. Il dottor Bayless aveva
avuto tre colloqui con l'imputato.
Benissimo, replic Miller. Citatelo, e noi citeremo un
agente dell'FBI che ha predetto per filo e per segno tutto quello
che  accaduto finora.
Merda, fu la reazione dell'avvocato difensore. Vogliamo conoscerlo.
Fin che mi incontrai con entrambe le parti. Alla difesa illustrai
le mie esperienze e aggiunsi che, se lo avessero voluto, avrei
invitato uno psichiatra nostro collaboratore a studiare il caso,
sicuro che la sua valutazione sarebbe stata in linea con la mia.
Binder e i suoi soci sembravano affascinati da quanto avevo
da dire. Si mostrarono cordiali e rispettosi, e Binder arriv a
dirmi che suo figlio voleva diventare agente federale.
Bayless non venne chiamato a testimoniare. Una settimana
dopo la fine del processo, dichiar all'Atlanta Constitution
e all'Atlanta Journal che riteneva Williams emotivamente capace
di uccidere, dotato di una personalit inadeguata e che,
a suo avviso, gli omicidi erano dovuti a desiderio di potere e
bisogno ossessivo di esercitare il controllo. Da lui, aggiunse,
Williams avrebbe voluto che modificasse la sua relazione eliminando
certi aspetti, o, in alternativa, che non testimoniasse affatto.
Il suo bisogno di controllo, concluse, aveva causato molte difficolt alla difesa.
L'intervento di Bayless mi sembr di grande interesse, non
solo perch corrispondeva con tanta precisione al mio profilo.
Ma durante il dibattimento si verific una circostanza altrettanto interessante.
Una sera, mentre ceno da solo nella sala da pranzo dell'Hotel
Marriott, mi si avvicina un distinto signore sui quarantacinque
anni che si presenta come il dottor Michael Bayless.
Non  consigliabile farsi vedere insieme, osservo io, dato che
l'indomani lui dovr testimoniare per la difesa. Bayless, tuttavia,
ribatte di non esserne affatto preoccupato, e dopo essersi
seduto mi chiede che cosa so di lui e delle sue esperienze professionali.
So parecchie cose, in effetti. Gli rifilo una lezioncina
di psicologia criminale e quindi lo avverto che, testimoniando,
rischia di mettere in imbarazzo se stesso e la sua professione.
Prima di congedarsi, Bayless mi dice che avrebbe piacere di seguire
i nostri corsi di Quantico. Con una strizzatina d'occhio,
rispondo che tutto dipende da come si comporter sul banco dei testimoni.
Il giorno dopo scopro che il dottor Bayless  ripartito per l'Arizona
senza testimoniare. Al tavolo della difesa, Binder si lamenta
dello strapotere della pubblica accusa, sostenendo che spaventa
i loro testi. Se anche era andata cos, non ero stato io a
volerlo, ma certamente non mi sarei lasciato sfuggire un'opportunit,
se qualcuno me l'avesse offerta! In realt, credo che il
dottor Bayless fosse semplicemente troppo onesto per farsi usare
da una o l'altra delle parti, a scapito della verit.
Deadman e Peterson avevano svolto un ottimo lavoro con le
fibre e i peli, ma la tesi da loro illustrata era essenzialmente tecnica
e di scarso effetto scenico. Tutto si basava sul modo in cui
una fibra si torceva in una direzione e un'altra in quella opposta.
I due esperti riuscirono a collegare le fibre rinvenute su tutti
e dodici i cadaveri al copriletto di Williams, al tappeto della sua
camera, a quello del soggiorno e alla sua Chevrolet. E in tutti i
casi tranne uno riscontrarono la presenza dei peli di Sheba, il cane dell'imputato.
Quando fu il turno della difesa, a contestare la deposizione
di Deadman si fece avanti un affascinante personaggio del Kansas,
che rivolgeva grandi sorrisi alla giuria. Alla fine, i membri
del collegio d'accusa ridevano divertiti, ma io avevo tenuto
d'occhio i giurati e quando chiesero il mio parere risposi: Attenzione. Rischiate di perdere.
Naturalmente rimasero sconvolti, perch era l'ultima cosa che pensavano di sentirsi dire.
Forse voi non lo avete trovato convincente, ripresi. Ma la giuria gli crede. Pur conoscendo la materia trattata da
Deadman, io stesso avevo avuto difficolt a seguirlo; quanto al teste della difesa, era forse stato troppo semplicistico, ma aveva usato un linguaggio molto pi accessibile ai profani.
I colleghi dell'accusa furono cos garbati da non dirmi quello
che pensavano, ma divenne evidente che l non ero pi desiderato.
Quanto a me, di casi da seguire ne avevo fin troppi; le continue
assenze stavano mettendo in difficolt il mio matrimonio,
ed ero stanco e stressato. Telefonai a Monroe, a Quantico, per dirgli che tornavo a casa.
Ho appena lasciato il National Airport e mi sto dirigendo
verso casa, quando ricevo un messaggio della pubblica accusa.
Alcune delle mie previsioni si stanno avverando, e mi vogliono
di nuovo con loro per aiutarli a interrogare i testi della difesa.
Due giorni dopo sono nuovamente ad Atlanta. Ora sono
molto pi aperti ai miei suggerimenti, e la grande sorpresa arriva
quando Williams si dichiara disposto a deporre. A interrogarlo
 il suo difensore, Al Binder, conosciuto anche come
Squalo perch incombe sull'interrogato proprio come uno squalo sulla sua vittima.
Binder batte sempre sullo stesso tasto. Guardatelo! Vi sembra
un serial killer? Si alzi, Wayne. Guardate come sono morbide
le sue mani. Credete davvero che avrebbe avuto la forza di strangolare qualcuno con queste mani?
Williams rimase sul banco degli imputati per diverse ore e la
sua prestazione fu impeccabile. Era totalmente credibile nel
ruolo della vittima innocente di un sistema razzista che, trovandosi
in difficolt, aveva deciso di fare di lui il capro espiatorio.
La domanda che ci si pose a quel punto fu: chi lo avrebbe
controinterrogato? Tocc al viceprocuratore distrettuale Jack
Mallard, e non fu una cattiva scelta. Con la sua voce lenta,
dal dolce accento meridionale, Mallard era la persona giusta.
Non sono un esperto di procedure dibattimentali, ma sapevo
che anche in quel caso il trucco stava nel mettersi nei panni.
Che cosa mi avrebbe turbato di pi?, mi chiesi. E la risposta fu:
essere interrogato da qualcuno gi convinto della mia colpevolezza.
Dovr tenerlo inchiodato su quel banco il pi a lungo possibile,
dissi a Mallard. Fino a farlo crollare. Williams  una
personalit rigida, supercontrollata. E un ossessivo-compulsivo.
Dovr tenerlo sotto pressione, alimentare la tensione andando a
esaminare ogni aspetto della sua vita, anche quelli che le sembreranno
irrilevanti. E quando lo avr logorato ben bene, dovr
toccarlo, proprio come ha fatto Binder. Quello che  utile alla
difesa  utile anche all'accusa. Prima che i suoi avvocati abbiano
la possibilit di obiettare, gli chieda a bassa voce: "Aveva paura,
Williams, quando ha ucciso quei ragazzini?"
E al momento giusto, Mallard lo fa. Durante le prime ore di
controinterrogatorio, Williams  inamovibile. Inciampa in una
serie di piccole incongruenze, ma questo non basta a scuotere la
sua imperturbabilit. Metodicamente, Mallard ne esamina tutta
la vita e al momento buono gli appoggia una mano sul braccio
e con il suo cantilenante accento della Georgia domanda:
Com'era, Williams? Che cosa provava quando stringeva le dita
intorno alla gola delle sue vittime? Aveva paura?
E con un filo di voce Williams risponde: No. Si riprende
subito e la sua collera esplode. Punta il dito contro di me, gridando:
Stai facendo di tutto per adattarmi a quel profilo, ma non contare su di me!
Continua a farfugliare sciocchezze su quei babbei dell'FBI,
e la difesa non sa pi che pesci pigliare, ma l'esito del
processo  segnato. Saranno alcuni degli stessi giurati a dirlo.
Per la prima volta, avevano visto l'altra faccia dell'imputato e
compreso la violenza di cui era capace.
Dopo quell'esplosione, la sola speranza di Williams stava nel
recuperare almeno in parte la simpatia che aveva suscitato nel
corso del dibattimento. Vedr, Jack, dissi a Mallard. Tempo
una settimana, e si dar malato. Non so perch avessi indicato
proprio quella scadenza, ma esattamente una settimana
dopo le udienze furono interrotte e Williams venne ricoverato
d'urgenza per forti dolori al ventre. I medici lo dimisero senza
aver riscontrato alcuna patologia.
Nella sua arringa, Mary Welcome mostr alla giuria un ditale
chiedendo: Condannerete quest'uomo sulla base di prove
che starebbero in un ditale? Mostr quindi un frammento del
tappeto verde che aveva nel suo studio. Non era forse un colore
dei pi comuni? Come si poteva condannare un uomo solo perch aveva un tappeto verde?
Quel giorno, andai con altri agenti nell'ufficio della Welcome,
e approfittando della sua assenza prelevammo alcune fibre
dal tappeto. Gli esperti che le esaminarono al microscopio furono
in grado di dimostrare che erano completamente diverse da quelle del tappeto di Williams.
Il 27 febbraio, dopo undici ore di camera di consiglio, la giuria
pronunci un verdetto di colpevolezza per entrambi gli omicidi.
Williams fu condannato a due ergastoli, che sta scontando
presso la Valdosta Correctional Institution, nella Georgia meridionale.
A dispetto di quanto affermano i suoi sostenitori, sono dell'idea
che siano state le prove comportamentali e scientifiche a
inchiodare Williams. A dispetto di quanto affermano i suoi detrattori,
credo che nessuna prova certa lo collegasse ai delitti avvenuti
nella sua citt tra il 1979 e il 1981. A dispetto di quanto
piacerebbe credere ad alcuni, ad Atlanta e in altre citt i bambini,
bianchi e neri, continuano a morire misteriosamente. Non
c' un solo assassino, e la verit  senza dubbio sgradevole. Ma
per il momento non ci sono le prove n la volont per arrivare a imputazioni formali.
Il caso Williams mi procur citazioni e lettere di elogi, e fra
queste apprezzai in modo particolare quella di Al Binder, capo
del collegio di difesa, che si diceva impressionato dal mio lavoro.
Jim McKenzie mi aveva proposto per un premio in denaro in
considerazione degli ottimi risultati da me conseguiti nel caso
Williams e in altri cinque. E poich in maggio arriv anche la
lettera di biasimo, ecco che mi ritrovavo con un elogio e una
censura ufficiali per il medesimo caso.
Grazie alle sue capacit, alla sua dedizione al lavoro e alla
professionalit, ha rafforzato la reputazione del Bureau in tutto
il Paese, e pu essere certo che i suoi servigi sono autenticamente
apprezzati, recitava la lettera di encomio. La accompagnava
un sostanzioso assegno di duecentocinquanta dollari, il che
significava che avevo lavorato per un compenso di circa un nichelino
all'ora! Mi affrettai a donarli al Navy Relief Fund, che si
occupa delle famiglie degli uomini e delle donne che hanno
perso la vita servendo il loro Paese.
Se il caso di Atlanta si riproponesse oggi, credo che arriveremmo
con pi celerit al colpevole, e che una maggiore efficienza
caratterizzerebbe il coordinamento dei nostri sforzi. Le
nostre tecniche sono pi sofisticate e aderenti alla realt. Sappiamo
ricavare il massimo da un interrogatorio e come ottenere
un mandato di perquisizione prima che prove preziose vengano distrutte.
Comunque, quel caso segn una svolta determinante per la
nostra unit. Entrammo finalmente in gioco, dimostrammo di
che cosa eravamo capaci, e cos facendo acquistammo credibilit
tra le forze dell'ordine di tutto il mondo e neutralizzammo un altro killer.
Chi non risica, non rosica.
...
.
...
12. UNO DI NOI.
...
.
...
Judson Ray  una delle leggende viventi di Quantico. Ma ha
corso il rischio di diventare una leggenda morta. Nel febbraio
del 1981, mentre collaborava con l'ufficio federale di Atlanta, sua moglie cerc di ucciderlo.
Le nostre strade si erano incrociate nei primi mesi del Settantotto,
in occasione del caso detto Le Forze del Male. A Columbus,
in Georgia, un serial killer soprannominato lo strangolatore
della calza aveva fatto irruzione nelle abitazioni di sei
donne anziane e le aveva strangolate, ciascuna con una delle
proprie calze di nylon. Le vittime erano bianche, ma alcuni
campioni rinvenuti sui cadaveri sembravano suggerire che l'omicida fosse di colore.
Questa era la situazione quando il capo della polizia ricevette
una lettera inquietante, scritta su carta in dotazione all'esercito
da, cos pareva, un gruppo di sette persone che si definivano
Le Forze del Male. La lettera annunciava che lo strangolatore
era un nero e minacciava di uccidere una donna nera in segno
di rappresaglia se il killer non fosse stato catturato entro il 1
giugno, o meglio l'uno. Sostenevano di avere gi sequestrato
una certa Gail Jackson e, se lo strangolatore non fosse stato arrestato
entro l'uno settembre, le vittime sarebbero raddoppiate.
Nella lettera si diceva inoltre che la carta era stata rubata e
che il gruppo si era formato a Chicago.
Si era avverato l'incubo di tutti gli investigatori. Un serial
killer in azione a Columbus era gi abbastanza spiacevole.
Una reazione organizzata da parte dei vigilantes avrebbe lacerato la comunit.
Arrivarono altre lettere che culminarono con una richiesta di
riscatto di diecimila dollari, e intanto la polizia ricercava con
frenesia ma senza successo i membri del fantomatico gruppo.
Gail Jackson era una prostituta ben nota nei bar intorno a Fort
Benning, base dell'esercito, ed era effettivamente scomparsa.
All'epoca Jud Ray era uno dei comandanti della polizia di
Columbus. Di colore, veterano del Vietnam, sapeva che la comunit
non avrebbe avuto pace finch la duplice minaccia non
fosse stata neutralizzata. Le indagini andavano a rilento, ma il
suo fiuto di poliziotto gli diceva che avevano cercato le persone
sbagliate nel modo sbagliato. Mentre si adoperava per mantenere
i contatti con le forze dell'ordine di altre localit, venne a sapere
del nostro programma di Criminal Profiling e propose che
il dipartimento contattasse l'Unit di analisi comportamentale.
Il 31 marzo ricevemmo dalla sede federale della Georgia una
richiesta di collaborazione. A dispetto di quanto affermato nella
prima lettera, eravamo certi che il collegamento con l'esercito e
Fort Benning non fosse affatto casuale. Bob Ressler, che prima
di entrare nell'FBI aveva fatto parte della polizia militare, decise
di seguire la pista.
Di l a tre giorni, il nostro rapporto era pronto. Nulla dimostrava
che il gruppo autonominatosi Le Forze del Male fosse
composto da sette persone di pelle bianca. Anzi, ritenevamo che
si trattasse di un uomo solo e di colore, il quale, dopo aver ucciso
la Jackson, stava cercando di stornare l'attenzione da s.
Dalla formulazione della data uno giugno e dall'impiego
delle misure decimali (metri e non iarde) risultava evidente
che si trattava di un militare, e gli errori di grammatica indicavano
un soldato semplice, forse un artigliere o un membro della polizia militare.
Aveva gi ucciso due volte, probabilmente prostitute: a questo
si riferiva la minaccia di raddoppiare le vittime, e forse proprio
lui era lo strangolatore della calza.
Quando il nostro profilo cominci a circolare a Fort Benning
e nei locali della zona, la polizia di Columbus arriv rapidamente
al nome di William H. Hance, un nero ventiseienne
in servizio presso un'unit di artiglieria del forte. Oltre all'omicidio
della Jackson, l'uomo confess quello di Irene Thirkield e
del soldato semplice Karen Hickman. Ammise inoltre di aver
inventato Le Forze del Male per depistare la polizia.
Il vero strangolatore fu idendficato in fotografia da un teste
oculare: era Carlton Gary, un ventisettenne di colore cresciuto a
Columbus. Catturato, riusc a fuggire e venne ripreso soltanto
nel maggio dell'Ottantaquattro. Sia Hance sia Gary furono condannati a morte.
Ripristinata finalmente la normalit, Judson Ray prese un
permesso per gestire un programma di reclutamento per tutori
dell'ordine riservato a donne e minoranze presso l'Universit
della Georgia. Al termine, contava di riprendere il suo posto
nella polizia, ma il suo passato di militare e investigatore lo port
ad accettare un'offerta dell'FBI, che in quel periodo si trovava
nella necessit di dimostrare che offriva pari opportunit di
impiego ai candidati di colore. Fu assegnato all'ufficio di Atlanta,
dove si rivel un acquisto prezioso.
Ci incontrammo verso la fine dell'Ottantuno, durante le indagini
di Atlanta, in cui Jud era attivamente coinvolto. Non solo;
era sottoposto a tremende pressioni anche nella vita privata,
perch il suo matrimonio, gi traballante da tempo, era entrato
definitivamente in crisi. Sua moglie aveva preso a bere, a insultarlo
e in generale a comportarsi in modo strano.
Ho l'impressione di non conoscerla pi, ebbe occasione
di dire Jud. Finalmente, una domenica sera la mise davanti a
un ultimatum: se non fosse cambiata, lui se ne sarebbe andato
con le due figlie, rispettivamente di otto anni e diciotto mesi.
Con sua grande sorpresa, gli effetti dell'aut-aut furono quasi
immediati. La donna divenne molto pi sollecita con lui e le bambine.
Notai un cambiamento radicale, ricorda Jud. Smise di
bere e cominci a circondarmi di premure. Per la prima volta
in tredici anni di matrimonio, la mattina si alzava a prepararmi
la colazione. All'improvviso era diventata proprio come io la
volevo. Poi per aggiunse: Avrei dovuto capire che era troppo
bello per essere vero. Dopo, avrei potuto farne materia di
lezione per le reclute: se il coniuge mostra un mutamento improvviso
e drastico, non importa se in positivo o in negativo, alza le antenne.
La verit era che la moglie di Jud aveva deciso di farlo eliminare
e stava occupandosi dell'organizzazione. Se il suo piano
avesse funzionato, avrebbe evitato l'umiliazione del divorzio,
si sarebbe tenuta le figlie e per di pi avrebbe riscosso i duecentocinquantamila
dollari dell'assicurazione.
All'insaputa di Jud, ormai da parecchi giorni due uomini seguivano
ogni sua mossa, nella speranza di sorprenderlo in una
situazione di vulnerabilit e ucciderlo in fretta e senza testimoni.
Presto, per, i due sicari si resero conto di una difficolt. Jud
faceva il poliziotto da tanto tempo e aveva bene assimilato la
prima regola che viene insegnata agli agenti: la mano che impugna
la pistola deve essere sempre libera. E cos era. Ovunque andasse,
la sua mano destra sembrava sempre pronta a impugnare l'arma.
Ne parlarono con la signora Ray. Decisa a non farsi fermare
da un particolare di cos poco conto, lei acquist una tazza da
viaggio e insistette perch il marito la portasse con s.
In tredici anni non aveva mai preparato la colazione n a
me n alle figlie, e ora insisteva perch mi portassi dietro quella
maledetta tazza per il caff.
Jud si oppose. Dopo tanti anni, non pensava di potersi abituare
a guidare con la mano sinistra sul volante e la destra stretta
intorno alla tazza. Tutto questo accadeva prima che i portabevande
divenissero un accessorio disponibile in quasi ogni modello
di automobile. In caso contrario, la storia avrebbe avuto
forse una conclusione diversa.
I sicari tornarono dalla signora Ray. Non riusciamo a beccarlo
nel parcheggio, riferirono. Bisogner liquidarlo in casa.
Concordarono di agire ai primi di febbraio. La sera stabilita
la signora Ray usc con le bambine e Jud rimase in casa da solo.
I killer entrarono nell'edificio, salirono al piano in cui abitavano
i Ray e suonarono il campanello. Sfortunatamente, era la
porta sbagliata; al bianco che apr chiesero dove fosse l'uomo
di colore che abitava l. Ignaro di tutto, il vicino spieg che avevano
sbagliato appartamento e che Ray abitava in quello adiacente.
Ma a quel punto i sicari si erano fatti vedere, e se avessero
colpito quella sera il vicino di Jud li avrebbe sicuramente riconosciuti.
Cos se ne andarono.
Al suo rientro, la signora Ray  convinta che l'omicidio sia
stato eseguito. Un po' esitante, passa in camera da letto, con l'idea
di chiamare il 911 e riferire che qualcosa di terribile  accaduto a suo marito.
In camera, vede Jud sdraiato sul letto. Lei avanza a passi felpati.
Che diavolo stai facendo? fa lui voltandosi a guardarla.
Spaventata, la donna corre a rifugiarsi in bagno.
Nei giorni successivi, tuttavia, il suo comportamento  impeccabile
e Jud comincia a credere che sia davvero cambiata.
In retrospettiva, lo si potrebbe accusare di ingenuit, ma dopo
tanti anni di relazione traballante  normale che il desiderio di
vedere le cose migliorare cancelli ogni altra considerazione.
Due settimane pi tardi, il 21 febbraio 1981, Jud lavora all'omicidio
di Patrick Baltazar. Per gli investigatori si sta aprendo
uno spiraglio: i peli e le fibre rinvenuti sul cadavere del dodicenne
assassinato sembrano coincidere con i campioni prelevati su alcune vittime precedenti.
Quella notte, la moglie prepara a Jud una cenetta italiana. Lui
per ignora che il sugo degli spaghetti contiene del sonnifero.
Poi la donna e le due figlie escono per andare a trovare una zia.
Jud  in camera da letto quando ha l'impressione di sentire
rumori nell'appartamento. La luce dell'ingresso si abbassa.
Qualcuno ha svitato la lampadina nella camera della figlia maggiore.
Poi sente un mormorio soffocato di voci. Lui non lo sa,
ma uno dei sicari si  perso d'animo e ora i due stanno decidendo
il da farsi. Jud ignora anche come abbiano fatto a entrare,
ma in quel momento la cosa ha poca importanza. Sono l, e questo basta.
Chi ? grida.
La risposta  un proiettile che fortunatamente lo manca. Jud
si butta a terra, ma la seconda pallottola lo colpisce al braccio
sinistro. La casa  immersa nel buio. Jud cerca di nascondersi
dietro il letto matrimoniale. Chi ? ripete. Cosa volete?
Un terzo proiettile va a conficcarsi nel letto. Jud, intanto, sta
riesaminando mentalmente le tecniche di sopravvivenza e cercando
di capire quale arma usino i sicari. Se si tratta di una
Smith & Wesson, rimangono ancora tre colpi. Se  una Colt,
due soltanto. Ehi! grida. Perch volete uccidermi? Prendete
quello che volete e andatevene. Non vi ho visto, non c' bisogno che mi ammazziate.
Nessuna risposta, ma il chiarore della luna gli consente finalmente
di scorgere una sagoma. Ormai  convinto che sia finita.
Non c' via di scampo. Ma non gli va che gli agenti che l'indomani
invaderanno l'appartamento possano dire: Quel povero
bastardo. Non ha neppure tentato di reagire. Decide di vendere cara la pelle.
La prima cosa da fare  recuperare la pistola, che  sul pavimento
dall'altra parte del letto. Ma un letto matrimoniale di
quelle dimensioni si dilata fino a diventare un prato, quando qualcuno ti tiene sotto tiro.
Poi una voce grida: Non muoverti, bastardo!
Protetto dal buio, Jud comincia a strisciare.
 lento, terribilmente lento. Finalmente stringe le dita intorno
al bordo del letto e con un salto si scaraventa dall'altra parte,
ma atterra con la mano destra sotto il torace. E ferito al braccio
sinistro e quella mano non ha pi la forza sufficiente ad agguantare la pistola.
Proprio in quel momento il sicario salta sul letto e gli spara a distanza ravvicinata.
La sensazione  quella di essere stato colpito dal calcio di un
mulo. Jud ancora non lo sa, ma il proiettile gli  penetrato nella
schiena, ha perforato il polmone destro, si  infilato nel terzo
spazio intercostale ed  uscito dal petto per andare a infilarsi nella mano destra.
Ora il killer  in piedi davanti a lui. Gli sente il polso. Ti ho
beccato, bastardo, biascica prima di uscire.
Jud  in stato di shock. Non sa pi dove si trova n cosa gli stia succedendo.
Ma certo, pensa poi;  di nuovo in Vietnam. Sente l'odore
del fumo, vede le vampe di fuoco. Ma non riesce a respirare.
Forse non sono davvero in Vietnam, si dice allora. Forse sto solo
sognando. Ma se  un sogno, perch faccio tanta fatica a respirare?
A stento riesce a mettersi in piedi. Va barcollando verso il televisore
e lo accende. Sul video compare Johnny Carson di Tonight.
Ray allunga la mano per toccare lo schermo e lascia sul
vetro una striscia di sangue umido. Ha sete. Arranca fino al bagno
e quando si china sul lavabo si accorge finalmente del
proiettile incastrato nella mano destra e del sangue che gli sgorga
dal petto. Adesso ricorda. Torna in camera, si sdraia ai piedi
del letto e aspetta la morte.
Ma fa il poliziotto da troppo tempo, non  da lui cedere in
quel modo. Quando gli agenti arriveranno, l'indomani, dovranno
vedere che ha lottato. Si alza di nuovo, va al telefono e compone
lo zero. All'operatrice che gli risponde si qualifica come un
agente federale; gli hanno sparato, dice. Lei lo mette immediatamente
in contatto col dipartimento di polizia di DeKalb.
A rispondere  una giovane agente. Jud parla a fatica;  stato
drogato e ha perso molto sangue.
Un agente dell'FBI? ripete incredula la donna, poi lui la
sente gridare al sergente che in linea c' un ubriaco che sostiene
di essere dell'FBI. Cosa deve fare? L'altro le dice di riattaccare.
 a quel punto che interviene l'operatrice. E tutto vero, spiega.
Bisogna mandare subito qualcuno.
Quella donna mi ha salvato la vita, mi racconter Jud pi
tardi. Lui ormai  svenuto e riprender conoscenza solo pi tardi,
quando i paramedici gli applicano la maschera d'ossigeno.
Non ce la far, sente dire da qualcuno.
Lo portano al DeKalb General Hospital, dove  di turno un
chirurgo del torace. Sdraiato su una lettiga del pronto soccorso,
con i medici che gli si affaccendano intorno, Jud finalmente capisce.
Con la chiarezza che gli viene dall'avere sfiorato la morte,
pensa: Questa non  una rappresaglia. Di gente in galera ne
ho mandata tanta, ma nessuno avrebbe potuto avvicinarmisi fino
a questo punto. Dev'essere opera di qualcuno di cui mi fido.
Quando lo trasferiscono nell'unit di terapia intensiva,  gi
arrivato John Glover, dell'ufficio di Atlanta. Come Jud, anche
Glover  nero, e affezionatissimo al collega.
Trova mia moglie, gli bisbiglia Jud. Fatti dire da lei quello che  successo.
Glover pensa che sia in delirio, ma i medici lo contraddicono.
Il paziente  perfettamente lucido.
Jud rimane in ospedale ventun giorni. La sua stanza  sotto
sorveglianza; i sicari potrebbero tornare per finire il lavoro. Le
indagini, nel frattempo, sono inconclusive. Sua moglie si  mostrata
sgomenta per l'accaduto e ha ringraziato il Signore di avere
risparmiato il marito. Se solo quella sera fosse stata a casa!
Un'intera squadra di agenti si occupa del caso. Jud lavora nella
polizia da molto tempo e potrebbe essersi fatto molti nemici.
Passano un paio di mesi prima che Jud possa riprendere la
sua vita, e un giorno si mette a esaminare i conti che si sono
accumulati dal giorno dell'aggressione. L'importo di una bolletta
telefonica, pi di trecento dollari, gli strappa un gemito,
ma l'indomani in ufficio annuncia ai colleghi che proprio quella
bolletta  la chiave di tutto. Jud  la vittima e non dovrebbe
seguire il proprio caso, ma gli altri lo ascoltano.
Sulla bolletta figurano molte telefonate a Columbus; dalla
compagnia telefonica Jud si fa dare il nome dell'abbonato cui
corrisponde il numero chiamato. Poich si tratta di uno sconosciuto,
va a parlargli accompagnato da alcuni colleghi. L'uomo
 un predicatore che a Jud pare quanto mai ambiguo. Nega
qualunque coinvolgimento nel tentato omicidio, ma i federali
non sono disposti a mollarlo tanto facilmente. La vittima  uno
dei nostri, gli spiegano; vogliamo inchiodare i responsabili. E
cominciano a emergere alcuni fatti. A Columbus, il predicatore
 noto come un uomo in grado di sistemare le cose. In ottobre
 stato effettivamente avvicinato dalla signora Ray, ma, sostiene,
ha rifiutato la sua proposta.
Lei allora gli dice che deve assolutamente trovare qualcuno e
chiede di usare il suo telefono. Pagher le chiamate, assicura.
Stando al predicatore, la signora Ray telefona a un vecchio vicino
di Atlanta che ha combattuto in Vietnam con Jud ed  un
buon tiratore. Dobbiamo sistemare questa faccenda! gli dice.
A coronare il tutto, il predicatore afferma che le telefonate
non gli sono mai state pagate.
Gli agenti tornano ad Atlanta per parlare con l'ex vicino.
Messo sotto pressione, l'uomo ammette che la signora Ray gli
ha chiesto come poteva procurarsi un sicario ma giura di aver
ignorato che il bersaglio fosse Jud.
Comunque sia, le dice di non conoscere nessuno nel ramo e
la mette in contatto con suo cognato. Questi a sua volta le presenta
sul altro tizio, che accetta il lavoro e ingaggia altri due uomini, gli esecutori.
La signora Ray, il cognato dell'ex vicino, l'uomo che ha accettato
il contratto e i due sicari vengono incriminati e giudicati
colpevoli di tentato omicidio, cospirazione e violazione di domicilio.
Vengono condannati ciascuno a dieci anni, il massimo della pena.
Io e Jud ci incontravamo di tanto in tanto in relazione al caso
di Atlanta, e qualche tempo dopo lui cominci a cercarmi. Non
ero uno dei suoi colleghi di ufficio, ma conoscevo bene la tensione
cui era stato sottoposto, e probabilmente sentiva di aver
trovato in me l'interlocutore pi adatto. Fra le altre cose, mi
confess di aver provato sofferenza e imbarazzo per il modo in
cui la sua vita privata era stata messa in piazza.
Il Bureau voleva fare qualcosa per Jud, e pens di trasferirlo
nell'ufficio operativo di un'altra citt. Ma dopo aver ascoltato
le sue confidenze, decisi che un trasferimento non era consigliabile.
Ne parlai con John Glover, di Atlanta. Se lo trasferite, lo
priverete dell'appoggio di cui gode in ufficio. Concedetegli
un anno, il tempo di vedere le figlie ben sistemate presso la
zia che lo ha cresciuto. Se doveva essere trasferito, aggiunsi, allora
il posto migliore era l'ufficio di Columbus, dove conosceva
molti dei suoi ex colleghi poliziotti.
Per qualche tempo Jud rimase nella zona Atlanta-Columbus,
poi si spost a New York, dove lavor soprattutto per il controspionaggio.
Divenne inoltre uno dei coordinatori dell'ufficio
profili, il tramite fra la polizia locale e la mia unit di Quantico.
Quando nel nostro gruppo si resero disponibili dei posti, Jud
si un a noi insieme con Rosanne Russo e Jim Wright. In seguito,
Rosanne ci lasci per l'ufficio operativo di Washington e il
controspionaggio, e quando io divenni capo dell'unit Jim
Wright mi sostitu come responsabile del programma di Criminal Profiling.
Jud sosteneva che la nostra proposta lo aveva colto di sorpresa,
ma a New York si era rivelato un ottimo coordinatore, e con
noi lavor magnificamente fin dall'inizio. Imparava in fretta ed
era dotato di grandi capacit analitiche. Da poliziotto, aveva visto
molti dei casi di cui ci occupavamo, e di essi ci forniva una nuova prospettiva.
Quando insegnava, Jud parlava spesso dell'aggressione di cui
era stato fatto oggetto e delle sue ripercussioni. Aveva addirittura
un nastro su cui era registrata la sua telefonata alla polizia, e a
volte lo faceva sentire in aula. In queste occasioni, per, preferiva lasciare la stanza.
Io ne rimasi entusiasta. Erano talmente tanti gli elementi - le
impronte, il sangue sul televisore - suscettibili di essere male
interpretati o di apparire privi di significato. Se ci avesse lavorato
su, gli dissi, avremmo avuto a disposizione un prezioso strumento didattico.
Lo fece, e il caso Ray divenne uno dei pi interessanti e
istruttivi del nostro programma. Quanto a Jud, quell'elaborazione
fu un'autentica catarsi. E stata una rivelazione, disse.
Mi sono trovato immerso in una realt fino a quel momento
sconosciuta. Di persone che mettono un contratto sulla testa
del coniuge ce ne sono pi di quante ci piaccia credere. E l'imbarazzo
dei famigliari  tale che spesso preferiscono mettere tutto
a tacere. Jud trov infine la forza di restare in aula ad ascoltare
la registrazione con i suoi allievi.
Quando Jud entr a far parte della mia unit, avevo gi svolto
molte ricerche sul comportamento di un killer dopo il crimine.
Ormai sapevo che, a dispetto degli sforzi dell'esecutore,
buona parte delle sue azioni successive al crimine sono fuori
del suo controllo. Jud, dal canto suo, cominci a interessarsi
al comportamento che precede il delitto. Eravamo gi consapevoli
dell'importanza dei fattori scatenanti, ma Jud arriv a dimostrare
l'utilit di concentrarsi sul comportamento e le relazioni
interpersonali prima che un crimine avesse luogo. Un
cambiamento radicale, oppure sottile ma significativo nella
condotta del proprio compagno, pu significare che ha gi cominciato
a pianificare un mutamento delle proprie condizioni.
Un coniuge che diventa improvvisamente pi disponibile e
compiacente, forse  gi arrivato a considerare come inevitabile
e imminente quel mutamento.
Non sono casi su cui  facile indagare. Il solo modo per arrivare
alla soluzione sta nel convincere qualcuno a parlare, e per
riuscirci bisogna avere ben compreso la dinamica della situazione.
Proprio come i cambiamenti apportati alla scena di un crimine
possono fuorviare gli investigatori, cos il comportamento
di un coniuge prima del delitto  una specie di messa in scena.
Il caso di Jud ci insegna meglio di altri quanto sia facile interpretare
erroneamente alcuni elementi. Se fosse morto, noi saremmo
quasi certamente arrivati alle conclusioni sbagliate.
Una delle prime cose che una recluta deve imparare  la necessit
di non contaminare la scena. Ma Jud, ferito e in stato di
semi-incoscienza, lo aveva fatto. E per noi sarebbe stato anche
troppo facile interpretare le impronte e le tracce dei suoi movimenti
come il risultato di un furto finito male. I ladri, avremmo
concluso, lo avevano costretto a muoversi per la stanza e a dire
loro dov'erano nascosti i preziosi. Quanto al sangue sullo schermo
del televisore, ci avrebbe fatto pensare che Jud era sdraiato
sul letto a guardare la tv quando era stato sorpreso.
Lo stesso Jud mi disse: Se fossi morto, lei l'avrebbe certamente
fatta franca. Aveva pianificato tutto nei minimi particolari,
e nel ruolo della sposa in gramaglie sarebbe apparsa del tutto
attendibile.
Come ho detto, Jud e io siamo diventati ottimi amici e ora
per me  quasi un fratello. Adesso  a capo dell'Unit internazionale
di addestramento, e una nuova generazione di agenti e
poliziotti beneficeranno della sua esperienza e delle sue capacit.
Ma, ovunque vada, sar sempre uno dei nostri e dei migliori,
uno dei pochi rappresentanti della legge che siano sopravvissuti
a un attentato grazie alla forza di volont, e riuscendo per di pi
ad assicurare i colpevoli alla giustizia.
...
.
...
13. LA PREDA PI PERICOLOSA.
...
.
...
Nel 1924, Richard Connell scrisse un breve racconto intitolato
La preda pi pericolosa. Parlava di un esperto di caccia grossa,
il generale Zaroff, che, stanco degli animali, si era dedicato a
una preda ben pi intelligente e interessante: gli esseri umani.
Per quanto ne so, fino al 1980 circa, il racconto di Connell
rimase confinato nel regno della fantasia, ma tutto cambi con
l'entrata in scena di un mite fornaio di Anchorage, in Alaska: Robert Hansen.
Nel caso Hansen, il nostro intervento non segu la procedura
consueta. Nel settembre 1983, quando la nostra unit venne
contattata, la polizia locale aveva gi individuato in Hansen
un possibile sospetto. Non era per certa della portata dei suoi
crimini, e d'altra parte sembrava quasi impossibile che un rispettabile
padre di famiglia, un pilastro della comunit, fosse
l'autore di simili atrocit. Ecco come andarono le cose.
Il 13 giugno, una giovane donna terrorizzata si era rivolta a
un funzionario della polizia di Anchorage. Da un polso le penzolavano
un paio di manette e aveva da raccontare una storia
straordinaria. Diciassette anni, prostituta, era stata avvicinata
da un uomo di bassa statura, con la pelle butterata e i capelli
rossi, che le aveva offerto duecento dollari per una prestazione
di sesso orale in auto. Durante l'atto, l'uomo l'aveva ammanettata
e sotto la minaccia di un fucile l'aveva quindi portata
a casa sua, nell'elegante quartiere di Muldoon. L, bench le
avesse assicurato che se avesse collaborato non le sarebbe accaduto
nulla, l'aveva fatta spogliare e, dopo averla violentata, le
aveva morso i capezzoli e cacciato un martello nella vagina.
Poi l'aveva lasciata ammanettata nello scantinato ed era andato
a dormire. Gli era piaciuta cos tanto, le aveva detto al suo risveglio,
che aveva deciso di portarla nel suo cottage tra i boschi col
suo aereo privato; l avrebbero avuto un altro rapporto sessuale,
dopodich l'avrebbe riportata ad Anchorage e liberata.
La ragazza per non si faceva illusioni. L'uomo non si era
premurato di nasconderle la propria identit, ed era evidente
che una volta sola con lui nei boschi si sarebbe trovata in guai
seri. Era riuscita a fuggire quando erano gi in aeroporto, mentre
il suo inseguitore era occupato a caricare a bordo le provviste,
e durante la fuga aveva incontrato il poliziotto.
La descrizione che fece del rapitore si attagliava perfettamente
a Robert Hansen. Sui quarantacinque anni, l'uomo era cresciuto
nell'Iowa, ma da diciassette viveva nella zona di Anchorage,
dove lavorava come fornaio ed era considerato un membro
importante della comunit. Era sposato e aveva un figlio e una
figlia. Accompagnata dalla polizia a casa sua, a Muldoon, la ragazza
lo riconobbe, cos come riconobbe l'aeroplano di sua propriet, un Piper Super Cub.
Hansen reag con sdegno alle accuse. Sostenne di non aver
mai conosciuto la ragazza, che, aggiunse, stava con ogni probabilit
cercando di ricattarlo. Come si fa a violentare una prostituta? disse.
E aveva un alibi. La moglie e i due figli si trovavano in Europa
per l'estate, e la sera del sequestro lui aveva invitato a cena
due soci d'affari. I due confermarono la sua versione e, non disponendo
di alcuna prova certa, la polizia si trov nell'impossibilit di chiedere l'imputazione per Hansen.
Ma le autorit restavano convinte che ci fosse sotto qualcosa.
Nel 1980, alcuni operai che effettuavano degli scavi in Eklutna
Road si erano imbattuti nei resti di una donna. Il cadavere era
stato parzialmente divorato dagli orsi, e l'autopsia rivel che la
vittima era stata pugnalata a morte e quindi sepolta a poca profondit.
Nota semplicemente come Annie di Eklutna, la giovane
donna non era mai stata identificata n era mai stato catturato il suo assassino.
Alcuni mesi dopo, in una cava di ghiaia presso Seward, fu
rinvenuto il cadavere di Joanne Messina, e infine, nel settembre
del 1982, nei pressi del Knik River, alcuni cacciatori trovarono
il corpo della ventitreenne Sherry Morrow. Ballerina in un topless
bar, Sherry era scomparsa nel novembre dell'anno precedente.
Le avevano sparato tre volte e i bossoli rinvenuti sulla
scena appartenevano a un Ruger Mini-14 calibro 223, un fucile
per la caccia grossa. Sfortunatamente, si trattava di un'arma
molto diffusa in Alaska e l'identificazione del proprietario
non si prospettava facile. Ma una peculiarit c'era: sugli abiti
della vittima non vennero individuati fori di proiettile, il che
significava che al momento della morte era nuda.
A quasi un anno esatto di distanza, un altro corpo fu scoperto
in una tomba poco profonda sulle sponde del Knik River.
Era quello di Paula Goulding, una segretaria che, rimasta disoccupata,
aveva accettato un posto in un topless bar. Anche lei era
stata uccisa con un Ruger Mini-14. Era scomparsa in aprile, ossia
due mesi prima del sequestro della prostituta diciassettenne.
Dopo quest'ultimo ritrovamento, il Criminal Investigation
Bureau dell'Alaska decise di mettere sotto sorveglianza il signor Hansen.
Bench la polizia lo sospettasse gi da tempo, io desideravo
poter lavorare senza alcuna pregiudiziale, e nel corso del nostro
primo colloquio telefonico dissi: Parlatemi prima dei delitti e quindi del sospetto.
Mi descrissero gli omicidi rimasti irrisolti e riferirono la versione
data dalla giovane prostituta. Da parte mia, illustrai il
probabile scenario e descrissi un individuo che, dissero i miei
interlocutori, era molto simile al sospetto. E finalmente mi parlarono
di Hansen, del suo lavoro, della sua famiglia, della posizione
che occupava all'interno della comunit, nonch della
sua reputazione di cacciatore. Mi sembrava il genere di individuo capace di commettere simili crimini?
Sicuro, risposi io. Il problema stava piuttosto nella mancanza
di prove certe. Per neutralizzarlo, quindi, bisognava indurlo a
confessare. I funzionari di polizia mi chiesero di recarmi sul posto per collaborare con loro.
In un certo senso, mi apprestavo a fare esattamente il contrario
di quello che facevo abitualmente: sarei partito da un soggetto
noto per cercare di capire se il suo background e la sua
personalit fossero conciliabili con una determinata categoria di crimini.
Portai con me Jim Horn, che dall'ufficio federale di Boulder,
in Colorado, si era recentemente unito a noi. Ai vecchi tempi
avevamo seguito l'addestramento insieme e, quando mi erano
finalmente stati concessi quattro agenti, avevo chiesto a Jim
di tornare a Quantico. Insieme con Jim Reese, Horn  uno
dei due maggiori esperti di gestione dello stress del Bureau,
ma nel 1983 era ancora agli inizi.
Il viaggio fino ad Anchorage fu uno dei pi turbolenti e meno
piacevoli che abbia mai intrapreso, e termin con un volo
notturno e quanto mai burrascoso. Trovammo la polizia ad
aspettarci, e durante il tragitto fino al nostro albergo passammo
davanti ad alcuni dei locali in cui avevano lavorato le vittime. In
Alaska il clima era quasi sempre troppo rigido per consentire
alle prostitute di lavorare all'aperto, e le donne preferivano trattare
i loro affari nei bar, che praticamente restavano aperti giorno
e notte. In quel periodo, soprattutto a causa dei grandi flussi
di persone che si trasferivano l per lavorare all'oleodotto, lo
Stato dell'Alaska aveva un tasso altissimo di suicidi, alcolismo
e malattie veneree. Insomma, era una sorta di versione moderna del Selvaggio West.
Si respirava un'atmosfera molto strana: una situazione costante
di conflittualit tra gli indigeni e chi arrivava dai Quarantotto
Stati pi in basso. La citt brulicava di bulli che sembravano
appena usciti da una pubblicit delle Marlboro. Le
grandi distanze rendevano indispensabile l'uso dell'aereo, e
questo spiegava perch ne possedesse uno anche un semplice fornaio qual era Hansen.
Il caso era interessante soprattutto perch per la prima volta
la nostra tecnica sarebbe andata a supportare la richiesta di un
mandato di perquisizione. Ci mettemmo subito al lavoro.
Tutte le vittime note erano state prostitute o entraineuse,
parte della numerosa schiera che viaggiava su e gi per la West
Coast. A causa del loro nomadismo, e anche perch le prostitute
non sono solite riferire i loro spostamenti alla polizia, molto
spesso la loro scomparsa veniva notata solo al rinvenimento del
cadavere. Dunque l'assassino agiva secondo una logica precisa:
uccideva solo donne la cui sparizione non avrebbe allarmato nessuno.
Quello che sapevamo del background di Hansen rientrava
perfettamente nel quadro. Era piccolo e minuto, con la pelle
butterata e affetto da balbuzie. Immaginai che da ragazzo la
brutta carnagione gli avesse causato dei problemi, e che i compagni
lo avessero schernito, cos come per la balbuzie. Era logico
pensare che avesse una scarsissima stima di s, e forse era proprio
questa la ragione del suo trasferimento in Alaska: la possibilit
di un nuovo inizio in un altro Paese. Sotto il profilo psicologico,
la violenza contro le prostitute  un modo per vendicarsi dell'intero sesso femminile.
Mi sembrava inoltre molto significativo che Hansen fosse
noto come abile cacciatore. Con questo non voglio dire che tutti
i cacciatori sono personalit inadeguate, ma l'esperienza mi
ha insegnato che molti cercano di compensare la propria inadeguatezza
praticando la caccia o giochi di guerra simulata. La
balbuzie, invece, mi faceva pensare a David Carpenter, il killer
dei sentieri di San Francisco. Ero pronto a giurare che anche
in Hansen il disturbo scompariva ogniqualvolta sentiva di avere il controllo della situazione.
Tutti questi fattori mi permisero di farmi un'idea precisa di
quanto stava accadendo. Prostitute e ballerine erano state ritrovate
morte in zone boscose e isolate, uccise con un fucile da
caccia; in almeno un caso, la vittima era nuda al momento della
morte. Secondo la prostituta diciassettenne, Robert Hansen
aveva avuto intenzione di portarla nel suo cottage tra i boschi.
Quell'estate Hansen aveva spedito moglie e figli in Europa ed era rimasto a casa da solo.
Ero convinto che, come il generale Zaroff, Robert Hansen si
fosse stancato di orsi e alci, e avesse rivolto la sua attenzione a
prede pi interessanti. Zaroff prediligeva marinai naufragati sugli
scogli, intenzionalmente non indicati dalle mappe, di cui era
costellato il canale che portava alla sua isola: Caccio la feccia
della terra - marinai imbarcati su navi sgangherate, un cavallo
o un segugio di razza vale venti di loro.
Secondo me Hansen considerava le prostitute in modo analogo,
individui pi insignificanti di lui. E per procurarsene una
non c'era bisogno di avere una parlantina sciolta. Si poteva sceglierla,
imprigionarla, portarla nei boschi e, dopo averla denudata,
lasciarla libera per darle la caccia con il fucile o con il coltello.
Con ogni probabilit non aveva cominciato cos. Forse si era
limitato a uccidere le prime, e aveva usato l'aereo per trasportarne
lontano i corpi. A spingerlo era la rabbia. Certo amava sentirle
supplicare di risparmiargli la vita. Poich era un cacciatore,
a un certo punto doveva aver pensato che poteva combinare le
sue varie attivit trasportando le prede nude in qualche zona
isolata per cacciarle e ottenerne ulteriori gratificazioni sessuali.
Questo avrebbe significato il dominio per eccellenza, e non si
poteva dubitare che Hansen avrebbe desiderato continuare a farlo.
Furono queste considerazioni a impostare il mio lavoro. La
polizia voleva da me e Jim una dichiarazione giurata da sottoporre
all'esame del tribunale; nella dichiarazione avremmo dovuto
illustrare la nostra tecnica e ci che prevedevamo di trovare
nel corso di una perquisizione.
A differenza di quanto accade per un comune criminale o
per coloro per cui un'arma vale un'altra, il fucile da caccia di
Hansen doveva rivestire per lui un ruolo sicuramente importante.
Era logico, quindi, pensare che lo tenesse in casa, anche se
non in bella mostra. Pi probabilmente in qualche nascondiglio,
ed era quello che bisognava trovare.
Ritenevo inoltre che fosse un collezionista, anche se non
per le ragioni consuete. Sono molti gli autori di reati a sfondo
sessuale che prelevano un souvenir della vittima e lo regalano
alle loro compagne. E un simbolo del loro potere e al contempo
un'opportunit per rivivere l'esperienza. E poich Hansen non
poteva certo appendere teste femminili ai muri di casa sua, bisognava
pensare che raccogliesse trofei di altro genere. Dato che
i cadaveri delle sue vittime non presentavano mutilazioni di sorta,
immaginai che togliesse loro i gioielli e che li regalasse alla
figlia o alla moglie, inventando qualche storia. Non ci risultava
che si impadronisse della biancheria n di altri oggetti della cui
assenza ci saremmo facilmente accorti, ma forse dai portafogli
aveva prelevato fotografie o altri ricordini. Inoltre, l'esperienza
mi portava a pensare che tenesse un diario o comunque un elenco delle sue imprese.
Tutto stava nel riuscire a smontarne l'alibi. In assenza di rischi,
i due soci non avevano esitato a confermare la versione di
Hansen. Ma se fossimo riusciti ad alzare la posta in gioco, forse
la situazione sarebbe mutata. La polizia di Anchorage convinse
il procuratore distrettuale ad autorizzare un gran giur a indagare
sul sequestro e l'aggressione della giovane prostituta che aveva
identificato il fornaio. Era logico presumere che, informati di
questo sviluppo e nuovamente interrogati, i due avrebbero preferito
non rischiare perseverando nella menzogna.
Tutto and come previsto. Entrambi gli uomini confessarono
di non essere stati con Hansen la sera del sequestro; era stato
lui a sollecitare il loro aiuto per uscire da quella che aveva definito una situazione imbarazzante.
Hansen fu arrestato per sequestro di persona e stupro, e la
sua abitazione fu immediatamente perquisita. La polizia trov
il Ruger Mini-14, e l'esame balistico stabil che era l'arma usata
per i delitti. Come avevamo immaginato, c'era un'intera stanza
piena di teste di animali, di corna, di uccelli impagliati e pelli
usate a mo' di tappeto. Sotto le assi del solaio vennero scoperte
altre armi e gioielli di poco valore appartenuti alle vittime. Altri
preziosi erano stati regalati da Hansen alla moglie e alla figlia.
Furono inoltre rinvenuti una patente di guida e i documenti di
identit di alcune delle donne. Non fu trovato un diario, ma
qualcosa di molto simile: una mappa aerea su cui erano contrassegnati i luoghi di sepoltura dei cadaveri.
Ce n'era pi che a sufficienza per incastrare il fornaio, ma
senza la perquisizione ci non sarebbe stato possibile. Per ottenere
il mandato, era stato necessario dimostrare a un magistrato
che c'erano indizi comportamentali sufficienti a giustificarne l'emissione.
In seguito, ci capit spesso di svolgere operazioni analoghe,
e il caso pi sensazionale fu forse quello di Steven Pennell, il killer della I-40, giustiziato nel 1992 per aver torturato
e ucciso alcune donne che aveva attirato a bordo di un furgone appositamente attrezzato.
Nel febbraio del 1984, dopo l'arresto di Robert Hansen, io ero a casa in convalescenza a causa del malore che avevo avuto a
Seattle. Fu Roy Hazelwood, che eroicamente mi sostituiva pur senza trascurare il suo lavoro, a istruire la polizia sulle tecniche di interrogatorio.
Anche questa volta Hansen neg tutto e chiam in causa la
sua felice vita domestica e il suo successo negli affari. In un primo
momento, spieg il ritrovamento dei bossoli sparati con il
suo fucile sostenendo che frequentava quei luoghi per fare pratica
di tiro. Secondo lui, la presenza dei cadaveri era una pura
coincidenza. In seguito, tuttavia, messo davanti a prove schiaccianti
e nel timore che la pubblica accusa avrebbe chiesto la pena
di morte se non avesse collaborato, si decise a confessare.
Nel tentativo di giustificarsi, sostenne di aver voluto dalle
prostitute che abbordava solo prestazioni orali che non avrebbe
mai osato chiedere alla moglie, donna rispettabile. Quelle che
lo soddisfacevano venivano lasciate libere. Le altre, quelle che
tentavano di assumere il controllo della situazione, be', quelle le puniva.
Sotto quell'aspetto, Hansen si rivelava molto simile a Monte
Rissell. Entrambi gli uomini erano personalit inadeguate con
un passato difficile. Entrambi si erano accaniti sulle donne che
per placarli avevano finto piacere o sentimenti d'amicizia. Senza
sapere che per questa tipologia di criminale ci che conta  il
potere e il dominio della situazione.
Hansen asser inoltre di aver abbordato e quindi lasciato libere
da trenta a quaranta prostitute, ma riesce difficile crederlo.
La categoria di prostitute privilegiata da Hansen ha ritmi di lavoro
serrati, ed  poco disponibile a partire in aereo con uno
sconosciuto. Se mai quelle donne commisero un errore fu farsi
convincere a seguirlo a casa sua. Una volta l, per loro non ci fu pi scampo.
Come la sua controparte letteraria, Hansen cacciava e uccideva
solo un certo tipo di donne. Non aveva mai preso in considerazione
la possibilit di far del male a una donna per bene,
mentre considerava prostitute e ballerine una preda adeguata.
Non sto dicendo che odio tutte le donne, non  cos...
credo, per, di considerare le prostitute di un livello inferiore al
mio... era come un gioco; a loro spettava lanciare la palla prima che io battessi.
Con l'inizio della caccia, iniziava anche la parabola discendente.
L'eccitazione, rifer Hansen a chi lo interrogava, stava nell'appostamento, nell'agguato.
Conferm inoltre i nostri sospetti circa il suo background.
Era cresciuto a Pocahontas, Iowa, dove suo padre lavorava come
fornaio. Da ragazzino Robert era stato un taccheggiatore e
aveva mantenuto tale abitudine anche in et adulta. I suoi problemi
con le ragazze avevano avuto inizio alle superiori, quando
si trov emarginato dalla balbuzie e dall'acne. Ogni volta che
guardavo una ragazza lei si girava dall'altra parte. Prest servizio
militare nell'esercito e a ventidue anni si spos. Segu una
sequela di detenzioni per incendio doloso e furto con scasso,
quindi il divorzio dalla prima moglie e un nuovo matrimonio.
Dopo la laurea di lei, si trasferirono in Alaska per cominciare
una nuova vita. I guai con la legge, tuttavia, continuarono per
molti anni ancora, e fra i reati di cui venne imputato figuravano
aggressioni sessuali contro donne che apparentemente l'avevano
respinto. Come molti altri serial killer, all'epoca dei fatti
Hansen guidava un Maggiolone Volkswagen.
Il 27 febbraio 1984 Hansen si dichiar colpevole di quattro
omicidi, uno stupro, un sequestro, detenzione illegale di armi e
svariati furti. Fu condannato a 499 anni di prigione.
Uno dei primi quesiti sollevati dal caso Hansen fu se l'assassino
fosse uno soltanto. Si tratta di una questione spesso cruciale
nell'analisi investigativa. Pi o meno all'epoca del ritrovamento
della prima vittima di Hansen, ero stato chiamato dal
dipartimento di polizia di Buffalo per collaborare alle indagini
su una serie di omicidi a sfondo apparentemente razziale.
Il 22 settembre 1980, un quattordicenne di nome Glenn
Dunn era stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nel parcheggio
di un supermercato. Secondo i testimoni oculari, a sparare era
stato un giovane bianco. Il giorno dopo, tocc a Harold Green,
trentadue anni, ucciso in un fast food nel sobborgo di Cheektowaga.
Quella notte, nello stesso quartiere in cui era morto
Dunn, Emmanuel Thomas fu ammazzato davanti alla propria
abitazione. E l'indomani fu la volta di Joseph McCoy, ucciso a
Niagara Falls. A un primo esame, solo due fattori accomunavano
tutti gli omicidi: le vittime erano tutte di colore e l'arma del
delitto era una calibro 22; com'era prevedibile, di quest'ultimo
particolare si impadron subito la stampa.
La tensione razziale crebbe a Buffalo. Molti esponenti della
comunit nera accusarono la polizia di non proteggerli in modo
adeguato. Ma la situazione doveva peggiorare ancora. L'8 ottobre,
il cadavere di un tassista di colore di settantun anni, Parler
Edwards, fu rinvenuto nel bagagliaio della sua auto, nel sobborgo
di Amherst. Gli era stato asportato il cuore. L'indomani tocc
a un altro tassista nero, il quarantenne Ernest Jones, il cui
corpo fu scoperto sulle sponde del Niagara. Anche a lui era stato
strappato il cuore e il taxi, coperto di sangue, era stato
abbandonato a circa tre chilometri di distanza, entro i confini della
citt. Il giorno dopo, venerd, un bianco grossomodo rispondente
alla descrizione del killer entr nella stanza d'ospedale
del trentasettenne Collin Cole e, dopo avere annunciato:
Odio i negri, cerc di strangolarlo. Solo l'arrivo di un'infermiera salv Cole da morte certa.
La citt era in subbuglio; le autorit temevano una reazione
dei gruppi attivisti di colore. Dietro richiesta di Richard Bretzing,
dell'ufficio federale di Buffalo, arrivai in citt quel fine settimana.
Bretzing  un tipo solido e un'ottima persona, membro
della cosiddetta mafia mormone dell'FBI. Non dimenticher
mai il cartello che teneva appeso nel suo ufficio e che diceva
pi o meno cos: un uomo che fallisce nella propria casa HA FALLITO NELLA VITA.
Com'era mia abitudine, mi occupai prima di tutto della vittimologia.
Fra gli uccisi non esistevano comuni denominatori
significativi, a eccezione della razza e, pensavo io, del fatto di
essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era invece
chiaro che l'assassino era uno solo e che l'unica patologia
evidente era l'odio per i neri. Per il resto, i delitti suggerivano
un atteggiamento di distacco.
Con ogni verosimiglianza, il soggetto si era avvicinato a organizzazioni
razziste, se non addirittura a gruppi caratterizzati
da valenze positive, quali ad esempio le varie Chiese, e col tempo
era arrivato a convincersi che i suoi omicidi costituivano un
contributo alla causa. Ritenevo che avesse prestato servizio militare,
ma solo per essere congedato prima del tempo per motivi
psicologici o per incapacit di adattarsi alla vita dell'esercito.
Credevo inoltre che si trattasse di un individuo razionale e organizzato,
e che altrettanto metodica e logica fosse la sua struttura maniacale.
Quanto alle aggressioni ai due tassisti, bench il movente fosse
ugualmente di natura razziale, io ero propenso a non attribuirle
a lui. Riflettevano infatti una personalit disorganizzata,
un soggetto sofferente di allucinazioni e con ogni probabilit
diagnosticato come schizofrenico paranoide. A mio avviso, quei
due omicidi rivelavano furia e un desiderio spasmodico di controllo,
nonch una carica di distruttivit superiore al necessario.
Se i quattro omicidi e le due eviscerazioni erano stati perpetrati
dallo stesso individuo, allora tra l'omicidio di Joseph McCoy e
quello di Parler Edwards, verificatosi meno di due settimane
dopo, l'assassino aveva subito una gravissima disgregazione della
personalit. Una possibilit, questa, che mal si conciliava con
l'aggressione in ospedale. Non solo: l'istinto e l'esperienza mi
dicevano che la morbosa fantasia associata all'asportazione del
cuore aveva radici lontane nel tempo. Nessuna delle vittime
era stata rapinata ma, mentre i primi quattro delitti erano stati
commessi con rapidit ed efficienza, era evidente che l'autore
degli ultimi due aveva trascorso molto tempo sulla scena del crimine.
Se gli episodi erano collegati, lo erano nel senso che lo
psicopatico responsabile degli ultimi aveva trovato ispirazione nel primo assassino.
Il 22 dicembre, nell'arco di appena tredici ore, quattro neri e
un latinoamericano furono pugnalati a morte, in piena Manhattan,
da quello che la stampa battezz l'accoltellatore del centro.
Altri due uomini di colore scamparono per un soffio alla
morte. Il 29 e il 30 dicembre, l'accoltellatore colp apparentemente
nella parte settentrionale dello Stato, uccidendo il trentunenne
Roger Adams a Buffalo e il ventiseienne Wendell Barnes
a Rochester. Nei tre giorni successivi, altri tre uomini di colore
di Buffalo sopravvissero ad attentati analoghi.
In quella fase delle indagini, non ero in grado di assicurare
alla polizia che l'assassino della calibro 22 fosse anche l'accoltellatore
o l'autore dell'ultima serie di delitti. Potevo per dire con
certezza che si trattava di individui caratterizzati dalla stessa tipologia.
Tutti i delitti erano a sfondo razziale, e tutti erano stati
compiuti con la precisione e la rapidit di un blitz.
Nei mesi seguenti, il caso della calibro 22 registr nuovi sviluppi.
In gennaio, fu arrestato a Fort Benning, in Georgia, il
soldato semplice Joseph Christopher, di venticinque anni.
Era accusato di aver sfregiato un commilitone di colore. La perquisizione
della sua vecchia casa nei pressi di Buffalo port alla
scoperta di un grosso quantitativo di proiettili calibro 22 e di
un fucile a canne mozze. Christopher si era arruolato nel novembre
precedente, e all'epoca dei delitti di Buffalo e di Manhattan era in licenza.
Rinchiuso a Fort Benning, rifer all'ufficiale incaricato, il capitano
Aldrich Johnson, di essere il responsabile di quella faccenda
di Buffalo. Venne imputato degli omicidi da arma da
fuoco di Buffalo e di alcuni di quelli perpetrati col coltello e,
dopo una serie di perizie psichiatriche contrastanti, condannato
al carcere a vita. Il capitano Matthew Levine, lo psichiatra che
lo visit nell'ospedale militare di Martin, si disse sorpreso dai
molti elementi in comune fra Christopher e il profilo del killer
della calibro 22. Proprio come avevamo previsto, Christopher
non aveva saputo adattarsi alla vita militare.
L'uomo non ammise n neg mai gli omicidi dei due tassisti.
Di questi non fu accusato, e in realt non sono facilmente collegabili
agli altri, in quanto diversi sia nel modus operandi sia
nella firma. Sono, questi, due concetti importantissimi per
l'analisi investigativa preliminare, e io ho passato molte ore nelle
aule dei tribunali di tutto il Paese sforzandomi di spiegare a
giudici e giurati le differenze esistenti tra i due.
Il modus operandi, o MO,  il comportamento acquisito. Ci
che il soggetto compie nell'esecuzione del crimine. Ha caratteristiche
di dinamicit, ossia pu modificarsi. La firma, un
termine che io stesso ho coniato,  ci che il soggetto deve fare
per raggiungere l'appagamento. Ha caratteristiche statiche, ossia
 invariabile nel tempo. Per esempio,  difficile che le modalit
operative di un minore rimangano immutate col passare degli
anni. Tuttavia, se riesce a farla franca per il primo reato, ne trarr
insegnamento e affiner le proprie abilit. Ecco perch diciamo
che il modus operandi  dinamico. D'altro canto, se questo
stesso individuo commette delitti per dominare o infliggere dolore
alla vittima, si parla di firma, ossia un elemento unico e
rivelatore della sua personalit.  qualcosa che lui ha bisogno di fare.
In molti Stati, il modus operandi  l'unico strumento che la
pubblica accusa ha per collegare crimini diversi. Noi, tuttavia,
pensiamo di aver dimostrato che si tratta di un metodo superato.
Nel caso di Christopher, un avvocato della difesa avrebbe
potuto legittimamente sostenere che nei delitti della calibro
22 e in quelli di Manhattan il modus operandi era diverso. La
firma per era molto simile: una propensione a uccidere uomini
di colore scatenata dall'odio razziale.
D'altro canto, i primi quattro delitti e le eviscerazioni portano
una firma marcatamente diversa. L'individuo che ha
asportato i cuori, pur partendo da una motivazione affine, ha
anche una firma ritualistica, del tipo ossessivo-compulsivo.
Ciascuna tipologia utilizza il delitto per soddisfare un bisogno, ma i bisogni sono diversi.
La distinzione fra MO e firma pu essere sottilissima.
Prendiamo il caso di un rapinatore di banca che nel Texas fotograf
i suoi ostaggi dopo averli costretti a spogliarsi e ad assumere
posizioni di chiara impronta sessuale. Ecco la firma.
Un simile comportamento non era n utile n necessario al
buon fine della rapina. Anzi, trattenendo il rapinatore pi a
lungo nella banca, accresceva i rischi. E tuttavia era evidentemente
qualcosa di cui lui sentiva la necessit.
Un altro rapinatore, a Grand Rapids, in Michigan. Anche in
quel caso l'uomo costrinse gli ostaggi a spogliarsi, ma senza fotografarli.
Lo fece perch i testimoni, sentendosi imbarazzati,
avrebbero evitato di guardarlo e di conseguenza non sarebbero
poi stati in grado di riconoscerlo. Si trattava quindi di uno strumento
utile alla buona riuscita della rapina, un MO.
L'analisi della firma gioc un ruolo determinante nel processo
contro Steven Pennell, celebrato nel Delaware nel 1989.
Lavorando in stretta collaborazione con una task force composta
da membri della polizia di New Castle e dello Stato del Delaware,
Steve Mardigian, della mia unit, elabor un profilo che
permise alla polizia di restringere la rosa dei sospetti e mettere a
punto una strategia per inchiodare il killer.
Lungo le Interstatali 40 e 13 erano stati rinvenuti i corpi di
alcune prostitute con il cranio fratturato. Le donne erano state
violentate e torturate. Il profilo di Steve fu molto accurato. Asser
che il responsabile era un maschio bianco intorno alla trentina,
impiegato presso un'impresa di costruzioni. Guidava un
furgone che aveva gi percorso molti chilometri, e con il quale
girava in lungo e in largo in cerca di vittime, ostentava un'immagine
da bullo e, pur avendo una moglie o una fidanzata,
amava dominare le donne. Portava con s le armi che sceglieva
per ciascun delitto, e dopo si preoccupava di distruggere le prove.
Conosceva bene la zona, durante l'esecuzione del delitto
non manifestava picchi emozionali di particolare rilievo e
avrebbe continuato a uccidere finch non fosse stato preso.
Steven B. Pennell era un bianco di trentun anni, lavorava come
elettricista, guidava un vecchio furgone con cui girava in
lungo e in largo alla ricerca di vittime, ostentava un'immagine
da bullo, era sposato ma amava dominare le donne. A bordo del
furgone aveva attrezzato un perfetto kit da stupro, e quando
seppe che la polizia lo teneva d'occhio cerc di distruggere le
prove. Inoltre, conosceva bene la zona e proprio in base a tale
conoscenza sceglieva le localit in cui abbandonava le vittime.
Quando uccideva, non sperimentava particolari picchi emotivi
e colp ripetutamente prima di essere arrestato.
La sua individuazione divenne possibile quando Mardigian
sugger di usare come esca un agente di polizia di sesso femminile.
Per due mesi, l'agente Renee C. Lano batt le superstrade,
nella speranza di essere abbordata da un uomo che rispondesse
alla descrizione fatta nel profilo. Su una delle vittime erano state
scoperte fibre blu provenienti da un rivestimento di sedili per
auto, e fu questo l'elemento su cui si appunt l'attenzione della
polizia. La Lano aveva l'ordine di non salire su eventuali furgoni
ma di cercare di scoprire il pi possibile sul conducente. Finalmente
avvicinata da un individuo conforme alla descrizione, lo
coinvolse in una conversazione e mercanteggi a lungo, ma senza
salire a bordo. Notando che la tappezzeria dell'abitacolo era
blu, ne asport alcune fibre con le unghie. Il laboratorio dell'FBI
stabil che i due campioni erano uguali.
Durante il processo Pennell, fui chiamato a testimoniare in
merito all'importanza della firma. La difesa stava cercando di
dimostrare che i delitti non erano stati commessi dalla stessa
persona, in quanto molti particolari del MO variavano di caso
in caso. Da parte mia, feci notare come il comune denominatore
di tutti i delitti fosse la tortura fisica ed emotiva. In alcuni
casi, l'assassino aveva usato pinze per torcere i seni della vittima
e asportarne i capezzoli. Ad altre erano stati legati i polsi e le
caviglie, e quindi erano state frustate o picchiate con un martello.
Di conseguenza, bench i metodi di tortura - il MO, se volete
- variassero, la firma restava identica: l'assassino provava
piacere nell'infliggere dolore fisico e nell'ascoltare le grida delle
sue vittime. Nulla di tutto questo era necessario per l'esecuzione
del delitto, ma gli era indispensabile per trarne la soddisfazione di cui aveva bisogno.
In sostanza, Steven Pennell non sarebbe mai stato in grado di
modificare il proprio comportamento. In eventuali futuri delitti,
avrebbe forse utilizzato metodi di tortura diversi e pi ingegnosi,
ma non sarebbe stato capace di impedirsi di torturare.
Fortunatamente per noi, lo Stato del Delaware ebbe il buonsenso
di condannarlo a morte, e l'esecuzione ebbe luogo il 14 marzo 1992.
Un altro caso che mise in luce l'importanza dell'analisi della
firma  quello di George Russell Jr., accusato nel 1990 di
avere aggredito e strangolato tre donne bianche a Seattle: Mary
Anne Pohlreich, Andrea Levine e Carol Marie Beethe. Fu Steve
Etter a elaborarne il profilo, mentre io testimoniai al processo
che si celebr l'anno successivo. Anche in questo caso, l'accusa
sapeva di non poter ottenere, alla luce del capo di imputazione,
una condanna basata su un solo omicidio. Contro Russell, la
polizia aveva raccolto prove schiaccianti in merito al delitto
Pohlreich e riteneva che fossero sufficienti a suffragarne la colpevolezza
anche per quanto riguardava gli altri due. Era quindi
necessario trovare un comune denominatore.
Russell non sembrava tipo da commettere crimini tanto efferati.
Responsabile di una lunga serie di piccoli furti, era un
nero sulla trentina, affascinante e con una vasta cerchia di amicizie.
Neppure la polizia di Mercer Island, che lo conosceva bene,
riusciva a credere alla sua colpevolezza.
Nel 1990, era ancora insolito imbattersi in omicidi a sfondo
sessuale interrazziali, ma col crescere del lassismo e della tolleranza
ci rendemmo conto che l'aspetto razziale perdeva via via
di importanza. Soprattutto per quanto riguardava individui sofisticati
come Russell, che frequentava donne sia di colore sia bianche.
La svolta si ebbe quando il difensore d'ufficio, Miriam
Schwartz, present al giudice Patricia Aitken, della corte d'assise
della contea di King, un'istanza istruttoria in cui chiedeva
processi separati, sulla premessa che i tre omicidi non erano stati
commessi dallo stesso individuo. I rappresentanti dell'accusa,
Rebecca Roe e Jeff Baird, si rivolsero a me perch dimostrassi il contrario.
Io menzionai lo stile blitz che aveva caratterizzato tutte e tre
le aggressioni. I tre omicidi erano stati commessi nell'arco di appena
sette settimane, e in un arco di tempo tanto breve era improbabile
che il responsabile modificasse il modus operandi, a
meno che qualcosa non andasse storto, e si rendessero necessarie
migliorie. Ma ancora pi significativo era l'aspetto firma.
Tutte e tre le donne erano state abbandonate nude in pose
provocanti, umilianti. Non solo: il messaggio sessuale delle posture
cresceva di volta in volta. La prima vittima, lasciata nei
pressi di alcuni contenitori per rifiuti, aveva le mani intrecciate
e le gambe incrociate all'altezza delle caviglie. La seconda giaceva
su un letto con un cuscino sotto la testa, le gambe aperte e
ripiegate, un fucile nella vagina e ai piedi scarpe rosse col tacco
alto. L'ultima era stata adagiata sul suo letto con gambe e braccia divaricate, un profilattico in bocca e la seconda edizione di: Le gioie del sesso, sotto il braccio sinistro.
E se le aggressioni a sorpresa erano necessarie all'esecuzione
del delitto, non si poteva dire altrettanto delle posizioni fatte assumere alle vittime.
Illustrai la differenza tra la messa in scena e la messa in
posa. La messa in scena, dissi, compare nei crimini in cui il
soggetto cerca di depistare le indagini inducendo la polizia a
farsi dell'accaduto un'idea non rispondente al vero. E il caso
dello stupratore che tenta di spacciare per un banale furto
con scasso la violazione di domicilio. Si tratta, quindi, di un
aspetto del MO. La messa in posa costituisce la firma.
Non capita spesso che la vittima venga usata per convogliare
un determinato messaggio, dissi, rivolgendomi alla giuria.
Questi sono i delitti dettati dalla collera, dal desiderio di potere.
L'eccitazione sta nella caccia, nell'uccisione, nel modo in
cui viene lasciata la vittima e nella consapevolezza che agendo
cos si sconfigge il sistema. Non ebbi quindi esitazioni ad aggiungere:
Le possibilit che il responsabile sia uno solo sono elevatissime.
In questo senso testimoni anche Bob Keppel, investigatore
capo presso l'ufficio del procuratore generale di Stato. Sostenne
che, degli oltre cento casi da lui seguiti, soltanto in dieci era stato
riscontrato l'elemento messa in posa e nessuno aveva presentato
tutti gli elementi dei tre in questione.
Con ci, non intendevamo dire che Russell era sicuramente
il colpevole, ma che i tre omicidi erano stati commessi dallo stesso individuo.
La difesa decise di convocare un esperto che confutasse le
mie dichiarazioni, e paradossalmente la scelta cadde sul mio
ex collega e compagno di studi Robert Ressler, il quale, ormai
in pensione, collaborava con il Bureau come consulente.
Mi sorprese moltissimo apprendere che Bob era disposto a
fornire una simile testimonianza e, per dirla francamente, ero
convinto che avesse torto marcio. Ma come abbiamo riconosciuto
molte volte, il nostro lavoro non  una scienza esatta, e
Bob era quindi autorizzato ad avere la sua opinione. Da allora,
capit spesso che noi due ci trovassimo in disaccordo, e il caso
pi eclatante si ebbe quando si tratt di stabilire se Jeffrey Dahmer
fosse o meno infermo di mente. Bob si alline con la difesa
mentre io appoggiai Park Dietz, secondo il quale l'imputato era capace di intendere e di volere.
Ma rimasi ancora pi stupito quando Bob non si present
all'udienza preliminare sostenendo di avere altri impegni, e al
suo posto mand un altro agente in pensione, Russ Vorpagel.
Russ ha un'intelligenza brillante ed  stato campione di scacchi,
ma il profiling non era la sua specialit e io ritenevo che i fatti
fossero contro di lui. Dopo che ebbe confutato la mia tesi, dovette
subire un serrato controinterrogatorio da parte di Rebecca
Roe, e in ultimo il giudice Aitken si pronunci a favore di un unico processo.
Ripetei la mia deposizione nel corso del dibattimento.
Quando si arriv a parlare dell'omicidio Beethe, l'avvocato
Schwartz afferm che il fidanzato della ragazza aveva avuto
sia l'opportunit sia il movente per uccidere. Nei delitti a sfondo
sessuale non tralasciamo mai di esaminare la posizione dei
coniugi o degli amanti, ma nel caso specifico era mia ferma
convinzione che il responsabile fosse un esterno.
Dopo quattro giorni di consultazione, la giuria, composta da
sei uomini e sei donne, giudic George Waterfield Russell Jr.
colpevole di un omicidio di primo grado e di due omicidi di
primo grado aggravati. Fu condannato al carcere a vita senza
la possibilit di essere rilasciato con la condizionale, e tradotto
nel carcere di massima sicurezza di Walla Walla.
Col tempo abbiamo perfezionato l'analisi della firma al
punto che oggi testimoniamo regolarmente nei processi intentati
a serial killer. Altri esperti hanno deciso di seguirmi su questo
cammino, e fra questi Larry Ankrom e Greg Cooper.
Nel 1993 Greg Cooper ebbe un ruolo importante nella condanna
di Gregory Mosely, che aveva violentato, percosso e pugnalato
due donne in due diverse giurisdizioni del North Carolina.
Come gi prefigurato nel processo Russell, sarebbe stato
difficile ottenere lo stesso verdetto in due processi distinti: entrambi
erano tenuti a dimostrare l'eventuale collegamento fra i
due casi. Ma dopo aver esaminato il materiale, Greg pens di poterlo fare.
La chiave di lettura della firma stava, sostenne, nell'accanimento
dimostrato dall'assassino. Entrambe le vittime erano
donne sole sulla ventina, portatrici di una leggera disabilit e
frequentatrici dello stesso night-club. Proprio da quel locale
erano state rapite a un paio di mesi di distanza l'una dall'altra.
Entrambe erano state gravemente percosse, si potrebbe dire a
morte, se il decesso non fosse sopravvenuto per strangolamento.
Una era stata pugnalata dodici volte, e l'autopsia aveva rilevato
tracce di penetrazione vaginale e anale. In un caso, l'analisi del
DNA aveva permesso di accertare che il liquido seminale rinvenuto
sulla vittima era quello di Mosely. Gli omicidi erano stati
perpetrati in localit isolate, e altrettanto isolati erano i luoghi
in cui i cadaveri erano stati abbandonati.
Durante il primo processo, Greg testimoni che la firma
indicava un sadico la cui inadeguatezza era ben espressa dalla
scelta delle vittime. A differenza di molti soggetti disorganizzati,
lui uccideva solo dopo aver mutilato i corpi. Mirava quindi a un
controllo fisico ed emotivo totale; voleva provocare dolore fisico e da esso traeva piacere.
Con questa testimonianza, Greg aiut la pubblica accusa a
presentare anche il secondo omicidio. Mosely venne riconosciuto
colpevole e condannato a morte. E con una'condanna
analoga si concluse il secondo processo, che ebbe luogo nove mesi dopo.
Durante la prima testimonianza, mentre Greg descriveva la
personalit dell'imputato, Mosely non gli stacc gli occhi di
dosso, e la sua espressione tetra era quanto mai eloquente. Come
diavolo fai a sapere queste cose?, sembrava pensare. E quando
si rividero in occasione del secondo processo, sibil agli
agenti della scorta: Ecco il figlio di puttana che cercher di incastrarmi un'altra volta!
Secondo la prassi, per strappare una condanna nei casi di
omicidio era necessario presentare prove conclusive e testimoni
oculari se non addirittura una confessione, o, in alternativa,
prove indiziarie soddisfacenti. Ma grazie al nostro lavoro, ora
polizia e pubblica accusa hanno un'altra freccia al loro arco.
Di norma, il nostro contributo da solo non basta a garantire
una condanna, ma associato ad altri elementi contribuisce spesso
a stabilire un collegamento tra vari reati e a portare a una conclusione soddisfacente.
I serial killer fanno un gioco pericoloso. Maggiore  la comprensione che abbiamo della loro metodologia, maggiori sono
le possibilit di fermarli.
...
.
...
14. CHI HA UCCISO LA CLASSICA RAGAZZA AMERICANA?
...
.
...
Chi ha ucciso la classica ragazza americana?
Era questo l'ossessionante interrogativo che per quattro anni
scand la vita nella cittadina di Wood River, in Illinois. Un interrogativo
che, tra gli altri, tormentava l'ispettore Alva Busch,
della polizia di Stato, e Don Weber, pubblico ministero della
contea di Madison.
La sera di marted 20 giugno 1978, Karla Brown e il suo fidanzato
Mark Fair organizzarono una festa a base di birra e musica
per gli amici che li avevano aiutati a traslocare al 979 di Acton
Avenue, a Wood River. La casa, bianca e a un solo piano,
sorgeva lungo un viale alberato, e i due giovani avevano dedicato
le ultime due settimane a metterla in ordine. Per la ventitreenne
Karla e il ventisettenne Mark, quella casa significava
un nuovo, eccitante inizio: dopo un fidanzamento di cinque
anni, il giovane aveva finalmente superato le sue esitazioni e
si era detto pronto alla convivenza. Karla stava per laurearsi
presso un college locale, Mark lavorava come apprendista elettricista,
e davanti a loro si stendeva un futuro sereno.
Mark Fair sapeva di essere stato fortunato a trovare una ragazza
come Karla Lou Brown, autentica incarnazione della tipica
ragazza americana. Alta non pi di un metro e cinquanta,
Karla aveva lunghi capelli biondi e ondulati, una splendida figura
e un sorriso da reginetta di bellezza. Alla Roxana High
School era stata l'idolo dei ragazzi e l'invidia delle compagne.
Tutti la ricordavano come un tipino sveglio, tutto pepe. Gli
amici pi intimi conoscevano la sensibilit e la natura introspettiva
che si accompagnavano alla sua personalit estroversa, e la
sapevano legatissima a Mark, un ragazzo forte, atletico, che la
superava in altezza di oltre trenta centimetri. Insieme, Karla e
Mark formavano una splendida coppia.
Dopo la festa, i due tornarono nel vecchio appartamento di
East Alton per preparare gli ultimi scatoloni; speravano di trascorrere
la notte successiva nel nuovo alloggio.
Il mercoled mattina, dopo che Mark fu uscito per raggiungere
il suo posto di lavoro presso la Camp Electric and Heating
Company, Karla si rec in Acton Avenue, con l'idea di trattenervisi
fino al ritorno del fidanzato, alle quattro e mezzo.
All'uscita dal lavoro, Mark si rec a casa dell'amico Tom Fiegenbaum,
che abitava nello stesso isolato dei suoi genitori, il
quale gli aveva promesso di aiutarlo a portare ad Acton Avenue
un'insolita cuccia a forma di A, rimasta a casa dei signori Fair.
Arrivarono sul posto verso le cinque e mezzo, e mentre Tom
entrava in retromarcia nel viale, Mark and in cerca della fidanzata.
Non riuscendo a trovarla, pens che fosse uscita a comperare
qualcosa. Poi, per, si accorse che la porta sul retro non era chiusa a chiave.
Preoccupato, and a chiamare l'amico. Dopo aver perlustrato
il pianterreno, dalla cucina scesero in cantina. A Mark non
piacque quello che vide: parecchi tavolini erano stati rovesciati
e, bench lui e Karla l'avessero riordinato solo la sera prima, nel
locale regnava il caos. Sul divano e sul pavimento era stato rovesciato del liquido.
E la porta della lavanderia era aperta.
L trov Karla. Era inginocchiata per terra e curva in avanti.
Nuda dalla vita in gi, aveva le mani legate dietro la schiena con
del filo elettrico e la testa infilata in un barilotto pieno d'acqua.
Il barilotto era uno di quelli che i due ragazzi avevano utilizzato
per trasportare gli indumenti. Quanto al maglione che la ragazza
indossava, faceva appunto parte di quei capi, e Karla lo indossava soltanto d'inverno.
Karla! grid Mark precipitandosi accanto alla fidanzata.
Le sollev la testa e la adagi per terra. Aveva il viso gonfio e
bluastro; due tagli profondi le attraversavano la fronte e la linea della mascella.
Dietro richiesta dell'amico, Tom and a prendere una coperta
rossa, e dopo averla deposta sul cadavere, i due avvertirono la polizia.
L'agente David George del dipartimento di polizia di Wood
River arriv pochi minuti dopo e li trov in attesa sulla porta
d'ingresso. Mentre lo accompagnavano di sotto, Mark continuava a ripetere: Oddio, Karla.
Delitti cos atroci erano rari a Wood River, una tranquilla
cittadina distante un quarto d'ora di macchina da St. Louis, e
di l a poco tutti i poliziotti di grado pi elevato erano sul posto.
Fra loro, c'era anche il trentanovenne capo della polizia Ralph Skinner.
Il cranio di Karla presentava numerosi traumi, provocati forse
dall'urto con il carrello del televisore, che era stato rovesciato.
Intorno al collo le erano state legate due calze di nylon, e l'autopsia
rivel che era stata strangolata; era gi morta quando la testa le era stata immersa nell'acqua.
Le difficolt incominciarono subito.
L'ispettore Alva Busch, un tecnico di grande esperienza, non
riusc a far funzionare il flash della sua macchina fotografica.
Fortunatamente ne aveva una Bill Redfern, l'agente che aveva
risposto alla telefonata di Tom Fiegenbaum, anche se purtroppo
caricata con una pellicola in bianco e nero. Un altro problema
era costituito dalle impronte digitali che gli amici intervenuti
alla festa avevano seminato un po' dappertutto. Sarebbe
stato difficile, se non impossibile, isolare quelle di eventuali sconosciuti.
Alcuni elementi si presentavano come possibili indizi, ma
apparivano privi di senso. Fra questi, un bricco di vetro per il
caff che sporgeva dalle travi della cantina. Appena prima di
trovarlo, gli agenti ne avevano notato l'assenza dalla macchina
per il caff che stava in cucina. Nessuno, neppure Mark, pot
fornire una spiegazione logica per quella bizzarra collocazione,
n il ruolo che forse la caraffa aveva avuto nell'omicidio. Alva
Busch riusc a rilevare da essa alcune impronte digitali, che in
seguito si rivelarono incomplete e quindi inutili.
Nei giorni successivi, la polizia batt a tappeto il quartiere,
parlando con tutti i possibili testimoni. Un vicino, Paul Main,
disse di aver trascorso buona parte del pomeriggio del giorno in
questione sulla veranda anteriore di casa sua, in compagnia dell'amico
John Prante. Questi, da parte sua, ricord di essere passato
a casa di Main in mattinata, poco prima di recarsi alla locale
raffineria di petrolio dove sperava di essere assunto, ma, sostenne,
se n'era andato presto perch aveva altri appuntamenti di lavoro.
La notte precedente l'omicidio, Main, Prante e un terzo amico
avevano assistito alle ultime fasi del trasloco di Karla e Mark.
Tutti e tre ammisero di avere sperato di essere invitati alla festa:
Main, dopotutto, era un vicino e il terzo amico aveva conosciuto
superficialmente Karla al liceo. Ma l'invito non c'era stato.
Dall'altra parte della strada abitava un'anziana donna di nome
Edna Vancil. La Vancil ricordava di aver notato un'auto
rossa col tettuccio bianco parcheggiata davanti al numero 979
il giorno dell'omicidio. Bob Lewis, che aveva partecipato alla
festa, dichiar di aver visto Karla che sul vialetto parlava con
un tipo dall'aspetto rozzo e i capelli lunghi. L'uomo, che
la chiamava per nome, era presumibilmente l'amico di Paul Main.
Hai una buona memoria, ne  passato di tempo, sembrava
che avesse detto Karla allo sconosciuto. Lewis ricordava inoltre
di aver detto a Mark che se i loro nuovi vicini assomigliavano a
quel tizio avrebbe fatto meglio a fare attenzione finch non li
avesse conosciuti meglio. Mark, tuttavia, non era preoccupato
e gli aveva spiegato che si trattava di un vecchio conoscente di
Karla, passato a trovare Paul Main.
Una donna che andava dal dentista in compagnia della nipote
aveva visto un uomo e una ragazza parlare sul viale, ma neppure
sotto ipnosi riusc a fornire una descrizione soddisfacente.
Nel tentativo di individuare qualcuno che nutrisse rancore
nei confronti di Karla, la polizia parl con molte delle sue amiche,
ma tutte affermarono che la ragazza era generalmente ben
voluta e non aveva nemici.
Una sua ex compagna di stanza, tuttavia, la pensava diversamente.
Il padre di Karla era morto quando lei era ancora piccola e la
madre, Jo Ellen, aveva sposato in seconde nozze Joe Sheppard
Sr., da cui aveva successivamente divorziato. La ragazza sostenne
che Karla non era mai andata d'accordo con Sheppard, che
la picchiava e ronzava intorno alle sue amiche. Anche Sheppard,
quindi, doveva essere annoverato tra i sospetti. La sera del delitto,
inoltre, l'uomo era arrivato sul posto e aveva tempestato di
domande la polizia. Come ho gi avuto modo di osservare, non
 insolito che un assassino tenti di avvicinare gli inquirenti e di
intrufolarsi in qualche modo nelle indagini. Tuttavia, non c'era
nulla che collegasse Sheppard all'omicidio.
Il secondo sospetto era naturalmente lo stesso Mark Fair.
Con Fiegenbaum, era stato lui a trovare il cadavere, aveva libero
accesso alla casa ed era stato la persona pi vicina alla vittima.
Ma quando era avvenuto il delitto Mark si trovava al lavoro, e
molti sostenevano di averlo visto o di aver parlato con lui. Per di
pi, n la polizia n gli amici e parenti di Karla dubitavano della
sincerit del suo dolore.
Nei giorni successivi la polizia sottopose alla macchina della
verit molte delle persone interrogate e che avrebbero potuto
aver visto Karla o parlato con lei poco prima della morte. Mark,
Tom e Joe Sheppard superarono il test senza alcuna difficolt.
L'unico per cui l'esame non si rivel conclusivo fu Paul Main,
uomo peraltro di scarsa intelligenza. Bench Main sostenesse
che John Prante era stato con lui in veranda, e potesse quindi
confermare la sua versione, lo stesso Prante asser di essersene
andato in mattinata e di non poter quindi fornire alcun alibi
all'amico. Ma bench Main rimanesse fra i sospetti, neppure
per lui fu possibile individuare alcun legame diretto con l'omicidio.
La morte di Karla Brown turb profondamente Wood River,
e nonostante gli sforzi della polizia locale e di Stato la soluzione
del caso non sembrava imminente. Passarono i mesi,
quindi un anno, poi due. Un periodo particolarmente difficile
per la sorella di Karla, Donna Judson, e suo marito Terry, che
venivano contattati dalle autorit quasi quotidianamente. La
madre di Karla e l'altra sorella, Connie Dykstra, si erano dimostrate
incapaci di reggere una simile pressione, ed ebbero con gli
investigatori rapporti meno frequenti.
Fu un periodo duro anche per Don Weber, all'epoca del delitto
uno degli assistenti del pubblico ministero della contea di
Madison. Rigoroso sul lavoro ma profondamente sensibile,
Weber era ossessionato dal desiderio di assicurare alla giustizia
l'assassino di Karla, e quando nel novembre del 1980 venne nominato
pubblico ministero riapr il caso.
Non meno ossessionato era l'ispettore Alva Busch, e fu proprio
grazie a lui che il caso Brown registr finalmente sviluppi significativi.
Nel giugno del 1980 Busch si trovava ad Albuquerque, nel
New Mexico, per testimoniare in un processo per omicidio. In
attesa che venissero presentate le istanze istruttorie, partecip a
una conferenza presso l'ufficio dello sceriffo, a cui era presente
il dottor Homer Campbell dell'Universit dell'Arizona, esperto
di perfezionamento dell'immagine fotografica mediante computer.
Dottore, gli disse Busch al termine dell'incontro, ho un caso per lei.
Campbell accett di esaminare le foto scattate sulla scena del
crimine e durante l'autopsia, per cercare di determinare con
esattezza l'oggetto con cui Karla era stata percossa.
Bench le foto in bianco e nero non gli facilitassero il lavoro,
grazie alla sua sofisticata attrezzatura Campbell fu in grado di
effettuare un'analisi completa e di individuare parecchi elementi
importanti. Le ferite pi profonde al viso erano state provocate
da un martello, mentre i tagli sul mento e sulla fronte erano
dovuti alle ruote del carrello del televisore. Ma fu un'altra sua
informazione a imprimere alle indagini una direzione del tutto diversa.
A proposito dei segni dei denti, chiese Campbell parlando
per telefono con Busch, avete qualche sospetto al riguardo?
Quali segni? fu tutto ci che l'ispettore riusc a rispondere.
Campbell gli spieg di avere individuato sul collo di Karla
alcune impronte dentali abbastanza nitide da consentire un raffronto
nel caso fosse stato individuato un sospetto. Una delle
impronte, in particolare, non coincideva con nessuna delle altre ferite presenti.
Ora le autorit disponevano finalmente di un elemento di
prova solido, concreto, al pari delle impronte digitali. Un raffronto
tra le impronte dentali del serial killer Ted Bundy con i
segni riscontrati sulle natiche del cadavere di una delle ragazze
uccise nella sede del gruppo Chi-Omega all'Universit della
Florida era stato decisivo nel processo contro Bundy in cui
Campbell era testimone per l'accusa. (La mattina del 24 gennaio
del 1989, dopo aver parlato a lungo con l'agente Bill Hagmaier
della nostra unit, che quel giorno ebbe l'occasione di intervistarlo,
Bundy fu giustiziato, in Florida, sulla sedia elettrica.
Nessuno sapr mai con certezza quante giovani vite abbia stroncato.)
Una volta in possesso delle impronte rilevate dal dottor
Campbell sul corpo di Karla Brown, la polizia dell'Illinois si
concentr nuovamente su alcuni dei primi sospetti, in particolare
su Paul Main, il vicino di casa. Sfortunatamente, Campbell
non riusc a eseguire un raffronto esauriente tra le impronte
dentali rilevate a Main e quelle che figuravano nelle fotografie,
e anche il tentativo di rintracciare John Prante per vedere se
avrebbe cambiato versione alla luce delle nuove informazioni and a vuoto.
Furono prese altre iniziative per risolvere il caso, e fra queste
la convocazione di un celebre sensitivo dell'Illinois, il quale, pur
ignorando tutto del delitto, afferm di sentire uno sgocciolio
d'acqua. Per la polizia, si trattava di un chiaro riferimento al cadavere
di Karla. Ma oltre a dire che l'assassino viveva nei pressi
della ferrovia (circostanza non insolita nella contea di Madison), il medium non offr altro aiuto.
Nel luglio del 1981, Don Weber e quattro suoi collaboratori
parteciparono a un seminario sul ruolo della medicina legale
nelle indagini sui crimini. Informato della presenza di Weber,
il dottor Campbell gli sugger di mostrare le foto del caso
Brown al dottor Lowell Levine, docente di odontologia presso
l'Universit di New York nonch uno dei relatori. Levine, pur
asserendo che alcune ferite erano certamente state provocate da
denti, ritenne di non poter esprimere un parere conclusivo.
Sugger tuttavia di riesumare il corpo di Karla; una bara, sostenne,  un ottimo deposito per le prove.
Non avevo mai incontrato Levine, ma ne conoscevo la reputazione.
Si era occupato del caso Francine Elveson, a New York,
e doveva aver fatto un ottimo lavoro perch, quando Bill Hagmaier
e Rosanne Russo intervistarono Carmine Calabro presso
la Clinton Correctional Facility, scoprirono che l'uomo si era
fatto estrarre tutti i denti al fine di evitare di autoincriminarsi
in appello. Il dottor Levine and a dirigere l'unit medico-legale dello Stato di New York.
Nel marzo 1982 Weber e due agenti della polizia di Stato
parteciparono all'annuale sessione di addestramento destinata
alla Squadra metropolitana casi importanti di St. Louis. C'ero
anch'io, e Weber descrive il nostro incontro nel suo affascinante
resoconto del caso, Sileni Witness, scritto in collaborazione con
Charles Bosworth Jr. Dopo il mio intervento, lui e i colleghi mi
chiesero se le tecniche da me illustrate fossero applicabili al caso
di cui si stavano occupando. Stando a Weber, io mi dissi felice
di collaborare e li sollecitai a chiamarmi a Quantico.
Tornato a casa, Weber scopr che anche Rick White della
polizia di Wood River aveva partecipato alla sessione ed era arrivato alle sue stesse conclusioni.
Fu White a contattarmi; decidemmo che sarebbe venuto a
Quantico per mostrarmi il materiale relativo al caso Brown.
Weber era troppo impegnato per accompagnarlo, ma incaric
il suo assistente Keith Jensen. Con loro vennero anche Alva
Busch e Randy Rushing, uno dei due agenti che erano stati
con lui a St. Louis. L'allora capo della polizia di Wood River,
Don Greer, era in vacanza in Florida, ma non per questo rinunci a partecipare all'incontro.
I quattro investigatori avevano approfittato del viaggio in
macchina per riordinare le ipotesi che contavano di propormi;
naturalmente non sapevano che io preferivo arrivare da solo alle
mie conclusioni. Ma ci trovammo benissimo ugualmente. A
differenza di quanto accade spesso, quegli uomini erano ansiosi
di risolvere il caso e pronti ad accettare l'aiuto di chiunque potesse indicare loro la giusta direzione.
Simpatizzai soprattutto con Alva Busch, che aveva in comune
con me un rapporto difficile con le autorit e, proprio come
me, si era fatto parecchi nemici per la troppa franchezza. Perch
Busch venisse autorizzato a venire a Quantico con gli altri, Don
Weber aveva dovuto minacciare di chiamare in causa i suoi referenti politici.
Dedicai parecchi minuti all'esame delle fotografie, posi qualche
domanda e infine dissi: Siete pronti? Forse vorrete registrare le mie parole.
Cominciai dicendo che, in base alla mia esperienza, quando
il cadavere viene messo a contatto con l'acqua all'interno di una
casa in una vasca da bagno, sotto una doccia e cos via, l'obiettivo
non  cancellare prove o indizi, bens allestire uno scenario
per far s che il delitto appaia qualcosa di diverso da quello
che . Aggiunsi che l'assassino era stato gi interrogato, dato che
questo genere di delitto  quasi sempre opera di un famigliare o
di un vicino. Durante l'esecuzione del crimine non aveva temuto
di essere disturbato; forse perch conosceva bene Karla o perch
l'aveva osservata abbastanza a lungo da imparare le sue abitudini
e quelle di Mark. Durante il colloquio con la polizia si
era sicuramente mostrato collaborativo; in questo modo sentiva
di avere il controllo della situazione.
Quel pomeriggio non si era recato a casa di Karla con l'intenzione
di uccidere, altrimenti avrebbe portato con s l'arma o
l'attrezzatura necessaria (il suo kit da stupro). Invece, l'aveva
colpita con un oggetto contundente e strangolata con le mani,
spinto dalla collera o dalla disperazione per essere stato rifiutato.
Manipolazione, dominio e controllo sono le parole-chiave
dello stupratore. Era probabile che l'assassino fosse riuscito a intrufolarsi
in casa offrendo a Karla un aiuto. Lei, che evidentemente
lo conosceva, lo aveva fatto entrare. L'uomo mirava ad
avere un rapporto sessuale, e davanti alla resistenza, reale o immaginaria,
della giovane, aveva deciso che ucciderla restava la
sola via di scampo. Era probabile che a questo punto si fosse
lasciato prendere dal panico, e forse, dopo averla strangolata,
le aveva spruzzato in faccia dell'acqua nella speranza di farla tornare
in s. Visti inutili i suoi tentativi, l'aveva trascinata fino al
barilotto e le aveva tuffato dentro la testa. Voleva dare l'impressione
che il delitto apparisse inquadrato in un qualche bizzarro
rituale; in altre parole, voleva stornare l'attenzione da ci che
era realmente accaduto. C'era, tuttavia, anche un secondo significato:
la donna l'aveva respinto e ora lui desiderava umiliarla.
Come in molti altri casi, pi azioni compie un soggetto sulla
scena del crimine, pi numerosi saranno gli indizi e le prove
a disposizione degli investigatori.
L'assassino in questione, dissi, ha venticinque/trent'anni, e
questo  il suo primo omicidio. La sua messa in scena  di
scarsa qualit, ma lui ha una personalit esplosiva, aggressiva,
e non  escluso che abbia gi commesso reati di minor conto.
Sposato, ha divorziato di recente o ha problemi coniugali.  un
perdente, con una scarsa stima di s e, bench possa dare un'immagine
diversa,  altamente inadeguato.
La sua intelligenza rientra nella media, ha interrotto gli studi
dopo le superiori e, per l'uso che ha fatto del filo elettrico per
legare le mani alla vittima, potrebbe lavorare nel mondo dell'artigianato
e delle professioni tecniche. Col proseguire delle indagini,
cambier presumibilmente residenza e/o lavoro e, non appena
le acque si saranno calmate, forse lascer addirittura la citt.
Ricorre alla droga, all'alcol o alle sigarette per alleviare la tensione,
anzi, l'alcol potrebbe avere avuto un ruolo importante
nell'omicidio. Non era comunque ubriaco al momento del delitto,
perch in quel caso non avrebbe dedicato tanto tempo all'allestimento,
ma forse aveva bevuto quanto bastava per superare le inibizioni.
Ha problemi di insonnia e nella sfera sessuale, e le sue abitudini
stanno diventando sempre pi notturne. Se ha un lavoro
regolare, negli ultimi tempi deve aver collezionato un buon numero
di assenze. Ha cambiato il proprio aspetto fisico, radendosi
la barba se la portava, o facendosela crescere. Poich  di
indole trasandata, qualunque tentativo per apparire in ordine
richieder da parte sua uno sforzo psicofisico considerevole.
Quanto al mezzo di trasporto, ripresi, ero incline a credere
che anche lui guidasse un Maggiolone Volkswagen, vecchio e
non troppo ben tenuto, di colore rosso o arancione.
Il soggetto seguir attentamente le indagini attraverso i giornali
e gli organi di stampa, e proprio sul loro andamento baser
le proprie azioni. Poich ha quasi certamente superato indenne
la macchina della verit, la fase successiva delle indagini dovr
porsi l'obiettivo di minare la sua sicurezza.
I fattori scatenanti possono essere molti.  probabile che
ogni anno, a giugno, il soggetto diventi pi nervoso; con ogni
probabilit  stato a visitare la tomba di Karla, nel Calvary Hill
Cemetery. Forse ha mandato fiori o chiesto perdono direttamente a lei.
Poteva essere utile, conclusi, annunciare nuovi e promettenti
sviluppi e pubblicizzarli il pi possibile, in modo da tenere alta
la tensione. N avrebbe danneggiato un accenno all'esperto dell'FBI
e al fatto che il profilo da lui tracciato si armonizza alla
perfezione con le nuove prove venute alla luce.
A questo punto, mi dissero del suggerimento avanzato dal
dottor Levine di far riesumare il cadavere e chiesero la mia opinione.
Era un'ottima idea, risposi, e bisognava darle quanta pi
risonanza possibile. Weber sarebbe dovuto comparire in televisione
e annunciare che, se il corpo si fosse rivelato in buone
condizioni e il nuovo esame avesse dato i risultati previsti, la soluzione
del caso sarebbe stata prossima.
In un certo senso, bisognava comunicare all'assassino l'impressione
che si stesse resuscitando Karla, che la si riportasse
in vita per darle modo di accusare il suo assassino.
La riesumazione sarebbe stata per lui causa di estrema tensione.
Inoltre, Weber avrebbe dovuto ribadire il suo fermo proposito
di risolvere il caso a ogni costo. A quel punto, non era improbabile
che il soggetto si scoprisse facendo domande in giro,
o addirittura contattando direttamente la polizia. Era importante
che l'esumazione venisse ripresa dalle telecamere, perch
forse il nostro uomo sarebbe stato presente, ansioso di accertarsi
delle condizioni del cadavere. Se le condizioni di questo fossero
state definite buone, il suo livello di stress sarebbe ulteriormente
salito, e forse si sarebbe accentuata la sua tendenza all'isolamento.
Da parte loro, gli investigatori dovevano cominciare
a tenere le orecchie aperte nei bar e nei locali pubblici, per scoprire
se di recente qualcuno avesse modificato in modo eclatante
il proprio comportamento. Al tempo stesso, uno di loro
avrebbe trasmesso tramite la stampa un messaggio comprensivo:
sappiamo quello che sta passando l'assassino, sappiamo che
non era intenzionato a uccidere e che ora  oppresso da un grave fardello.
Illustrai, quindi, una strategia simile a quella utilizzata nel
caso Stoner. Una volta identificato un sospetto, era importante
che non venisse arrestato subito, ma lasciato a bollire nel suo
brodo per qualche settimana.
Pi elementi avessero avuto gli investigatori, pi alte sarebbero
state le probabilit di una confessione. Sarebbe inoltre stato
opportuno tenere nella stanza dell'interrogatorio un oggetto
legato all'omicidio (il sasso del caso Stoner).
Com'era prevedibile, i miei ospiti mi chiesero come avessi
fatto a ricavare tanti dettagli dal semplice esame del materiale.
 una domanda cui non so mai rispondere, bench Ann Burgess
abbia notato che in me  molto accentuato l'elemento visivo,
e che durante le discussioni tendo a dire vedo piuttosto
che penso. Ci  dovuto probabilmente alla forzata lontananza
dalla scena del crimine e alla conseguente necessit di ricrearla nella mia mente.
La mia descrizione, dissero gli investigatori, si adattava in
particolare a due indiziati: Paul Main e il suo amico John Prante.
Il giorno dell'omicidio, entrambi si trovavano nelle immediate
vicinanze e uno di loro, Prante, beveva birra. Le loro versioni
non avevano mai coinciso del tutto e, se questo era forse
attribuibile allo scarso livello intellettivo e al bere, non si poteva
tuttavia escludere che uno o entrambi avessero mentito. Per certi
versi, era Prante quello che meglio si attagliava al mio profilo:
si era mostrato cooperativo con la polizia e una volta calmatesi
le acque aveva lasciato la citt per tornare solo in un secondo tempo.
Perch non usare nei confronti di entrambi la strategia da me
delineata? N avrebbe guastato un tocco di drammaticit in
pi, assicurato da una donna che fingendosi Karla li chiamasse
in piena notte per singhiozzare al telefono: Perch? Perch?
Nel giro di una settimana o dieci giorni, la polizia avrebbe sicuramente
avuto qualche riscontro dall'uno o dall'altro, e a quel
punto sarebbe ricorsa a informatori - amici, conoscenze, colleghi
di lavoro - per estorcere una confessione, o almeno un commento all'interessato.
La riesumazione del cadavere avvenne il 1 giugno del 1982,
secondo modalit conformi ai miei suggerimenti. Scoprii in
quell'occasione che ottenere la collaborazione della stampa 
pi facile nelle piccole citt che nei grossi centri, dove i giornalisti
sono pi inclini a sospettare che li si voglia manipolare. Da
parte mia, credo che una forma di collaborazione tra organi di
informazione e rappresentanti della legge sia fondamentale,
purch non comprometta l'integrit di nessuno. Non ho mai
chiesto a un giornalista o a un reporter di mentire, n di fornire
resoconti incompleti. Mi  successo per di passargli informazioni
che desideravo arrivassero a un particolare soggetto.
Quando i giornalisti si mostrano disponibili con me, io faccio
altrettanto con loro, e, in alcune circostanze, gli ho assicurato l'esclusiva di un caso.
Il cadavere di Karla era in condizioni sorprendentemente
buone. La nuova autopsia fu eseguita dalla dottoressa Mary
Case, vice anatomopatologo della citt di St. Louis. A differenza
di quanto avvenuto durante il primo esame, la dottoressa
Case accert che la morte era sopravvenuta per annegamento.
Riscontr inoltre una frattura al cranio e rilev le impronte dei denti necessarie agli investigatori.
Intanto, la campagna pubblicitaria continuava. Tom O'Connor,
della polizia di Stato, e Wayne Watson, dell'Unit frodi e
falsificazioni, andarono a parlare con Main, apparentemente
per accertare la legittimit di alcuni aiuti statali da lui ricevuti.
Accennarono quindi all'omicidio, e bench l'uomo negasse
ogni coinvolgimento, apparve evidente che ne seguiva con attenzione
gli sviluppi e che era a conoscenza di informazioni riservate.
Per esempio, quando Watson gli fece notare che fra le
sue precedenti residenze non aveva nominato Acton Avenue,
Main si giustific dicendo che stava cercando di dimenticare
il trattamento ricevuto dalla polizia nel corso delle indagini.
Parla della ragazza cui hanno sparato e che poi  stata strangolata
e cacciata in un barile d'acqua? osserv Watson.
No, no, ribatt Main con foga. Non le hanno sparato!
Pi o meno all'epoca della riesumazione, si present alla polizia
di Wood River un certo Martin Higdon. Era stato compagno
di liceo di Karla Brown, disse, e la recente pubblicit riservata
al caso aveva fatto s che se ne parlasse nel suo ambiente di
lavoro. Pensava che la polizia dovesse sapere che, stando a una
sua collega, durante una festa tenutasi poco tempo dopo l'omicidio,
un uomo aveva dichiarato di essere stato a casa di Karla il giorno della sua morte.
Contattata da O'Connor e White, la donna, che rispondeva
al nome di Vicki White, conferm tutto. Lei e suo marito Mark
avevano partecipato a una festa a casa di Spencer e Roxanne
Bond, e in quell'occasione lei aveva parlato con un uomo che
aveva conosciuto al Lewis and Clark Community College. Questi
le aveva appunto detto di essere stato a casa di Karla il giorno
dell'omicidio, e menzionato il fatto che la ragazza era stata morsa
su una spalla. Stava per lasciare la citt, aveva aggiunto, perch
temeva di essere sospettato. Al momento, tuttavia, Vicki
aveva pensato che fossero solo chiacchiere e non gli aveva prestato
troppa attenzione. L'uomo si chiamava John Prante.
Come faceva a sapere delle impronte dei denti, quando la
polizia ne era venuta a conoscenza solo due anni pi tardi?, si
chiesero i due investigatori. Il padrone di casa, Spencer Bond,
conferm la versione dei White e ricord inoltre che Main gli
aveva fornito alcuni dettagli sul ritrovamento di Karla. Main
aveva avuto quelle informazioni da Prante, o viceversa? Alla
macchina della verit, Prante se l'era cavata meglio, ma n Weber
n la polizia pensavano che Main avesse il coraggio di perpetrare
un simile delitto, e neppure che fosse cos intelligente da stornare i sospetti sull'amico.
Bond aveva visto di recente Prante al volante del suo vecchio
Volkswagen Minibus rosso. Il fatto di avere sbagliato modello
mi sembr significativo, perch proprio in quel periodo stavamo
cominciando a notare tra i serial killer una spiccata preferenza
per i furgoni. Basti pensare a Bittaker, a Norris e a Pennell.
Nel retro di un furgone si pu fare quello che si vuole senza
essere visti. Pu essere un ottimo posto per uccidere.
Non mi sorprese apprendere che John Prante si era fatto crescere
la barba. In occasione di un incontro con lui, Bond acconsent
a portare addosso un microfono, e pur non ammettendo
nulla Prante rivel numerosi punti di contatto con il mio profilo.
Al Lewis and Clark aveva studiato saldatura. Dopo l'omicidio
aveva lasciato la citt. Era divorziato e aveva difficolt nei
rapporti con le donne. Era molto interessato alle indagini.
Il 3 giugno, gioved, l'ufficio di Weber ottenne dal tribunale
un'ordinanza che obbligava Prante a farsi rilevare le impronte
dentali. A lui, Don Greer assicur che se le impronte non avessero
coinciso sarebbe stato libero da ogni sospetto.
Subito dopo aver lasciato lo studio dentistico, Prante chiam
Weber per sapere come procedessero le indagini. Weber ebbe la
prontezza di fare ascoltare la telefonata anche al suo assistente
Keith Jensen. In questo modo, evitava il pericolo di venire allontanato
dal caso in quanto potenziale testimone. In quella telefonata,
Prante modific la sua versione, per quanto riguardava
la sua sosta a casa di Paul Main.
Altre informazioni vennero raccolte dalla polizia nel corso di
un secondo colloquio tra Bond e Prante e di una conversazione
registrata tra Bond e Main. Quest'ultimo si spinse fino a insinuare
che Karla avesse suscitato le ire di Prante respingendo le
sue avance; interrogato dalla polizia, disse di ritenere Prante responsabile
dell'omicidio. Dopo una conversazione privata con questi, tuttavia, ritratt.
Il mattino seguente, Weber, Rushing e Greer, andarono a
Long Island per consultare il dottor Levine. Gli sottoposero
le impronte dentali di Prante, di Main e di un terzo sospetto.
Levine elimin all'istante gli ultimi due. Non poteva affermare
con assoluta sicurezza che in tutto il mondo le impronte di
Prante fossero le sole a coincidere con quelle rinvenute sul cadavere, ma certo apparivano identiche.
Paul Main fu arrestato con l'accusa di aver ostacolato il corso
della giustizia. Prante fu invece imputato di omicidio e processato
nel giugno 1983. Un mese dopo, fu riconosciuto colpevole
e condannato a settantacinque anni di carcere.
C'erano voluti quattro anni, ma grazie agli sforzi congiunti
di molti, l'assassino era finalmente stato consegnato alla giustizia.
Quanto a me, rimasi lusingato nel ricevere copia di una lettera
del viceprocuratore di Stato Keith Jensen al direttore dell'FBI.
Diceva: La comunit si sente finalmente al sicuro. La
famiglia della vittima sente di aver ricevuto giustizia. Nulla di
tutto questo sarebbe stato possibile senza John Douglas, i cui
sforzi, credo, dovrebbero ricevere il giusto rilievo. Mi auguro
che ci siano molti altri John Douglas, dotati della stessa competenza
e della stessa capacit da lui dimostrate.
Parole davvero gentili, ma per fortuna gi dal gennaio precedente
avevo convinto Jim McKenzie, vicedirettore dell'Accademia,
della necessit di avere altri John Douglas. Lui, a sua
volta, era riuscito a persuadere il quartier generale, e fu cos
che in quella prima tornata mi garantii la collaborazione di Bill
Hagmaier, Jim Horn, Blaine McIlwain e Ron Walker. In seguito
sarebbero arrivati anche Jim Wright e Jud Ray.
Vi sono casi la cui soluzione richiede anni di lavoro. Altri,
invece, non meno complessi, vengono chiusi in pochi giorni o settimane.
Quando Donna Lynn Vetter, stenografa presso uno degli uffici
federali dell'FBI del Sud-Ovest, venne violentata e assassinata
nel suo appartamento al pianterreno, Hazelwood e Wright
ricevettero un ordine quanto mai esplicito dall'ufficio del direttore:
Recarsi immediatamente sul luogo e risolvere il caso. A
quell'epoca avevamo gi provveduto a suddividere il Paese in
regioni, e il delitto Vetter ricadeva sotto la giurisdizione di Jim.
Il messaggio non doveva lasciare spazio ad ambiguit: nessuno
poteva uccidere un federale e sperare di farla franca. Alle due
del pomeriggio successivo, un elicottero dell'FBI trasport i due
agenti presso la base aeronautica di Andrews, nel Maryland, dove
si imbarcarono su un jet, anche questo di propriet del Bureau.
Arrivati sul posto, si recarono immediatamente sulla scena
del crimine, sorvegliata dalla polizia locale.
La Vetter, ventidue anni, bianca, era cresciuta in una fattoria
e, bench lavorasse per il Bureau da pi di due anni, si era trasferita
in citt solo otto mesi prima. Ignara dei pericoli della vita
urbana, aveva affittato un appartamento in una zona industriale,
abitata in prevalenza da neri e latinoamericani. Sensibile alla
questione della sicurezza, la soprintendente dello stabile aveva
fatto installare una luce al neon sulle porte degli appartamenti
occupati da donne sole, cos che i sorveglianti potessero prestare
loro una particolare attenzione. Bench non fosse stato reso
pubblico, si trattava pur sempre di un accorgimento facilmente
decodificabile anche per l'ultimo dei ficcanaso.
Poco dopo le undici di sera, notando uno strappo nella zanzariera
della finestra dell'appartamento della Vetter, un inquilino
aveva avvisato l'addetto alla sicurezza, che a sua volta si era
affrettato a chiamare la polizia. La donna era stata trovata nuda
e coperta di sangue; era stata pugnalata pi volte e percossa al
viso. L'autopsia rivel che era stata violentata.
Fu possibile stabilire che l'aggressore era entrato dalla finestra
anteriore, e che cos facendo aveva rovesciato una grossa
pianta in vaso. Il cavo del telefono era stato strappato, e grandi
macchie di sangue costellavano il tappeto della sala da pranzo e
il pavimento della cucina. Le tracce di sangue indicavano che la
vittima era stata trascinata fino in soggiorno. Dalle ferite, gli investigatori
dedussero che la Vetter era riuscita a impadronirsi di
un coltello, ma che l'aggressore glielo aveva strappato di mano per usarlo contro di lei.
Gli indumenti sporchi di sangue della Vetter furono rinvenuti
dal personale paramedico in cucina. I pantaloncini e gli
slip erano arrotolati, a segnalare che le erano stati tolti quando
giaceva a terra. Al suo arrivo, la polizia aveva trovato l'appartamento
immerso nel buio. Si ipotizz che fosse stato l'aggressore
a spegnere le luci nel tentativo di ritardare la scoperta.
Colleghi, famigliari e vicini dipinsero la Vetter come una ragazza
modesta, timida e molto religiosa. Sembrava che avesse
condotto una scarsissima vita sociale, e i colleghi la descrissero
come coscienziosa e zelante, ma diversa. Un giudizio forse
attribuibile alla semplicit di Donna. In casa non furono trovati
n droghe, n alcol, n pillole anticoncezionali. Di pi: i suoi
genitori dichiararono che la figlia avrebbe fatto qualunque cosa per proteggere la sua verginit.
Ecco ora le conclusioni cui Roy e Jim arrivarono dopo aver
esaminato la scena del crimine. Ad aiutarli fu soprattutto una
macchia di sangue che scoprirono fuori dalla porta del bagno.
Nella stanza trovarono tracce di urina, ma nel water, di cui non
era stato tirato lo sciacquone, non c'era traccia di carta igienica.
Furono questi particolari a consentir loro di ricostruire la dinamica
del delitto. Donna si trovava presumibilmente in bagno
quando aveva sentito entrare qualcuno. Era uscita senza preoccuparsi
di tirare l'acqua, ma aveva appena varcato la porta
quando l'intruso l'aveva colpita con violenza al viso, nell'intento
di neutralizzarla. L'arma del delitto, un coltello da cucina, fu
trovata in soggiorno, sotto un cuscino.
Da quest'ultimo elemento, i due trassero la conclusione che
l'assassino non era entrato con l'intenzione di uccidere, circostanza
confermata dal fatto che nessun oggetto di valore era stato
trafugato. Il suo obiettivo era lo stupro, e questo spiegava il
telefono messo fuori uso. L'accessibilit dell'appartamento,
l'ingenuit della vittima, la modalit dell'aggressione, tutto indicava
un individuo dotato di scarsa intelligenza, nessuna abilit
sociale e nessuna fiducia nella propria capacit di controllare
gli altri con le parole. Un uomo consapevole che solo esercitando
fin dall'inizio un controllo totale sulla vittima avrebbe
potuto attuare le sue intenzioni.
Ci che non aveva messo in conto era la strenua resistenza
che Donna gli aveva opposto. Una resistenza che aveva suscitato
in lui il timore di perdere il dominio della situazione, e rinfocolato
la sua rabbia. A differenza di quanto era avvenuto nel caso
Brown, l'impressione era che in questo delitto collera e bisogno
di gestire la vittima avessero rivestito pari importanza. E si
trattava di collera covata a lungo. I segni sul cadavere indicavano
che l'assassino aveva aggredito la vittima in cucina, per poi
trascinarla in un'altra stanza e l violentarla.
Quella sera stessa, Roy e Jim cominciarono a elaborare il
profilo. Bisognava cercare un uomo di et compresa tra i venti e
i ventisette anni. Di norma, negli omicidi a sfondo sessuale assassino
e vittima appartengono allo stesso gruppo etnico, ma essendo
convinti che l'omicidio Vetter fosse una conseguenza dello
stupro, gli agenti pensarono che al caso si dovessero applicare
le regole relative alla violenza. Stabile e quartiere erano abitati
in prevalenza da neri e latinoamericani, e poich nella zona
erano numerosi gli episodi di violenza contro donne bianche da
parte di neri, diventava probabile che anche in questo caso il killer fosse di colore.
Non credevano che il soggetto fosse sposato, ma forse intratteneva
una relazione basata sullo sfruttamento o comunque sulla
dipendenza economica. Le donne che frequentava erano pi
giovani e meno esperte di lui, oppure particolarmente influenzabili,
perch in nessun caso lui avrebbe instaurato rapporti con
soggetti che lo intimidissero. Pur di scarsa intelligenza e con un
curriculum scolastico mediocre, era scaltro, e in grado di cavarsela
in una rissa. Ci teneva ad apparire un duro, curava la forma
fisica e spendeva molto in vestiti.
Abitava in un edificio popolare a pochissima distanza dal
luogo del delitto. Svolgeva un lavoro manuale ed entrava spesso
in conflitto con colleghi o superiori. A causa del temperamento
esplosivo, non aveva prestato servizio militare o, in alternativa,
era stato congedato in anticipo. Non aveva mai ucciso prima,
ma probabilmente aveva aggredito e rubato. Roy Hazelwood
era convinto che avesse precedenti per stupro o comunque aggressioni sessuali.
Ne ipotizzarono una condotta post-crimine caratterizzata da
assenze dal lavoro, dimagrimento, cambiamenti nell'aspetto e
consumo d'alcol. Particolare ancora pi importante, si dissero
persuasi che l'uomo avrebbe parlato del delitto con un famigliare
o con qualcuno che gli era molto vicino. E su questo punto si
sarebbe dovuto far leva per arrivare all'arresto.
Sapendo che il soggetto avrebbe seguito con attenzione gli
sviluppi del caso, Roy e Jim decisero di pubblicizzare il profilo
facendosi intervistare dalla stampa locale. L'unico elemento su
cui mantennero il riserbo fu quello relativo al gruppo etnico.
Non volevano che un eventuale errore imprimesse alle indagini una direzione sbagliata.
Diedero invece molto risalto al pericolo in cui versava il depositario
delle confidenze dell'assassino, e lo invitarono a contattare
le autorit prima che fosse troppo tardi. Due settimane e
mezzo pi tardi, si rivolse alla polizia un uomo che aveva partecipato
ad alcune rapine con l'assassino. Questi fu fermato e
incriminato formalmente grazie alle impronte del palmo della mano rinvenute sulla scena del crimine.
Si trattava di un ventiduenne di colore che abitava a quattro
isolati di distanza dalla casa di Donna. Scapolo, viveva con la
sorella da cui dipendeva economicamente. Al momento dell'omicidio
era in libert condizionale per stupro. Riconosciuto colpevole, fu condannato a morte. E stato giustiziato poco tempo
fa.
Ho ribadito spesso ai miei collaboratori che dovremmo ispirarci
al Cavaliere solitario, il quale, dopo aver collaborato
con la giustizia, si allontana in silenzio.
Chi erano quegli uomini mascherati? Si sono lasciati dietro questo
proiettile d'argento.
Quelli? Oh, venivano da Quantico.
Anche Roy e Jim lasciarono in silenzio la citt. Erano arrivati
a bordo di un aereo privato dell'FBI, ma tornarono a casa in
classe turistica, stipati fra vacanzieri e ragazzini urlanti. Noi per
sapevamo ci che avevano fatto, e cos tutti coloro che avevano beneficiato del proiettile d'argento.
...
.
...
15. QUANDO SI COLPISCONO QUELLI CHE SI AMANO.
...
.
...
Un giorno, mentre rivedeva alcune pratiche nel suo ufficio di
Quantico, Gregg McCrary ricevette la telefonata di uno dei dipartimenti
di polizia compresi nella sua regione. Volevano illustrargli
uno di quei casi dolorosi che si verificano anche troppo spesso.
Una ragazza-madre aveva appena lasciato il suo appartamento
al pianterreno di un condominio con il figlioletto di due anni.
Prima di salire in macchina, era stata aggredita da dolorosi
crampi allo stomaco e costretta a precipitarsi nel bagno condominiale,
vicino alla porta di servizio. La donna abitava in un
quartiere tranquillo, dove tutti si conoscevano, e raccomand al piccolo di non uscire.
Sono passati quarantacinque minuti quando la donna esce
dal bagno; il bambino non c' pi. Non ancora allarmata, va
a cercarlo fuori, e nel parcheggio trova uno dei suoi guantini.
In preda al panico, torna nel suo appartamento e chiama il
911. All'operatore urla che il figlio  stato rapito. La polizia arriva
poco dopo e batte a tappeto la zona. Inutilmente.
I media si impadroniscono della storia. La donna compare in
televisione per rivolgere un appello ai rapitori. Pur comprensiva,
la polizia non vuole correre rischi e la sottopone alla macchina
della verit. La donna la supera senza difficolt. Consapevoli
dell'importanza della rapidit nei casi di sequestro, gli investigatori si rivolgono a Gregg.
Fra il materiale da lui esaminato, c' la registrazione della
chiamata al 911. Qualcosa non lo convince. Ma ecco che si verifica
un nuovo sviluppo. La madre riceve un pacchetto per posta.
Il mittente non  indicato, e non c' alcun biglietto, ma
contiene il gemello del guanto rinvenuto nel parcheggio. E qui casca l'asino.
Ormai Gregg ha capito la verit. Informa la polizia che il
bambino  morto, e che a ucciderlo  stata la madre.
Ecco la spiegazione di Gregg. Il primo elemento sospetto 
dato dallo scenario stesso. Non c' madre che non tema di vedere
il proprio figlio nelle mani di un pervertito. Com' possibile
che abbia lasciato il bambino solo tanto a lungo? Perch
non l'ha portato con s o non ha trovato una sistemazione di
ripiego? Certo, non si pu escludere che le cose siano andate come
lei sostiene, ma ci sono altri fattori da considerare.
Al telefono, la donna ha detto esplicitamente che il piccolo 
stato rapito. Ora, Gregg sa per esperienza che i genitori tendono
a rifiutare certe orribili verit. Diranno piuttosto che il figlio
 scomparso, che  scappato, che non sanno dove si trova.
La scelta del termine rapimento, invece, suggerisce un piano accuratamente concertato.
L'appello in televisione non  ovviamente incriminante di
per s; di norma i genitori che ricorrono a questo strumento sono
in perfetta buona fede. E un fatto per che certe pubbliche
esibizioni servono a legittimare anche i pochi che non lo sono.
Ma, per Gregg, l'elemento decisivo  la restituzione del guanto.
I rapitori di bambini rientrano prevalentemente in tre categorie:
coloro che mirano a un guadagno; i molestatori che cercano
una gratificazione sessuale; infine gli individui solitari, instabili,
spinti dal disperato bisogno di avere un bambino tutto
loro. Nel primo caso, il sequestratore si metter incontatto con
la famiglia per esporre le proprie richieste, mentre negli altri due
non ci sar alcun contatto. Ma certo nessuno spedir un oggetto
appartenente al bambino per informare i famigliari dell'accaduto.
Lo sanno gi.
In sostanza, la donna aveva agito secondo quelli che riteneva
essere i criteri di un autentico sequestratore. Sfortunatamente
per lei, non aveva idea delle reali dinamiche di questo genere di reato, e si era tradita.
Di pi: aveva dei motivi per fare ci che aveva fatto ed era
riuscita a convincersi di essere nel giusto. Questo spiegava la facilit
con cui aveva superato la macchina della verit. Non soddisfatto,
Gregg volle sottoporla a un secondo esame, gestito da
un esperto federale: ebbe un esito completamente diverso. In
risposta ad alcune domande esplicite, la donna ammise di aver
ucciso il figlio e accompagn la polizia sul luogo della sepoltura.
Come Gregg aveva sospettato fin dall'inizio, il movente era
dei pi banali. Rimasta incinta molto giovane, la donna si era
vista esclusa dai normali divertimenti della sua et. A un certo
punto, aveva conosciuto un uomo desideroso di crearsi una famiglia,
il quale per non era disposto ad accollarsi un figlio non suo.
Gregg sarebbe arrivato alle stesse conclusioni anche se le
autorit avessero scoperto il corpo accidentalmente, senza essere
state informate della scomparsa. Il piccolo era stato sepolto in
un bosco con indosso una tutina imbottita. Era stato avvolto in
una coperta e quindi protetto con un sacco di plastica. Un sequestratore
o un pervertito non si sarebbe preso tanta briga;
quella sepoltura non denotava collera o disprezzo, bens amore e senso di colpa.
Da sempre gli uomini si rendono colpevoli di violenza contro
coloro che amano, o dovrebbero amare. Divenuto capo dell'Unit
di analisi comportamentale, Alan Burgess ebbe a dire
nella sua prima intervista televisiva: La violenza si  tramandata
di generazione in generazione, da quando Caino spar ad
Abele. Per fortuna, l'intervistatore non colse quella sua reinterpretazione
del primo omicidio nella storia nel mondo.
Uno dei casi pi sensazionali dell'Inghilterra del diciannovesimo secolo
fu appunto un caso di violenza famigliare.
Nel 1860 l'ispettore di Scotland Yard Jonathan Whicher si
rec nella citt di Frome, nel Somerset, per indagare sulla morte
di un bambino di nome Francis Kent, appartenente a una famiglia
di spicco della zona. La polizia locale era persuasa che il piccolo
fosse stato ucciso dagli zingari, ma Whicher arriv alla
conclusione che la colpevole era la sorella sedicenne di Francis,
Constance. L'importanza della famiglia e l'oggettiva difficolt
di ritenere un'adolescente colpevole di un delitto tanto efferato
fece s che il tribunale respingesse le prove prodotte da Whicher.
Constance fu assolta da ogni imputazione.
Il clamore suscitato dal caso costrinse Whicher a dimettersi.
Per anni, si adoper per dimostrare la fondatezza della sua tesi,
fino a quando le difficolt economiche e una salute malandata
lo costrinsero ad abbandonare l'impresa - un anno prima che
Constance Kent confessasse il suo crimine. La donna fu nuovamente
processata e condannata all'ergastolo. Tre anni dopo,
Wilkie Collins si ispir a questa vicenda per il suo pionieristico
romanzo La pietra di Luna.
La chiave di lettura di molti omicidi commessi contro parenti
o persone amate  l'allestimento. Per chiunque graviti cos
vicino alla vittima, stornare i sospetti dalla propria persona diventa
ancora pi necessario. A questo proposito, uno dei casi
pi significativi cui ho lavorato  l'omicidio di Linda Haney
Dover, uccisa a Cartersville, in Georgia, il 26 dicembre 1980.
Bench separata dal marito Larry, la ventisettenne Linda era
rimasta con lui in termini ragionevolmente cordiali, anzi, aveva
conservato l'abitudine di fare le pulizie nella casa che avevano
condiviso. E proprio in questa incombenza era impegnata quel
venerd, quando Larry usc col figlioletto per passare la giornata al parco.
Nel pomeriggio, al loro rientro, scoprono che Linda  scomparsa
e la casa  nel caos. Le lenzuola sono state strappate dal
letto, i cassetti del com sono aperti, ci sono indumenti dappertutto
e sul tappeto macchie rosse che sembrano sangue. Larry
chiama la polizia che si precipita sul posto e perquisisce la casa e le immediate vicinanze.
Trovano il corpo di Linda nell'intercapedine tra la casa e il
terreno. E avvolta fino al collo in una trapunta, ma sotto i seni
sono scoperti, i jeans abbassati fino alle ginocchia e le mutandine
calate a rivelare il pube. Linda  stata colpita al viso e alla
testa con un oggetto contundente e mostra ferite di numerose
coltellate che secondo gli agenti le sono state inferte quando era
gi a seno nudo. L'arma  presumibilmente un coltello da cucina
prelevato da un cassetto, ma le ricerche non danno alcun
esito. (Il coltello non verr mai trovato.) Linda  stata aggredita
in camera da letto e quindi trasportata fuori; sono le gocce di
sangue rinvenute sulle cosce a indicare che l'assassino ha maneggiato il cadavere.
Nulla nel passato di Linda Dover la rende una vittima ad alto
rischio. Bench separata da Larry, non aveva altre relazioni.
Gli unici fattori scatenanti sono forse il periodo dell'anno -
quello natalizio - e le cause della fine del suo matrimonio, qualunque esse siano.
In base al materiale e alle informazioni ricevuti dalla polizia
di Cartersville, conclusi che il responsabile poteva appartenere a
due diverse tipologie. Nel primo caso, bisognava cercare un solitario,
giovane e inesperto, che abitava nei paraggi e al quale
l'opportunit di uccidere si era presentata casualmente. A tale
proposito, seppi dalla polizia che di recente c'erano stati problemi
con un malvivente che abitava nel quartiere e di cui molti residenti avevano paura.
Ma l'assassino poteva appartenere a un'altra tipologia, poteva
cio trattarsi di qualcuno che conosceva bene la vittima e che
aveva cercato di stornare da s i sospetti. Ora, un omicida avverte
tale necessit solo nei casi di omicidio che noi definiamo per
cause personali. Anche le percosse e i traumi riscontrati sul viso
e sul collo rafforzavano questa ipotesi.
Il soggetto, aggiunsi, era intelligente ma non aveva frequentato
l'universit e svolgeva un lavoro che richiedeva un certo
impiego di forza fisica. Era aggressivo e aveva una bassa soglia
di tolleranza alla frustrazione. Umorale, incapace di accettare la
sconfitta, al momento dell'omicidio era probabilmente depresso,
forse per difficolt finanziarie.
Quanto all'allestimento, rispondeva a una logica precisa.
L'assassino non aveva voluto lasciare il cadavere all'aperto dove
un altro componente della famiglia - in particolare il figlio -
avrebbe potuto trovarlo. Inoltre, aveva cercato di dare al delitto
una connotazione sessuale - ecco il motivo del reggiseno rialzato
e delle mutandine abbassate -, ma il cadavere non portava
tracce di violenza. Non solo; per evitare che estranei lo vedessero
nudo, l'aveva avvolto nella coperta.
Inizialmente si sarebbe dimostrato fin troppo disposto a collaborare,
ma, una volta resosi conto di essere sospettato, si sarebbe
fatto ostile e arrogante. Con ogni probabilit avrebbe bevuto
di pi, si sarebbe drogato o forse avrebbe fatto ricorso alla
fede religiosa. Avrebbe modificato il proprio aspetto fisico o addirittura
cambiato lavoro e residenza.
Consigliai alla polizia di cercare qualcuno che di recente
avesse mutato in modo drastico il proprio comportamento.
Oggi  completamente diverso da com'era prima dell'omicidio, dissi.
Ci che non sapevo era che, al momento di contattarmi, la
polizia di Cartersville aveva gi accusato Larry Bruce Dover di
uxoricidio, e da me desiderava soltanto una conferma. Ne fui
infastidito, e per pi di una ragione. Tanto per cominciare, avevo
casi pi urgenti di cui occuparmi. Ancora pi importante,
l'FBI aveva corso il rischio di trovarsi in una posizione di imbarazzo.
Fortunatamente per tutti, il profilo si attagliava punto
per punto all'assassino. In caso contrario, un abile avvocato
avrebbe potuto citarmi come teste della difesa e costringermi
a dichiarare che il mio profiling si discostava per alcuni aspetti
dall'imputato. In seguito, mi sono sempre premurato di chiedere
agli inquirenti se avessero gi un sospetto, anche se non ho
mai voluto conoscerne in anticipo l'identit.
Il 3 settembre 1981 Larry Bruce Dover fu riconosciuto colpevole
dell'omicidio di Linda Haney Dover e condannato al carcere a vita.
Una variazione sul tema dell'omicidio tra consanguinei lo
troviamo nell'assassinio di Elizabeth Jayne Wolsieffer, conosciuta
come Betty, avvenuto nel 1986.
Poco dopo le sette del mattino di sabato 30 agosto, la polizia
di Wilkes-Barre, in Pennsylvania, viene chiamata al 75 di Birch
Street, dove un dentista molto noto in citt vive con la famiglia.
Arrivati sul posto, gli agenti Dale Minnick e Anthony George
trovano Edward Glen Wolsieffer, odontoiatra trentatreenne,
sdraiato a terra. Ha un trauma cranico e sul collo segni di strangolamento.
Con lui c' il fratello Neil. Abita dall'altra parte della
strada, spiega questi, ed  stato lo stesso Glen a chiamarlo.
Era stordito, disorientato, e il suo era l'unico numero telefonico
che ricordava. Chiamare la polizia, invece,  toccato a Neil.
Betty, la moglie trentaduenne di Glen, e la figlia Danielle, di
cinque anni, sono di sopra, aggiunge Neil. Trattenuto dalle
condizioni di Glen, lui non  ancora salito. Anzi, il ferito teme che l'intruso sia ancora in casa.
I due agenti perquisiscono la casa. Non trovano estranei, ma
il cadavere di Betty nella camera matrimoniale. Giace per terra
su un fianco, con la testa verso i piedi del letto. Gli ematomi sul
collo, la schiuma ormai secca che le si  raccolta intorno alla
bocca e il colore bluastro del viso indicano che  stata strangolata
a mani nude. Le lenzuola sono macchiate di sangue, ma il
volto della vittima dev'essere stato ripulito. La camicia da notte,
il solo indumento che indossa,  sollevata fino alla vita.
Danielle dorme nella stanza accanto. Non le  stato fatto alcun
male, e al suo risveglio dice di non aver sentito nulla.
Minnick e George tornano di sotto e, senza dire nulla, chiedono
al dottor Wolsieffer di ricostruire l'accaduto. E stato destato
all'alba da un rumore, racconta lui. Temendo che sia entrato
qualcuno, ha preso la pistola che tiene nel comodino ed 
sceso dal letto senza svegliare la moglie.
Sulla porta, scorge in cima alle scale un uomo dalla corporatura
robusta e lo segue non visto di sotto. L'uomo improvvisamente
scompare, e Glen comincia a perlustrare il pianterreno alla sua ricerca.
Ma ecco che alle spalle qualcuno gli passa intorno al collo un
laccio o forse una corda. Lui ha la prontezza di lasciar cadere la
pistola e afferrare il laccio. Con un calcio colpisce all'inguine
l'aggressore, che allenta la stretta. Ma prima di potersi girare,
Glen viene colpito alla testa e perde i sensi. Appena rinviene, chiama il fratello.
Le sue ferite non appaiono serie n alla polizia n ai paramedici
arrivati sul posto. Una contusione alla nuca, dei segni sul
collo, qualche leggero graffio sulle costole e sul petto. Ma
non vogliono correre rischi, e Glen viene trasportato al pronto
soccorso. Neppure il medico che lo visita giudica preoccupanti
le sue condizioni ma, poich il dentista sostiene di essere svenuto, decide di trattenerlo.
La polizia sospetta di Wolsiefifer fin dall'inizio. Quale malintenzionato
avrebbe scelto una finestra del secondo piano per introdursi in casa, e per di pi all'alba?
Sotto la finestra in questione  stata effettivamente trovata
una scala, ma  vecchia e non sembra in grado di reggere il peso
di una persona. Inoltre,  stata appoggiata al muro alla rovescia
e non ha lasciato alcun incavo nel terreno morbido. E sui pioli e
sul tetto vicino alla finestra non ci sono le tracce di rugiada o
d'erba che un intruso avrebbe certamente lasciato.
Elementi contraddittori sono presenti anche in casa. Non 
stato asportato nulla di valore, neppure i gioielli che pure si trovano
in bella vista nella camera da letto. E se l'intruso mirava a
uccidere, perch lasciare vivo un uomo, e per di pi armato, per
andare a ucciderne, ma non a violentarne, la moglie?
Sono soprattutto due i fattori di disturbo. Se Glen  stato afferrato
per il collo e stretto con tanta forza da fargli perdere i
sensi, perch sulla gola non sono visibili escoriazioni? Ancora
pi misterioso  il fatto che n lui n Neil siano saliti di sopra
per accertarsi che Betty e Danielle stessero bene.
A confondere ulteriormente le acque, il dottor Wolsieffer
continua a modificare la sua versione. Fa dell'intruso una descrizione
sempre pi particolareggiata. Portava una felpa scura,
una calza sul viso, e aveva i baffi. Ma il dentista si contraddice in
pi punti. Ad alcuni famigliari ha detto di essere rimasto fuori
fino a tardi quel venerd sera, ma di aver parlato con la moglie
prima di coricarsi. Con la polizia, invece, sostiene di non averla
svegliata. In un primo tempo riferisce che da un cassetto della
scrivania sono scomparsi circa milletrecento dollari, ma ritratta
quando gli inquirenti trovano la ricevuta attestante che quel denaro
 stato depositato in banca. All'arrivo della polizia  semisvenuto
e incoerente, ma in ospedale, quando viene informato
della morte della moglie, ammette di aver sentito la telefonata di uno degli agenti.
Col proseguire delle indagini, Glen Wolsieffer elabor versioni
sempre pi complicate. Il numero degli aggressori sal a
due. Aveva gi ammesso di aver avuto una relazione con una
sua ex assistente, aggiungendo per che tra loro tutto era finito
un anno prima. In seguito, tuttavia, confess di averla vista - e
di aver avuto con lei rapporti sessuali - pochi giorni prima dell'omicidio.
Inoltre, aveva trascurato di informare gli inquirenti di un'altra relazione che intratteneva contemporaneamente con
una donna sposata.
Gli amici di Betty Wolsieffer riferirono che, bench innamorata
del marito, la donna era stanca del suo comportamento e
soprattutto delle sue uscite del venerd sera. Pochi giorni prima
di morire, aveva detto a un'amica che, se le cose non fossero
cambiate, avrebbe preso posizione.
Consigliato dal suo legale, dopo quei primi colloqui Glen rifiut
di parlare con la polizia, che si concentr di conseguenza
sul fratello Neil, il cui comportamento era altrettanto bizzarro.
Sostenendo l'inaffidabilit della macchina della verit, Neil rifiut
di sottoporsi all'esame, e solo in ottobre, dopo molte insistenze
da parte della famiglia di Betty e a causa della pressione
esercitata dai media, acconsent a incontrare gli inquirenti in tribunale.
Alle dieci e quindici del mattino - il colloquio era fissato, per
le dieci - Neil, che viaggiava a bordo della sua piccola Honda,
rimase ucciso in uno scontro frontale con un autoarticolato
Mack. Al momento dell'incidente, si stava allontanando dal tribunale.
L'inchiesta port a un verdetto di suicidio, anche se in
seguito si ipotizz che l'uomo avesse effettuato una svolta e stesse
cercando di tornare indietro. Non lo sapremo mai con certezza.
A un anno di distanza, la polizia di Wilkes-Barre aveva raccolto
molte prove indiziarie a carico di Glen Wolsieffer, ma
nulla che ne giustificasse l'arresto. Sulla scena del crimine erano
stati trovati i suoi capelli e le sue impronte digitali, ma si trattava
pur sempre della sua camera da letto. Gli inquirenti ipotizzarono
inoltre che l'uomo si fosse liberato dell'arma e di eventuali
indumenti insanguinati gettandoli nel fiume prima dell'arrivo
di Neil. Per procedere all'arresto, c'era la necessit che
un esperto dichiarasse che il crimine era stato commesso da una
persona che conosceva la vittima.
Nel gennaio del 1988, la polizia di Wilkes-Barre mi chiese
un'analisi del delitto. Arrivai abbastanza in fretta alla conclusione
che era effettivamente opera di qualcuno che conosceva bene
la vittima e che aveva seminato falsi indizi allo scopo di depistare
le indagini. Poich la polizia disponeva gi di un sospetto,
invece di elaborare un profilo puntai a fornirle gli elementi che ne giustificassero l'arresto.
Un omicidio di quel genere, al sorgere del giorno e in quel
quartiere, perpetrato in una casa con due auto parcheggiate nel
viale, si poteva senz'altro definire un crimine ad alto rischio, e il
movente del furto era quindi estremamente improbabile. In
tanti anni di ricerca e lavoro non ci era mai capitato di imbatterci
in un ladro che entrasse da una finestra del secondo piano
e, senza fare alcun controllo, scendesse subito di sotto.
Poich nulla dimostrava che l'assassino fosse arrivato sul posto
armato, era logico ipotizzare un omicidio non premeditato.
La signora Wolsieffer non era stata violentata, e ci rendeva improbabile
anche il movente dello stupro. Tutte queste considerazioni restringevano la rosa dei potenziali moventi.
Un omicidio per strangolamento  quasi sempre un omicidio
di natura personale. Certo non  un metodo che sceglierebbe
uno sconosciuto, soprattutto dopo essersi dato la pena di
programmare un'irruzione in casa della vittima.
Intanto la polizia continuava con metodicit a lavorare sul
caso. Erano convinti di conoscere l'identit dell'assassino, ma
non c'erano prove sufficienti per istruire un processo.
Nel frattempo Glen Wolsieffer si trasfer a Falls Church,
Virginia, nei pressi di Washington D.C., dove avvi un nuovo
studio. Verso la fine dell'Ottantanove venne spiccato a suo carico
un avviso di custodia cautelare che si basava in prevalenza
sulla mia relazione. Il 3 novembre 1989, trentotto mesi dopo
l'omicidio, un'operazione congiunta della polizia di Stato, di
contea e locale port all'arresto di Wolsieffer nel suo studio.
 successo troppo in fretta, disse lui a uno degli agenti.
Ci siamo finiti dentro. Era tutto talmente confuso. In seguito,
tuttavia, sostenne di essersi riferito all'aggressione subita, non all'omicidio della moglie.
Bench all'epoca avessi deposto come esperto nei tribunali di
parecchi Stati, la difesa mi defin stregone vud, e alla fine il
giudice decise di non farmi testimoniare. La pubblica accusa fu
tuttavia autorizzata a utilizzare il materiale da me fornito, e questo,
insieme con il lavoro della polizia, fu sufficiente a garantire
un'imputazione per omicidio non premeditato.
Erano molte le incongruenze che caratterizzavano il caso
Wolsieffer: la scala traballante e mal posizionata, il tentativo
di spacciare l'omicidio per un delitto a sfondo sessuale, l'inconsistenza
delle tracce di strangolamento. Ma l'elemento pi eclatante
era la totale illogicit del comportamento del presunto intruso.
Chiunque si introduca in una casa per commettervi un
crimine si preoccuper prima di ogni altra cosa della minaccia
maggiore, che in questo caso era senza dubbio costituita da un
uomo alto pi di uno e ottanta, del peso di oltre cento chili e per di pi armato.
Un investigatore dev'essere sempre pronto a cogliere determinate
incongruenze, e a noi l'esperienza ha insegnato a non
fermarci mai all'apparenza. Per certi versi siamo come attori
che si preparano a interpretare un ruolo. L'attore cerca di andare
oltre quello che c' scritto nel copione, si sforza, cio, di cogliere
il significato nascosto del testo.
Un esempio tipico  dato dall'omicidio di Carol Stuart, avvenuto
a Boston nel 1989. Prima ancora che si arrivasse alla soluzione,
il caso divenne celebre e minacci la stabilit della comunit urbana coinvolta.
Una notte Carol e il marito Charles attraversavano Roxbury
per tornare a casa dopo aver partecipato a una lezione sul parto
naturale. Mentre erano fermi a un semaforo, vennero aggrediti
da un nero di corporatura robusta, che spar a Carol, trent'anni,
uccidendola, e quindi rivolse l'arma contro il ventinovenne
marito di lei. Ferito all'addome, questi rimase in sala operatoria
per ben sedici ore. Inutilmente i medici del Brigham and Women's
Hospital si prodigarono per salvare Carol. Prima che
morisse, le fu praticato il taglio cesareo, ma il piccolo Christopher
sopravvisse solo poche settimane. Charles era ancora in
ospedale quando ebbe luogo il funerale della moglie.
La polizia di Boston entr immediatamente in azione, fermando
tutti gli uomini di colore che rispondevano alla descrizione
fatta da Charles, e finalmente questi ne indic uno.
Presto, per, la sua versione cominci a mostrare punti deboli.
Suo fratello Matthew arriv a dubitare che la rapina avesse
mai avuto luogo quando Charles gli chiese di aiutarlo a liberarsi
di una borsa contenente gli oggetti che si riteneva fossero stati
trafugati dall'assassino. L'indomani, dopo che il procuratore distrettuale
ebbe annunciato la sua intenzione di accusarlo dell'omicidio
della moglie, Charles si suicid buttandosi da un ponte.
La comunit nera si sent comprensibilmente offesa dalle accuse
mosse da Stuart. Solo sei anni prima, Susan Smith aveva
falsamente accusato un uomo di colore del rapimento dei suoi
due figli. In quel caso, tuttavia, e grazie anche alla collaborazione
dei media e delle autorit federali, lo sceriffo era arrivato alla verit in pochi giorni.
Ci non accadde nel caso Stuart, anche se ritengo che le cose
sarebbero andate diversamente se la polizia avesse analizzato la
versione dell'uomo a fronte di ci che era realmente accaduto
sul luogo del delitto. Non capita spesso che qualcuno si spinga
fino a rischiare la morte per camuffare i suoi veri intenti. Ma
proprio come nel caso Wolsieffer, quando un presunto aggressore
si accanisce prima sulla persona che costituisce la minaccia
minore - quasi sempre una donna -, una ragione deve pur esserci.
Se il suo scopo  la rapina, l'aggressore tenter sempre di
neutralizzare prima la vittima pi pericolosa. Quando questo
non succede, bisogna scoprire il perch.
In simili casi, pu accadere che l'investigatore si scopra emotivamente
coinvolto dalle vittime sopravvissute.  naturale prestare
fede a chi si trova in uno stato di palese sofferenza. Se la
sua recitazione  appena decente, se a un primo esame il crimine
inscenato appare plausibile, difficilmente gli inquirenti decideranno
di andare pi a fondo. Si pu solidarizzare con la vittima,
ma la mancanza di obiettivit non giova a nessuno.
Che genere di persona pu aver commesso un'azione simile?
La risposta a questo interrogativo pu essere dolorosa, ma il nostro lavoro consiste appunto nel trovarla.
...
.
...
16. DIO VUOLE CHE TU RAGGIUNGA SHARI FAYE.
...
.
...
Shari Faye Smith, bella e vivace studentessa dell'ultimo anno
delle superiori, venne rapita nei pressi di Columbia, South Carolina,
mentre era ferma davanti alla cassetta della posta di casa
sua. Stava rientrando dopo essersi incontrata col suo ragazzo,
Richard, in un vicino centro commerciale. Erano le 15,38 del
31 maggio 1985, un pomeriggio caldo e soleggiato, e due giorni
dopo Shari avrebbe dovuto cantare l'inno nazionale alla cerimonia
di conferimento dei diplomi della Lexington High School.
Pochi minuti dopo, il padre Robert trov la sua auto all'imboccatura
del lungo viale che portava alla casa. La portiera era
aperta, il motore acceso e sul sedile era posata la borsa della figlia.
In preda al panico, l'uomo avvert immediatamente il dipartimento
dello sceriffo della contea di Lexington.
Episodi del genere non erano frequenti a Columbia, una
tranquilla cittadina che sembrava incarnare il concetto stesso
di valori famigliari. Com'era possibile che quella graziosa
biondina fosse scomparsa davanti a casa sua? E che razza di persone
potevano aver ideato un simile rapimento?
Intuendo subito la gravit della situazione, lo sceriffo Jim
Metts si affrett a organizzare quella che doveva diventare la
pi grande caccia all'uomo nella storia del South Carolina.
Vi parteciparono uomini della polizia di Stato e agenti delle
contee vicine, cui si unirono pi di mille volontari. Subito dopo,
Metts arriv a scagionare da ogni sospetto Robert Smith,
che aveva rivolto un pubblico appello ai rapitori della figlia.
Quando la vittima  da considerarsi a basso rischio, infatti, 
prassi normale valutare prima di ogni altra la posizione dei famigliari.
All'angosciata famiglia Smith giunse finalmente una telefonata.
A chiamare era un uomo che con voce stranamente distorta
asser di avere rapito Shari. Non  uno scherzo; Shari portava
un costume da bagno bianco e nero sotto la camicetta e i pantaloncini.
La madre di Shari, Hilda, lo inform che la ragazza era diabetica
e aveva bisogno di pasti regolari e di medicine. L'uomo
non avanz alcuna richiesta di riscatto, limitandosi a dire che
quello stesso giorno avrebbero ricevuto una lettera.
Comprensibilmente, l'inquietudine della famiglia e degli inquirenti crebbe.
La mossa successiva di Metts riflette l'addestramento ricevuto.
Sia lui sia il vicesceriffo Lewis McCarty avevano frequentato
l'Accademia dell'FBI e intrattenevano con il Bureau ottimi rapporti.
Senza esitare, Metts contatt Robert Ivey, agente speciale
incaricato dell'ufficio di Columbia, e la mia unit a Quantico.
Poich io non ero disponibile, al caso furono assegnati gli agenti
Jim Wright e Ron Walker. Dopo aver analizzato con cura le
circostanze del rapimento, i due concordarono nel giudicare il
sequestratore una personalit sofisticata ed estremamente pericolosa.
Temevano che la ragazza fosse gi morta e che presto il suo
assassino avrebbe avvertito l'impulso irrefrenabile di colpire ancora.
Con ogni probabilit, aveva visto Shari e il suo ragazzo,
Richard, che si baciavano al centro commerciale e aveva improvvisamente
deciso di seguire la ragazza fino a casa. Era stata
una vera sfortuna che Shari si fosse fermata a controllare la cassetta
delle lettere. Con ogni probabilit, se non l'avesse fatto, il
sequestro non avrebbe avuto luogo. Nella speranza di reperire
nuove informazioni, il dipartimento dello sceriffo mise sotto
controllo il telefono degli Smith.
Fu a questo punto che alla famiglia giunse una prova di importanza
cruciale. In tanti anni di servizio, ho assistito a episodi
orrendi, quasi incredibili, ma di rado cos strazianti. Si trattava
di una lettera di due pagine scritta da Shari ai suoi cari. Sul
lato sinistro del foglio, era scritto in lettere maiuscole DIO E' AMORE.
Bench mi turbi ancora, la lettera  una straordinaria testimonianza
di carattere e di coraggio, e voglio riportarla per intero:
01/06/1985 Ore 3,10 Vi amo tutti.
Ultime volont e testamento
Vi voglio bene, mamma, pap, Robert, Dawn & Richard
e tutti quanti gli amici e parenti. Sto per andare a raggiungere
il Padre Mio, quindi per favore, per favore, non preoccupatevi!
Solo, ricordate la mia allegria & gli splendidi
momenti vissuti insieme. Vi prego, non permettete a questo
di rovinare la vostra vita, ma continuate a vivere giorno
per giorno nel nome di Ges. Qualcosa di buono ne
uscir, vedrete. I miei pensieri saranno sempre con & in
voti (Bara chiusa.) Vi amo tantissimo, maledizione. Scusa,
pap, ma per una volta devo imprecare! Ges perdonami.
Richard, tesoro... ti ho amato & ti amer sempre & ricorder
sempre i nostri momenti speciali. Ti chiedo una cosa,
per. Accetta Ges come il tuo Salvatore. La mia famiglia
ha esercitato una grande influenza sulla mia vita. Scusa
per i soldi della gita. Uno di questi giorni, ti prego, va' a casa mia.
Mi dispiace se qualche volta vi ho delusi; desideravo soltanto
che foste orgogliosi di me perch io lo sono sempre
stata di voi. Mamma, pap, Robert & Dawn, c' cos tanto
che vorrei dire e che avrei dovuto dire prima. Vi voglio bene!
So che mi amate e che sentirete la mia mancanza, ma se
resterete uniti come abbiamo sempre fatto... ce la farete!
Vi prego, non turbatevi n amareggiatevi. Tutto finisce
nel migliore dei modi per coloro che amano il Signore.
Tutto il mio amore per sempre.
Vi amo con tutto
il Mio Cuore!
Sharon (Shari) Smith
P.S. Nonna, ti voglio tanto bene. Ho sempre pensato di essere la tua preferita. Be', tu eri la mia!
Vi amo tutti tantissimo.
Lo sceriffo Metts mand la lettera al laboratorio della South Carolina
Law Enforcement Division perch l'analizzassero. Quando
a Quantico ne leggemmo una copia, ci ritenemmo ragionevolmente
certi che il sequestro era ormai divenuto un omicidio.
Ciononostante, la famiglia Smith, la cui fede religiosa era
espressa in modo tanto commovente nella lettera di Shari, continu
a sperare. Nel pomeriggio del 3 giugno, Hilda Smith ricevette una breve telefonata dal rapitore.
Mi credete, ora?
A dire la verit, non so bene che cosa credere. Non ho potuto
parlare con Shari e ho bisogno di sapere che sta bene.
Lo saprete fra due o tre giorni, fu l'inquietante risposta.
L'uomo invece richiam quella sera stessa per dire che Shari
era viva, e sembr quasi sottintendere che l'avrebbe rilasciata
presto. Alcune delle sue dichiarazioni, tuttavia, ci fecero sospettare il contrario.
Voglio dirvi un'altra cosa. Ora Shari  parte di me. Fisicamente,
mentalmente, emotivamente e spiritualmente. Ora le nostre anime sono tutt'uno.
Alle insistenze della signora Smith, che chiedeva di essere rassicurata
sulle condizioni di salute della figlia, l'uomo rispose:
Shari  protetta e...  parte di me ora e Dio ha cura di noi.
Le telefonate, si scopr, erano state fatte da alcune cabine telefoniche
della zona. Ma in quegli anni, per risalire a un
apparecchio bisognava che la telefonata si protraesse almeno per un
quarto d'ora, e questo non accadde mai. In compenso, il dispositivo
di registrazione funzionava e l'ufficio operativo dell'FBI
ci sped in tutta fretta copia delle telefonate.
Metts, che sperava ne arrivassero altre, ci chiese consiglio sull'atteggiamento
da far adottare alla famiglia. Gli Smith avrebbero
dovuto comportarsi pi o meno come fa la polizia quando
 in trattative con un sequestratore, gli spieg Wright. Avrebbero
dovuto ascoltare con attenzione, ripetere qualunque dichiarazione
giudicata importante per essere sicuri di aver afferrato il
messaggio, e spingere il rapitore a rivelare il pi possibile di s e
dei suoi progetti. Questo, per due motivi: per noi sarebbe stato
pi facile rintracciare la chiamata e, incoraggiato da quella reazione,
il soggetto si sarebbe sentito incentivato a chiamare pi spesso.
Inutile dire che non  facile esercitare un simile autocontrollo
quando si teme per una persona cara, ma gli Smith si rivelarono
sorprendentemente forti e ci fornirono molte utili informazioni.
L'uomo richiam la sera successiva e questa volta parl con
Dawn, la ventunenne sorella di Shari. A lei rifer parecchi particolari
del rapimento; quando aveva visto Shari davanti alla
cassetta delle lettere, disse, aveva fermato l'auto e, dopo averle
scattato alcune foto, l'aveva costretta a salire minacciandola con un'arma.
Nel corso di questa e di altre conversazioni, il sequestratore
mut spesso atteggiamento. A volte si mostrava amichevole, a
volte crudelmente disinvolto o, ancora, vagamente pentito per aver perso il controllo.
Okay, alle 4,58 del mattino... no, mi scusi. Aspetti un momento.
Alle 3,10 del mattino di sabato, 1 giugno, s, lei ha
scritto la lettera che avete ricevuto. Alle 4,58 di sabato, 1 giugno, siamo diventati un'anima sola.
Un'anima sola, ripet Dawn.
Ma che significa? chiese Hilda che le stava accanto.
Nessuna domanda, replic secco l'uomo.
Ma bench assicurasse che erano in arrivo tante cose belle,
e che Shari sarebbe tornata la sera dopo, noi avevamo purtroppo
capito che cosa intendesse. L'uomo raccomand addirittura
a Dawn di tenere pronta un'ambulanza.
Riceverete istruzioni su dove trovarci.
Per noi a Quantico, l'aspetto pi significativo della telefonata
stava nella confusione relativa agli orari. I nostri sospetti furono
sfortunatamente confermati dalla telefonata cui Hilda rispose il giorno dopo.
Ascoltate bene. Prendete la superstrada 378 in direzione
ovest. Prendete l'uscita di Prosperity, proseguite per due chilometri
e mezzo, girate a destra all'altezza del cartello Moose Lodge
n. 103, continuate per altri quattrocento metri, svoltate a sinistra
in corrispondenza di un edificio di legno bianco, entrate
nel cortile posteriore; vi aspettiamo meno di due metri pi in l.
Dio ci ha scelti. Dopodich riappese.
Le istruzioni portarono lo sceriffo Metts al rinvenimento del
cadavere di Shari Smith, a venti chilometri da casa, nella contea
di Saluda. La ragazza indossava il top giallo e i pantaloncini
bianchi che aveva al momento del sequestro, ma la decomposizione
del cadavere indicava che era morta da parecchi giorni:
dalle 4,58 del 1 di giugno, ne eravamo certi. Le condizioni
del corpo resero impossibile determinare le modalit dell'omicidio
e se c'era stata o meno violenza sessuale. Io, Wright e Walker
eravamo persuasi che proprio a questo scopo l'assassino
avesse tenuto la famiglia tanto a lungo sulla corda. Residui di
nastro adesivo furono trovati sul viso e sui capelli di Shari,
ma il nastro era stato rimosso: un'altra prova della premeditazione.
Eravamo quindi pressoch certi di avere di fronte un soggetto
sconosciuto intelligente, pi anziano della vittima, che
tornava sul luogo del delitto per una qualche forma di gratificazione
sessuale. Tali visite erano cessate solo quando lo stato di
avanzata decomposizione del cadavere aveva reso impossibile qualsiasi forma di interrelazione.
Il sequestro, portato a termine in una zona residenziale, aveva
evidentemente richiesto un certo grado di acume e sofisticatezza.
Stabilimmo l'et del soggetto tra i venti e i trent'anni, pi
vicino alla trentina. Dalla crudele disinvoltura che caratterizzava
i suoi rapporti con la famiglia Smith, deducemmo che doveva
essersi sposato presto, ma che il matrimonio era fallito nel
giro di poco tempo. Al momento viveva solo o con i genitori.
Credevamo inoltre che avesse dei precedenti: aggressioni a sfondo
sessuale, o quanto meno telefonate oscene. Se aveva gi ucciso,
le sue vittime erano state bambine o comunque ragazze
molto giovani. A differenza di molti serial killer, le sue vittime
non erano le prostitute, che lo intimidivano.
L'errore prontamente corretto sugli orari e la precisione delle
istruzioni ci consentirono di apprendere altre cose. L'uomo si
era recato spesso sulla scena del crimine e aveva effettuato delle
misurazioni. Nelle telefonate alla famiglia, leggeva ci che aveva
scritto in precedenza! Evidentemente capiva l'importanza di abbreviare
il pi possibile la conversazione. Nel corso di quelle telefonate,
se veniva interrotto perdeva spesso il filo e doveva cominciare
da capo. Si trattava quindi di una personalit rigida,
meticolosa e ossessionata dalla pulizia. Prendeva appunti in maniera
compulsiva, teneva elenchi per qualunque cosa e, quando
nel leggere perdeva il filo, anche il corso dei suoi pensieri si interrompeva.
Sapevamo che era arrivato in macchina sul luogo
del rapimento, e, considerata la sua personalit, pensammo a
un'auto pulita e ben tenuta, di non pi di tre anni di vita.
Nel complesso, il profilo che elaborammo descriveva un individuo
in cui l'arroganza e il disprezzo per la stupidit altrui entravano
continuamente in conflitto con una insicurezza profondamente
radicata e sentimenti di inadeguatezza.
In casi come questo, il luogo del delitto diventa psicologicamente
parte dell'omicidio. La geografia del crimine in questione
sembrava indicare una persona del posto, forse qualcuno che
aveva vissuto a lungo nella zona. Per portare a compimento il
suo piano, il soggetto aveva avuto bisogno di un posto isolato,
dove nessuno potesse disturbarlo. E posti cos potevano conoscerli solo i locali.
L'Unit di analisi e decodificazione, della sezione tecnica
dell'FBI, ci disse che la distorsione della voce era stata attuata
mediante un dispositivo per il controllo della velocit. Si
era gi provveduto a diramare in tutto il Paese richieste di assistenza
per rintracciare produttori e distributori di tali congegni.
Da parte nostra, concludemmo che il soggetto possedeva alcune
nozioni di elettronica e che forse lavorava nel settore edilizio o
della manutenzione e ristrutturazione degli immobili.
Il giorno dopo, il killer chiam di nuovo - questa volta la
telefonata fu a carico del ricevente - e chiese di parlare con
Dawn. Le disse che si sarebbe costituito la mattina seguente e
che aveva spedito alla famiglia le foto scattate a Shari davanti alla cassetta della posta.
Con l'aria di commiserarsi profondamente, chiese che gli
Smith lo perdonassero e pregassero per lui. Alluse anche a un
possibile suicidio, sostenendo che questa storia mi  scappata
di mano, ma io volevo soltanto fare l'amore con Dawn. La osservavo da un paio di....
Con chi? lo interruppe Dawn.
Con... chiedo scusa, con Shari, si corresse l'uomo. L'ho
osservata per un paio di settimane e, be', poi la cosa mi  sfuggita di mano.
Quella fu la prima delle molte occasioni in cui l'assassino
confuse le due sorelle; uno sbaglio comprensibile, dato che erano
entrambe bionde, molto graziose, e si assomigliavano moltissimo.
La foto di Dawn era apparsa sui giornali e in televisione,
e qualunque fosse l'attrazione che l'assassino aveva provato
per Shari, valeva probabilmente anche per la sorella maggiore.
Ascoltando quelle registrazioni, era impossibile non sentirsi disgustati
dall'atteggiamento sadico e di sconcertante autoindulgenza
dell'uomo. Ma a quel punto, e per quanto cinico e calcolatore
possa apparire, io sapevo che Dawn sarebbe stata la nostra esca.
Nella chiamata effettuata lo stesso giorno a Charlie Keyes,
conduttore di un'emittente televisiva locale, l'assassino reiter
la sua intenzione di costituirsi e chiese a Keyes di fungere da tramite.
Gli promise anche un'intervista in esclusiva, ma Keyes si
limit ad ascoltarlo e, saggiamente, non gli garant nulla.
L'uomo, dissi per telefono a Lewis McCarty, non aveva alcuna
intenzione di costituirsi, n tanto meno di uccidersi. Con
Dawn si era definito un amico di famiglia, e la sua psicopatia
era tale da indurlo a desiderare che gli Smith lo capissero e, addirittura,
solidarizzassero con lui. Noi, tuttavia, non credevamo
che li conoscesse; quella dichiarazione non era che un altro
aspetto della fantasia in cui si vedeva amato da Shari. Essendo
un narcisista estremo, maggiori reazioni avesse provocato negli
Smith, pi si sarebbe sentito a proprio agio. E avrebbe ucciso di
nuovo, scegliendo una vittima molto simile a Shari, se fosse riuscito
a trovarla, oppure a caso, se non avesse avuto fortuna. Il
filo conduttore delle sue azioni era uno solo: la ricerca di potere, di dominio e di controllo.
L'uomo telefon di nuovo la sera del funerale di Shari e parl
con Dawn. Con impressionante sadismo, fece dire dall'operatore
che a chiamare era la stessa Shari. Ancora una volta afferm
di volersi costituire, dopodich si lanci in un resoconto orrendamente
banale e disinvolto della morte della giovane.
Cos, dalle due del mattino, quando ha capito che sarebbe
morta, fino alle 4,58, abbiamo parlato un sacco e di tutto, ed 
stata lei a scegliere il momento. Ha detto che era pronta a andarsene,
che Dio era pronto ad accettarla fra i suoi angeli.
Disse di avere avuto rapporti sessuali con Shari, e di averle
permesso di scegliere tra un'arma da fuoco, un'overdose e la
morte per soffocamento. Lei, disse, aveva scelto quest'ultimo
metodo e lui l'aveva soffocata chiudendole naso e bocca con del nastro adesivo.
Perch hai dovuto ucciderla? domand Dawn fra le lacrime.
Ho perso il controllo. Mi ero spaventato perch, ah, Dio
solo lo sa, Dawn. Non so perch. Dio mi perdoni per quello che
ho fatto. Spero di poter aggiustare tutto o, in caso contrario, che
mi mandi all'inferno per sempre. Ma non andr in prigione n sulla sedia elettrica.
Dawn e sua madre lo supplicarono di non pensare al suicidio
e affidarsi invece a Dio, ma noi restavamo persuasi che non
avrebbe fatto n l'una n l'altra cosa.
Due settimane dopo il rapimento di Shari, Debra May Helmick
venne rapita dal piazzale antistante la casa mobile in cui
viveva con i genitori, nella contea di Richland, a circa quaranta
chilometri dall'abitazione degli Smith. Al momento del sequestro,
il padre si trovava in casa, a pochi metri di distanza. Un
vicino disse di aver visto qualcuno scendere da un'auto, parlare
con Debra, quindi afferrarla e costringerla a salire a bordo. Lui e
il signor Helmick si buttarono all'inseguimento, ma persero
l'auto quasi subito. Come Shari, Debra era bionda, graziosa e
con gli occhi azzurri. A differenza di Shari, aveva solo nove anni.
Ancora una volta fu lo sceriffo Metts a coordinare le ricerche.
Io, intanto, cominciavo a risentire della pressione. Nel nostro
lavoro, se non si vuole rischiare la pazzia  indispensabile mantenere
un certo grado di distacco e di obiettivit. Ma conservare
il distacco si era rivelato difficile nel caso Smith, e questo nuovo,
orribile sviluppo lo rese impossibile. La piccola Debra aveva
solo nove anni: era coetanea di mia figlia Erika, e come lei aveva
gli occhi azzurri e i capelli biondi.
Nonostante la differenza di et fra le due ragazze, le circostanze
e il modus operandi sembravano indicare un unico sequestratore.
Il dipartimento dello sceriffo e la mia unit concordavano
con me, e bisognava quindi prendere in considerazione la
sinistra possibilit di avere a che fare con un serial killer. Lewis
McCarty venne a Quantico portando con s il materiale relativo ai due casi.
Le nuove informazioni, tuttavia, non fecero che rafforzare in
Walker e Wright la convinzione di aver elaborato un profilo corretto.
Il soggetto era quasi certamente un bianco. Entrambi i crimini
avevano connotazioni sessuali ed erano necessariamente opera
di un maschio adulto, insicuro e inadeguato. Le vittime erano
bianche e noi sapevamo che, di norma, questi assassini scelgono
vittime appartenenti al loro stesso gruppo etnico. Esteriormente,
l'uomo si presentava educato e timido; aveva scarsa
stima di s ed era probabilmente sovrappeso o comunque poco
attraente. Dicemmo a McCarty che quasi certamente aveva cominciato
a manifestare un numero sempre pi alto di comportamenti
compulsivi. Doveva essere dimagrito, forse beveva pi
del solito, non si radeva regolarmente e parlava in modo quasi
ossessivo dell'omicidio. Di sicuro seguiva con estrema attenzione
i notiziari televisivi e raccoglieva ritagli di giornale. In casa
sua, inoltre, si sarebbe trovato materiale pornografico, soprattutto
di tipo sadomasochista. Attualmente, stava godendosi la
celebrit, il potere che sentiva di esercitare sulle vittime e sull'intera
comunit, la propria capacit di manipolazione. Come avevo
temuto, nell'impossibilit di mettere le mani su una vittima
che corrispondesse alla sua fantasia e ai suoi desideri, aveva finito
per scegliere la pi vulnerabile fra quelle che il caso gli metteva
a disposizione. L'et aveva reso Shari ragionevolmente avvicinabile,
ma ritenevamo che l'assassino non si sentisse altrettanto
a suo agio con la scelta di Debra Helmick, e non prevedevamo
quindi telefonate alla famiglia di lei.
McCarty torn a casa con un elenco di ventidue voci, tra
conclusioni e caratteristiche del soggetto. So com', disse a
Metts. Ora non dobbiamo far altro che scoprirne il nome.
Ma per quanto gratificante fosse per noi la sua fiducia, di rado
le cose sono cos semplici. Polizia e FBI perlustrarono la zona
in cerca di Debra, ma senza esito. A Quantico, intanto, ingannavamo
l'attesa cercando di prepararci a qualsiasi sviluppo.
A un certo punto, dietro insistenze di Ivey e dello sceriffo
Metts, mi recai personalmente a Columbia in compagnia di
Ron Walker. Era il nostro primo viaggio da quando lui e Blaine
McIlwain mi avevano salvato la vita a Seattle.
Lew McCarty, che era venuto a prenderci all'aeroporto, ci
condusse sui luoghi dei due sequestri. Era una giornata calda
e umida perfino per noi, abituati al clima della Virginia. Non
ne ricavammo elementi nuovi, ma io ero sempre pi convinto
che il nostro uomo conoscesse perfettamente la zona e fosse del
posto, anche se molte delle telefonate che aveva fatto agli Smith erano interurbane.
Presso l'ufficio dello sceriffo venne indetta una riunione a cui
partecipai insieme con Ron, Bob Ivey e Lew McCarty. L'ufficio
di Metts era vasto e impressionante: lungo pi di sette metri e
alto tre, aveva le pareti coperte da certificati e ricordi. C'era tutta
la sua vita su quei muri, e agli encomi ufficiali per aver risolto
casi di omicidio si affiancavano i ringraziamenti delle girl scout.
Lo sceriffo prese posto dietro la massiccia scrivania e noi ci
accomodammo a semicerchio intorno a lui.
Ha smesso di chiamare gli Smith, si lament Metts.
Lo costringeremo a ricominciare, replicai io.
Bench il profilo da noi elaborato fornisse un valido aiuto
alla polizia, aggiunsi, era necessario costringere il soggetto a
uscire allo scoperto. Passai quindi a illustrare alcune delle tecniche
che avevo in mente. Quando dissi che ci sarebbe stata utile
la collaborazione di un giornalista locale, qualcuno che simpatizzasse
con noi e non cercasse di batterci sul tempo, Metts sugger
Margaret O'Shea, del Columbia State. La donna acconsent
a raggiungerci in ufficio, e l io e Ron le illustrammo in
termini generali la personalit criminale dell'assassino di Shari
e le nostre previsioni sul suo comportamento in futuro.
L'uomo seguiva con attenzione la stampa, le dicemmo. Come
molti altri criminali del suo tipo, tornava sulla scena del crimine
o sui luoghi di sepoltura delle vittime, e se lei fosse riuscita
a toccare le corde giuste avremmo potuto attirarlo allo scoperto
e prenderlo in trappola. O, in mancanza di meglio, indurlo a riprendere le telefonate.
La O'Shea accett di collaborare, e io e McCarty ci recammo
dagli Smith per esporre loro il nostro piano. Si trattava di usare
Dawn come esca e, com'era prevedibile, Robert Smith si mostr
riluttante a mettere in pericolo la vita dell'unica figlia
che gli era rimasta. Ma, bench condividessi le sue preoccupazioni,
sentivo che quella era la nostra migliore opportunit, e
pensavo che Dawn avesse l'intelligenza e il coraggio necessari.
Quando la giovane mi mostr la camera della sorella, rimasi
colpito dalla collezione di koala di Shari. Ce n'erano di tutte le
forme e colori, e Dawn mi disse che la collezione era stata molto
importante per Shari e che tutti i suoi amici ne erano a conoscenza.
Riflettei a lungo in quella stanza, sforzandomi di comprendere
la personalit della sua ex occupante. Ero sempre pi convinto
che fosse possibile catturarne l'assassino, a condizione che
si facessero i passi giusti. Dopo aver scelto un piccolo koala con
le braccia spalancate, spiegai alla famiglia che di l a pochi giorni
- il tempo sufficiente a garantirci la copertura della stampa -
avrebbe avuto luogo una commemorazione di Shari al Lexington
Memorial Cemetery, e che durante la funzione Dawn
avrebbe deposto sulla tomba un mazzo di fiori e il piccolo koala.
C'erano ottime probabilit che l'assassino partecipasse, e
probabilit ancora pi alte che tornasse nel cimitero dopo la cerimonia per prendere il pupazzo.
Margaret O'Shea ebbe l'accortezza di farsi accompagnare da
un fotografo del giornale. Poich la lapide non era ancora pronta,
avevamo provveduto a far costruire un leggio in legno chiaro,
su cui era stata collocata la foto di Shari. A turno, i membri
della famiglia pregarono per lei e per Debra, poi Dawn leg il
piccolo koala allo stelo di una rosa. Fu, nell'insieme, una cerimonia
commovente, nel corso della quale gli uomini di Metts
presero discretamente nota del numero di targa delle auto di
passaggio. Mi preoccupava la collocazione della tomba, molto
vicino alla strada, e temevo che risultasse un deterrente per l'assassino,
ma non c'era modo di ovviare all'inconveniente.
Il giorno dopo, le fotografie furono pubblicate sul giornale.
L'assassino di Shari non and a prendere il koala, credo, proprio
a causa della vicinanza della tomba alla strada. Ma ritelefon.
Era mezzanotte passata da poco quando Dawn rispose a
una chiamata da parte di Shari Faye Smith.
Dopo aver appurato che stava parlando proprio con Dawn, e
aver ribadito che: Tu sai che non  uno scherzo, vero?, l'uomo
fece una dichiarazione raggelante: Dio vuole che tu raggiunga
Shari Faye. E solo questione di tempo. Questo mese,
il prossimo, quest'anno, il prossimo. Non potranno proteggerti
in continuazione. Poi le chiese se avesse sentito parlare di Debra May Helmick.
Be', no.
La bambina di dieci anni? H-E-L-M-I-C-K?
Della contea di Richland?
S.
S.
Okay, ascolta bene. Prendete la Uno nord... Bene, alla Uno
ovest girate a sinistra all'altezza di Peach Festival Road o del
Bill's Grill, proseguite attraverso Gilbert per cinque chilometri,
svoltate a destra, imboccate la strada sterrata prima di arrivare al
segnale di stop di Two Notch Road, superate la catena con il
cartello VIETATO l'ingresso, percorrete cinquanta metri, poi
altri dieci a sinistra. Debra May sta aspettando. Che Dio ci perdoni tutti.
Andava facendosi sempre pi audace e aveva smesso di usare
il dispositivo di alterazione della voce. Bench minacciata,
Dawn si sforz di tenerlo al telefono il pi a lungo possibile,
e fra le altre cose gli chiese notizie delle foto della sorella, mai arrivate.
Evidentemente le ha l'FBI, replic il suo interlocutore,
mostrando cos di capire perfettamente quale fosse il nostro ruolo nelle indagini.
Niente affatto, fu pronta a replicare Dawn. Se cos fosse,
ce le avrebbero date. Hai intenzione di spedirle?
Oh, s, replic lui con tono noncurante.
Io invece credo che tu mi stia prendendo in giro. Mi avevi
detto che stavano arrivando, e invece non  arrivato nulla.
Stavamo facendo progressi, ma il pericolo per Dawn si era
moltiplicato, e la responsabilit ricadeva su di me. Intanto, i tecnici
dei laboratori sottoponevano l'unica prova concreta che
avevano a disposizione - il testamento spirituale di Shari - a
ogni esame possibile e immaginabile. Il fatto che fosse scritto
su un foglio rigato strappato da un taccuino diede a uno degli analisti l'idea vincente.
Grazie all'impiego di un congegno detto Est, in grado di individuare
sulla carta le impressioni anche leggerissime lasciate
dai fogli precedenti, il tecnico ricostru parzialmente una lista
della spesa e nove numeri di quella che sembrava una sequenza di dieci: 205-837-138.
Il 205  il prefisso dell'Alabama, mentre l'837 corrisponde a
una centrale di Huntsville. Con la collaborazione dell'ufficio sicurezza
della Southern Bell, il laboratorio pot verificare i dieci
possibili numeri telefonici di Huntsville, e quindi effettuare
controlli incrociati per stabilire eventuali collegamenti con le
zone di Columbia e Lexington. Risult che svariate settimane
prima del rapimento di Shari uno degli abbonati aveva ricevuto
molte telefonate da un'abitazione distante solo una trentina di
chilometri dalla casa degli Smith. Era l'indizio pi promettente
in cui ci fossimo imbattuti fino a quel momento, e un ulteriore
controllo ci permise di scoprire che la casa apparteneva a una coppia di mezza et, Ellis e Sharon Sheppard.
Accompagnato da parecchi dei suoi uomini, McCarty si precipit
a casa Sheppard. I due coniugi si mostrarono cordiali e
disposti a collaborare, ma a parte il fatto che il cinquantenne
Ellis lavorava come elettricista, tra lui e il profilo da noi elaborato
non c'erano altri punti in comune. Gli Sheppard erano felicemente
sposati da molti anni e nel loro passato non c'era nulla
di sospetto. Ammisero senza difficolt di avere fatto quelle
telefonate a Huntsville, dove il figlio prestava servizio presso
l'esercito, ma sostennero di essere stati fuori citt all'epoca dei due omicidi.
McCarty, tuttavia, aveva lavorato a lungo con noi e aveva fiducia
nell'esattezza del nostro profilo. Lo illustr agli Sheppard
e chiese loro se conoscevano qualcuno che corrispondesse a quella descrizione.
I due coniugi si scambiarono un'occhiata e subito dopo fecero un nome, quello di Larry Gene Bell.
In risposta alle precise domande del vicesceriffo, raccontarono
molti particolari interessanti. Bell aveva superato da poco i
trent'anni ed era divorziato; aveva un figlio che viveva con la ex
moglie. Era timido e tarchiato, e in qualit di aiutante di Ellis
aveva lavorato in molte case della zona. Meticoloso e organizzato,
aveva badato a casa Sheppard durante la loro assenza, e
quindi se n'era tornato dai genitori, presso cui abitava. Sharon
Sheppard ricordava di aver trascritto il numero di telefono del
figlio e di averlo dato a Gene, nel caso avesse avuto bisogno di
mettersi in contatto con loro. Ed entrambi ricordavano di essere
rimasti sorpresi dal suo aspetto quando era andato a prenderli
all'aeroporto: era dimagrito, non si era rasato e appariva stranamente
eccitato. Aveva parlato quasi senza sosta del sequestro
e dell'omicidio della giovane Smith.
Alla domanda di McCarty, Ellis Sheppard disse di avere in
casa una calibro 38 che teneva sempre carica. Quando il vicesceriffo
chiese di vederla, acconsent a andare a prenderla, ma l'arma
non era al solito posto. I due uomini cercarono in tutta la
casa e finirono per trovarla sotto il materasso del letto in cui
aveva dormito Gene. La pistola aveva sparato da poco e al momento
era inceppata. Sotto il materasso trovarono anche una
copia della rivista Hustler, la cui copertina raffigurava una
bella ragazza bionda con le membra divaricate a croce. Quando
poi McCarty gli fece ascoltare un brano di una delle telefonate
ricevute da Dawn, Ellis afferm che la voce era quella di Larry Gene Bell. Non ho dubbi, disse.
Erano circa le due del mattino quando Ron Walker venne a
svegliarmi. McCarty gli aveva appena telefonato per riferirgli le
novit e chiederci di raggiungerlo subito. Mettemmo a confronto
il nostro profilo e la descrizione del sospetto, e constatammo
che non c'erano praticamente discrepanze. Le foto scattate
dagli uomini dello sceriffo, inoltre, rivelarono la presenza
di un'auto registrata a nome Bell sulla strada che costeggiava
il cimitero. Il conducente, tuttavia, non era mai sceso.
Metts contava di arrestare Bell al mattino, quando fosse uscito
per recarsi al lavoro, e mi chiese consiglio su come condurre
l'interrogatorio. Suggerii di trasformare la roulotte che utilizzavano
come ufficio provvisorio nella base di una vera e propria
task force. Avrebbero dovuto appendere alle pareti fotografie e
mappe su cui erano riportati i luoghi dei delitti, e sulle scrivanie
bisognava accumulare spessi fascicoli e materiale relativo al caso.
Suggerii inoltre di riempire la roulotte di agenti dall'aria indaffarata,
cos da dare l'impressione che la polizia avesse raccolto
una quantit sorprendente di elementi a carico dell'assassino.
Ottenere una confessione non sarebbe stato facile. Nel South
Carolina vigeva la pena di morte, ma anche se non fosse stato
cos, l'assassino poteva ragionevolmente aspettarsi una condanna
particolarmente severa. Da parte mia, pensavo che la tattica
migliore consistesse nell'offrirgli la possibilit di salvare la faccia,
consentendogli di scaricare parte della colpa sulle vittime
stesse o di trincerarsi dietro una presunta infermit mentale.
Capita spesso che chi  sotto accusa ricorra a questa scappatoia,
anche se le statistiche dimostrano che solo raramente le giurie accettano questa tesi.
Gli assistenti dello sceriffo arrestarono Larry Gene Bell nelle
prime ore del mattino. Metts lo osserv con attenzione mentre
veniva condotto nella roulotte della task force. Impallid visibilmente,
raccont in seguito.  chiaro che quello spettacolo
lo aveva messo nella giusta prospettiva psicologica. All'indiziato
fu data lettura della legge Miranda; Bell rinunci ai suoi diritti
e acconsent a parlare con gli investigatori.
L'interrogatorio si protrasse per quasi tutta la giornata, e io e
Ron, che aspettavamo nell'ufficio di Metts, venivamo costantemente
aggiornati. Nel frattempo, alcuni agenti perquisivano
l'abitazione di Bell. Come avevamo previsto, le sue scarpe erano
perfettamente allineate sotto il letto, sulla scrivania ogni oggetto
era sistemato con cura, e altrettanto ordinato era il bagagliaio
della sua auto vecchia di tre anni. Sulla scrivania vennero trovate
istruzioni scritte per raggiungere la casa dei genitori; non erano
meno accurate di quelle che avevano portato al ritrovamento
della Smith e della Helmick. C'era pi materiale pornografico
di quanto ipotizzato nel profilo. Gli uomini della Scientifica
trovarono alcuni capelli di Shari nel letto, e un francobollo
commemorativo identico a quello incollato sulla busta contenente
il testamento della ragazza. Quando poi la foto di Bell
venne mostrata durante il notiziario televisivo, il testimone oculare
del rapimento di Debra Helmick lo riconobbe immediatamente.
Non fu difficile ricostruire il background dell'omicida. Fin
dall'infanzia, Bell era stato coinvolto in svariati incidenti a
sfondo sessuale, ma aveva ventisei anni quando aveva perso
del tutto il controllo e cercato di costringere una diciannovenne
sposata a salire sulla sua auto minacciandola con un coltello.
Per evitare il carcere, aveva accettato di sottoporsi a una terapia
psichiatrica, che per aveva abbandonato dopo due sole sedute.
Cinque mesi pi tardi, aveva usato una pistola per persuadere
un'universitaria a seguirlo. Condannato a cinque anni, era stato
rilasciato con la condizionale dopo ventun mesi di detenzione.
In seguito, nuovamente arrestato per aver fatto telefonate oscene
a una bambina di dieci anni, si era dichiarato colpevole ottenendo
per la seconda volta la libert condizionale.
Intanto, per, Bell non confessava, e neppure l'ascolto dei
nastri riusc a fargli cambiare idea. Dopo circa sei ore chiese
di parlare personalmente con lo sceriffo Metts, ma neppure questo serv.
Ecco perch, nel tardo pomeriggio, io e Ron siamo ancora
nell'ufficio dello sceriffo quando Metts e il procuratore distrettuale
Don Meyers arrivano con Bell. E grasso e molliccio e mi ricorda una frittella.
Sai chi sono questi ragazzi? lo apostrofa Meyers. Questi
ragazzi sono dell'FBI. Sai, sono stati loro a elaborare quel profilo
che ti sta a pennello. E ora vogliono scambiare due parole con te.
Lo fanno sedere su un divano bianco ed escono lasciandoci
soli con lui. Io sono seduto sul bordo del tavolino da caff, proprio
di fronte a Bell. Ron  alle mie spalle. Indosso camicia e
pantaloni bianchi; io la chiamo la mia tenuta alla Harry Belafonte,
ma su quello sfondo candido mi conferisce un che di clinico, quasi di soprannaturale.
Comincio illustrando a Bell alcuni dei risultati del nostro
studio e sottolineo come, grazie alla nostra ricerca, siamo perfettamente
in grado di capire le motivazioni degli individui responsabili
di quegli omicidi. Gli dico che, se lui ha continuato a
negare ogni responsabilit,  perch sta cercando di soffocare
pensieri che gli creano disagio. Grazie alle interviste con quei
soggetti, ho scoperto fra l'altro che del loro passato non si viene
quasi mai a sapere la verit, gli spiego. E di solito, quando si
verifica un crimine del genere, per la persona che lo ha commesso
 come precipitare in un incubo. Sono talmente tanti gli elementi
di disturbo nella sua vita... problemi finanziari, coniugali,
con la propria ragazza... Lo vedo annuire, come se si riconoscesse
nelle mie parole. Per noi, Larry, il problema  che,
una volta in tribunale, l'avvocato non ti permetter di salire
sul banco degli imputati, e ti negher la possibilit di dare spiegazioni.
Di te si conosceranno solo gli aspetti negativi, si sapr
soltanto che sei uno spietato assassino. Come ho detto, molte
delle persone che commettono questo tipo di crimini precipitano
in un incubo e il mattino dopo, quando si svegliano, non riescono a credere di averli davvero commessi.
Bell continua ad assentire.
Evito di domandargli direttamente se  lui l'assassino, perch
in questa fase mi risponderebbe certamente di no. Invece, mi
chino su di lui e chiedo: Quand' che hai cominciato a sentirti a disagio, Larry?
Quando ho visto una fotografia e ho letto un articolo che
parlava della famiglia riunitasi a pregare al cimitero, mi risponde lui.
Allora, sei stato tu, Larry? Hai potuto fare una cosa del genere?
In simili contesti, evitiamo abitualmente parole accusatorie o
cruciali quali uccidere, crimine e omicidio.
Lui mi guarda con le lacrime agli occhi. Tutto quello che so
 che il Larry Gene Bell che  seduto qui non avrebbe mai potuto,
ma il Larry Gene Bell cattivo s.
Ormai eravamo vicinissimi alla confessione. Don Meyers,
per, voleva fare un altro tentativo e io mi dichiarai d'accordo.
Pensai che se Bell si fosse trovato faccia a faccia con la madre e la
sorella di Shari, forse non sarebbe stato capace di controllarsi.
Hilda e Dawn acconsentono, e tocca a me istruirle su quanto
dovranno dire e fare. La scena si sposta nell'ufficio di Metts. Lo
sceriffo  seduto alla scrivania, e io e Ron Walker prendiamo
posto ai due lati della stanza, cos da formare un triangolo. Bell
viene fatto entrare e sedere al centro, di fronte alla porta. Quando
entrano Hilda e Dawn, invitiamo l'indiziato a dire qualcosa.
Bell tiene la testa bassa, come se non avesse il coraggio di guardarle in faccia.
Dawn, invece, lo guarda dritto negli occhi e dice: Sei tu! Lo
so che sei tu! Ho riconosciuto la tua voce.
Bell non nega, ma neppure ammette nulla. Comincia invece
a ripetere le osservazioni che io gli ho fatto poco prima. Dice
che il Larry Gene Bell seduto l non avrebbe mai potuto fare
nulla del genere e altre idiozie. Io spero ancora che si aggrappi
alla tesi dell'infermit mentale e decida di spifferare tutto.
La cosa va avanti gi da un po' quando un pensiero inquietante
mi fa trasalire. E se una delle due donne fosse armata? Sono
sui carboni ardenti, ma mi tengo pronto a reagire. So bene
cosa vorrei fare io in una situazione del genere, e so che tanti
altri genitori la pensano come me. Hilda e Dawn hanno una
magnifica opportunit per uccidere l'assassino, e non c' al mondo giuria che le condannerebbe.
Fortunatamente, non accadde nulla. Dawn e Hilda dimostrarono
di avere nel sistema pi fiducia di quanta ne avessi
io, ma successivamente Ron verific, e risult che nessuno le aveva perquisite.
Larry Gene Bell venne processato per l'omicidio di Shari Faye
Smith verso la fine di gennaio. A causa della sensazione suscitata
dal suo caso, il dibattimento si tenne nella contea di Berkeley,
vicino a Charleston. Don Meyers mi chiese di testimoniare come
esperto di profili e metodi di interrogatorio.
Bell non fu chiamato a deporre e non ammise mai la propria
responsabilit. Non si avvicin mai alla verit pi di quanto
non avesse fatto quel giorno con me. Pass buona parte del processo
a prendere appunti su un taccuino identico a quello su cui
Shari Smith aveva vergato il suo testamento spirituale. Dopo un
mese di udienze, la giuria impieg soltanto quarantasette minuti
per giudicarlo colpevole di sequestro di persona e omicidio di
primo grado. Quattro giorni pi tardi, Bell fu condannato alla
sedia elettrica. Fu processato separatamente per il sequestro e
l'omicidio di Debra May Helmick, e il verdetto fu lo stesso.
Il caso di Larry Gene Bell costituisce un ottimo esempio di
collaborazione tra le autorit incaricate. Polizia di contea, di Stato
e federali lavorarono a stretto contatto; si pot contare su una
gestione sensibile quanto dinamica, su due famiglie eroiche e su
una perfetta simbiosi tra la nostra analisi e le tecniche pi tradizionali.
Tutto questo rese possibile la cattura di un pericoloso
serial killer quando era ancora all'inizio della carriera.
L'anno dopo, Dawn Smith vinse il titolo di Miss South Carolina
e partecip alle selezioni di Miss America. In seguito si
spos e divenne una cantante country & gospel. Di tanto in
tanto, mi capita di vederla in televisione.
Mentre scrivo, Larry Gene Bell  ancora nel braccio della
morte del South Carolina Central Correctional Facility, dove
tiene in ordine perfetto la sua cella. Secondo la polizia,  responsabile
dell'omicidio di parecchie altre giovani donne nel
North e South Carolina. Quanto a me, il mio lavoro di ricerca
e l'esperienza accumulata mi consentono di dire che  impossibile
riabilitare un individuo di tal fatta. Se mai fosse rimesso in
libert, ucciderebbe ancora. Quanto a coloro che giudicano un
soggiorno cos lungo nel braccio della morte una punizione
troppo crudele, su un punto sono d'accordo. Ritardare l'esecuzione
 certamente crudele - ma verso le famiglie Smith e Helmick,
i molti che conobbero e amarono le due vittime e tutti coloro che vogliono giustizia.
...
.
...
17. CHIUNQUE PU DIVENTARE UNA VITTIMA.
...
.
...
Il 1 giugno 1989 un pescatore scopr tre cadaveri che galleggiavano
nelle acque di Tampa Bay, in Florida. Avvert la guardia
costiera e la polizia di St. Petersburg, che provvide al recupero.
Si trattava dei corpi di tre donne, in avanzato stato di decomposizione,
incaprettati con corde bianche di canapa e altre di
plastica gialla. Ciascuno era stato appesantito con un blocco
di calcestruzzo del peso di venticinque chili legato al collo. Particolare
interessante, i blocchi non erano della pi comune variet
a tre fori, bens a due. I cadaveri avevano la bocca chiusa da
pezzi di nastro adesivo grigio, e in seguito si stabil che lo stesso
nastro aveva coperto anche gli occhi al momento in cui erano
state gettate in acqua. Tutt'e tre portavano il reggiseno del costume
e una T-shirt. L'assenza di slip indicava la natura sessuale
dei delitti, bench le condizioni dei cadaveri non consentissero esami pi approfonditi.
Grazie a un'auto rinvenuta nei pressi della costa, i tre cadaveri
furono identificati come Joan Rogers, trentotto anni, e le
sue due figlie, Michelle di diciassette e Christie di quindici.
Abitavano in una fattoria dell'Ohio e quella in Florida era stata
la loro prima vacanza. Erano state a Disney World e si erano
fermate al Day's Inn di St. Petersburg prima di far ritorno a casa.
Il signor Rogers, che non aveva ritenuto opportuno trascurare
il lavoro alla fattoria, non le aveva accompagnate.
L'esame del contenuto dello stomaco e le deposizioni dei camerieri
del Day's Inn permisero di stabilire che la morte aveva
avuto luogo circa quarantott'ore prima. L'unico indizio di una
certa rilevanza consisteva in un foglietto su cui erano scarabocchiate
le indicazioni per arrivare dall'albergo al punto in cui
l'auto era stata ritrovata. Sul retro figuravano le istruzioni per
raggiungere l'hotel da Dale Mabry, una trafficata arteria commerciale di St. Petersburg.
Il caso suscit una vasta eco e alle indagini parteciparono i
dipartimenti di polizia di St. Petersburg e di Tampa, nonch
il dipartimento dello sceriffo della contea di Hillsborough. La
gente aveva paura; se tre innocenti turiste dell'Ohio potevano
essere uccise in quel modo, chiunque era una potenziale vittima.
Inutilmente la polizia cerc di risalire all'autore del biglietto.
La natura brutale e dichiaratamente sessuale degli omicidi, nondimeno,
era allarmante e quanto mai indicativa. L'ufficio dello
sceriffo della contea di Hillsborough contatt l'ufficio federale
di Tampa. Siamo di fronte a un serial killer. Ma neppure il
lavoro coordinato delle tre giurisdizioni e dei federali condusse a progressi significativi.
Jana Monroe, agente dell'ufficio operativo di Tampa, in precedenza
era stata agente di polizia e investigatrice della squadra
omicidi in California. Entr a far parte della nostra unit nel
settembre del 1990, e il caso Rogers fu uno dei primi di cui si occup per nostro conto.
Alcuni membri della polizia di St. Petersburg giunsero a
Quantico per presentare il caso a Jana, Larry Ankrom, Steve Etter,
Bill Hagmaier e Steve Mardigian. Il profilo che questi
esperti elaborarono era quello di un bianco, di et compresa
fra i trentacinque e i quarantacinque anni; scarsamente istruito,
con un lavoro nel settore della manutenzione domestica, aveva
precedenti per aggressione sessuale e immediatamente prima
degli omicidi era stato sottoposto agli effetti di fattori scatenanti.
Non appena le acque si fossero calmate, si sarebbe probabilmente
trasferito altrove, ma forse per tornare in un secondo momento.
Il profilo, tuttavia, non condusse ad alcun arresto e le indagini
continuarono a andare a rilento. Poich si avvertiva la necessit
di un approccio maggiormente attivo, Jana partecip ad Unsolved Mysteries, uno di quei programmi televisivi a diffusione
nazionale che spesso danno ottimi risultati nella localizzazione
e identificazione di sospetti. Ma neppure questo tentativo diede buoni frutti.
Se un sistema non funziona, ripeto spesso ai miei collaboratori,
bisogna adottarne un altro, senza farsi spaventare dalle novit.
Cos fece Jana. Il biglietto restava l'unica traccia oggettiva,
ma non aveva portato a nulla e, poich il caso era ormai ben
noto nelle comunit di Tampa e St. Petersburg, Jana ebbe l'idea
di far stampare un ingrandimento del biglietto su dei manifesti
da affiggere, nella speranza che qualcuno riconoscesse la calligrafia.
Gli esperti sanno che quasi nessuno  in grado di identificare
una calligrafia che non sia quella di un parente o un
amico intimo, ma Jana sperava che qualcuno si sarebbe fatto
avanti, soprattutto se il soggetto sconosciuto era un violento
che aveva suscitato desideri di vendetta in una moglie o in una convivente.
Parecchi uomini d'affari del posto si offrirono di finanziare
l'iniziativa, e nel giro di un paio di giorni tre persone che non si
conoscevano tra loro si presentarono alla polizia per identificare
la calligrafia come quella di Oba Chandler, un bianco sui quarantacinque
anni. Installatore non autorizzato di tettoie in alluminio,
Chandler era stato citato dai tre testimoni perch il suo
lavoro non aveva retto alla prima pioggia. Tutti e tre possedevano
copia della lettera che Chandler aveva scritto a seguito delle denunce.
Ma Chandler si adattava al profilo anche sotto altri aspetti.
Aveva precedenti per crimini contro la propriet'percosse e aggressioni
sessuali. Si era allontanato dalla zona, anche se non
dalla regione, dopo che le acque si erano calmate. Quanto al fattore
scatenante, sua moglie aveva appena dato alla luce un figlio che lui non desiderava.
Come spesso accade quando un caso viene reso pubblico,
un'altra vittima si fece avanti. La donna aveva incontrato un uomo
che forse era Chandler, il quale l'aveva invitata a uscire con
la sua barca nella baia di Tampa. Bench l'amica che era con lei
avesse rifiutato, la donna aveva deciso di accettare.
Quando erano stati nel mezzo della baia, lui aveva cercato di
violentarla. Alle proteste di lei aveva minacciato: Non urlare o
ti imbavaglio, ti lego a un blocco di calcestruzzo e ti affogo.
Oba Chandler venne arrestato, processato e ritenuto colpevole
dell'omicidio premeditato di Joan, Michelle e Christie Rogers.
Fu condannato a morte.
Le sue vittime erano donne normali, che lui sceglieva quasi a
caso. Episodi come questo dimostrano con raggelante efficacia
come chiunque sia potenzialmente una vittima.
Verso la fine del 1982, un numero significativo di persone mor
improvvisamente e in modo misterioso nell'area di Chicago.
Nel giro di poco tempo, la polizia cittadina riusc a individuare
un elemento di grande importanza: tutte le vittime avevano ingerito
delle capsule di Tylenol contenenti cianuro. Quando la
capsula si rompeva nello stomaco, la morte era rapida e certa.
Ed Hagarty, dell'ufficio operativo di Chicago, mi chiese di
collaborare alle indagini. Non avevo mai lavorato a un caso
con quelle caratteristiche, ma immaginavo di poter attingere
dall'esperienza accumulata. Nel gergo dell'FBI, il caso venne battezzato Tymurs.
Il problema principale era dato dalla casualit delle uccisioni.
L'assassino non individuava vittime specifiche, n esisteva una
scena del delitto, e le analisi consuete non ci avrebbero fornito direttamente alcuna informazione.
Si trattava di omicidi apparentemente senza movente, o meglio,
con moventi che si distaccavano da quelli tradizionali e pi
facilmente riconoscibili quali l'amore, la gelosia, l'avidit o il
desiderio di vendetta. Impossibile capire se l'avvelenatore intendesse
colpire la ditta produttrice del farmaco, la Johnson & Johnson, uno dei negozi che vendevano il prodotto, una persona
in particolare o la societ in generale.
Da parte mia, ritenevo che gli avvelenamenti fossero assimilabili
ai sassi scagliati sulle auto di passaggio e agli ordigni esplosivi
piazzati a caso. Tutti crimini il cui responsabile non vede
mai in faccia le vittime. Di conseguenza, mi feci l'idea che l'assassino
fosse pi interessato a sfogare la propria collera che a infierire
su un gruppo o una categoria precisi. Spesso, se messi a confronto con le loro vittime, questi individui hanno ripensamenti
o mostrano rimorso.
Considerata l'affinit con altri delitti casuali, sentii di avere
raggiunto una certa comprensione della personalit del soggetto
sconosciuto. Anche se di norma avevamo a che fare con categorie
diverse di reati, per molti aspetti il suo profilo ci risultava famigliare.
Le nostre ricerche ci avevano infatti dimostrato che chi
uccide in maniera indiscriminata senza cercare pubblicit di
norma  motivato soprattutto dal risentimento. Ero convinto
che il nostro uomo attraversasse fasi di profonda depressione
e che la sua vita fosse caratterizzata da innumerevoli insuccessi.
Da un punto di vista statistico, era probabile che rientrasse
nella tipologia dell'assassino tipico: maschio bianco, di et compresa
fra i venticinque e i trent'anni, solitario e di abitudini notturne.
Dopo gli omicidi si era recato alle case delle vittime o ne
aveva visitato le tombe, forse per lasciarvi qualcosa che per lui
rivestiva un particolare significato. Inoltre, ritenevo che si fosse
scelto un lavoro quanto pi vicino possibile al potere e all'autorit:
autista di ambulanze, guardia giurata, cittadino dell'ordine
e cos via. Probabilmente aveva anche qualche esperienza di natura militare, nell'esercito o nei Marine.
Pensavo anche che in passato fosse stato sottoposto a cure psichiatriche
e a terapie farmacologiche. La sua auto aveva almeno
cinque anni, e bench in cattive condizioni voleva simboleggiare
potere e forza... Con ogni probabilit era una Ford del modello
preferito dai dipartimenti di polizia. Pi o meno all'epoca del
primo avvelenamento, aveva sperimentato un fattore scatenante
di stress per cui forse detestava la societ. Ora che il caso era stato
reso noto ne discuteva con chiunque fosse disposto ad ascoltarlo
nei bar, nei negozi e, naturalmente, con la polizia. Il potere
implicito nei delitti commessi ne aveva certamente rafforzato
l'ego, ed era quindi ragionevole ritenere che tenesse un diario
e ritagliasse dai giornali gli articoli che parlavano di lui.
Dissi alla polizia che il soggetto aveva presumibilmente scritto
a figure rappresentative del potere - il presidente, il direttore
dell'FBI, il governatore, il sindaco - per lamentarsi di presunti
torti. Aveva regolarmente firmato col proprio nome le prime lettere,
e si poteva pensare che gli omicidi casuali fossero la sua vendetta
contro tutti coloro che non l'avevano preso sul serio.
Ammonii inoltre gli investigatori a non attribuire eccessivo
significato alla scelta del Tylenol. Si trattava infatti di un farmaco
molto comune e le capsule erano facilissime da aprire. Forse
il soggetto nutriva risentimento nei confronti della Johnson &
Johnson, o forse aveva semplicemente apprezzato la confezione del prodotto.
Come sempre accade nei casi di omicidi indiscriminati e in
citt grandi come Chicago, il profilo elaborato avrebbe potuto
adattarsi a un gran numero di individui. Diventava quindi importante
concentrarsi sulle tecniche attive. La polizia avrebbe
dovuto tenere sotto pressione il soggetto, e non dargli la possibilit
di colpire ancora. Un metodo poteva consistere nel diffondere
solo comunicati che parlassero di sviluppi positivi. Al
contempo, ammonii gli inquirenti a non provocarlo definendolo
pazzo, come, sfortunatamente, era gi accaduto.
Ancora pi importante, la stampa avrebbe dovuto pubblicare
articoli che personalizzassero le vittime, dato che questo genere
di reato tende a disumanizzarle agli occhi dell'esecutore.
Speravo che questi, messo di fronte alla morte di una dodicenne,
cominciasse a sentirsi in colpa e allentasse le difese.
Suggerii di tenere una veglia notturna nei luoghi di sepoltura
di alcune delle vittime, nella speranza che il nostro uomo decidesse
di partecipare. Inoltre, per aggravare il suo probabile senso
di colpa, consigliai che la stampa enfatizzasse eventuali anniversari associati ai delitti.
Erano molte le tattiche cui si poteva ricorrere. Fingere, per
esempio, una fuga di notizie relative alle misure di sicurezza
adottate per proteggere i clienti di un particolare negozio. Forse
il soggetto sarebbe stato indotto a visitarlo, per assistere di persona
agli effetti delle sue azioni. Oppure, il direttore di un esercizio
commerciale poteva dichiarare alla stampa che era certo
dell'efficienza dei suoi sistemi di sicurezza, e sicuro che l'avvelenatore
non sarebbe mai riuscito a contaminare i prodotti che
vi si vendevano. Ancora: polizia ed FBI potevano fingere di aver
ricevuto una soffiata e rafforzare la protezione di un particolare
negozio. Quando poi la soffiata fosse stata denunciata
come falsa, il funzionario di polizia incaricato avrebbe dichiarato
che l'avvelenatore era stato dissuaso dall'agire dall'efficienza
del suo dipartimento. Sentendosi sfidato, forse l'assassino avrebbe deciso di reagire.
In alternativa, si poteva ricorrere a uno psichiatra particolarmente
comprensivo che offrisse al soggetto il proprio appoggio,
definendolo una vittima della societ e fornendogli quindi
un'opportunit per salvare la faccia. Tale sfoggio di comprensione
lo avrebbe forse spinto a cercare di contattare il medico, facendo scattare la trappola.
Inoltre, se le autorit avessero caldeggiato la formazione di
una task force civile che aiutasse la polizia a smistare le telefonate
in arrivo, era molto probabile che il nostro uomo si sarebbe offerto volontario.
Le autorit sono sempre riluttanti a utilizzare i media o a collaborare
troppo strettamente con essi. Ne ho avuto la dimostrazione
in pi di un'occasione. Nei primi anni Ottanta, quando il
programma di Criminal Profiling era ancora relativamente
nuovo, venni convocato in sede per incontrarmi con la Divisione
indagini criminali e il Collegio legale del Bureau e illustrare alcune delle mie tecniche attive.
Feci l'esempio di un approccio ai media che aveva funzionato
egregiamente. Sulle colline di San Diego era stato trovato il
cadavere di una giovane donna. Era stata strangolata e violentata,
e al collo aveva un collare per cani fissato a un guinzaglio. La
sua auto era stata rinvenuta lungo una delle superstrade. A
quanto pareva, la donna era rimasta senza benzina e l'assassino
le aveva dato un passaggio, forse l'aveva costretta a seguirlo.
Suggerii alla polizia di comunicare le informazioni alla stampa
seguendo un preciso ordine cronologico. Per prima cosa,
avrebbero dovuto descrivere il delitto e l'analisi che noi ne avevamo
fatto. Quindi, enfatizzare l'importanza della collaborazione
fra FBI e autorit di Stato e locali, e sottolineare che: A costo
di metterci vent'anni, lo prenderemo! Terzo, si sarebbe dovuto
annunciare che sul luogo del sequestro, e approssimativamente
all'ora in cui questo era avvenuto, erano stati notati movimenti
sospetti. Gli inquirenti invitavano chiunque fosse in
possesso di informazioni a farsi avanti.
Se il killer si convinceva di essere stato visto (come probabilmente
era davvero successo), forse avrebbe cercato di neutralizzare
il pericolo, spiegando alla polizia la legittimit della sua
presenza sul posto: Stavo passando e l'ho vista ferma sul ciglio
della strada. Le ho chiesto se avesse bisogno di aiuto, e quando
mi ha risposto che andava tutto bene, mi sono allontanato.
Ora, la polizia si avvale abitualmente dei media per sollecitare
l'aiuto della cittadinanza. Troppo spesso, per, non considera
tale approccio una tecnica attiva. Mi chiedo quante volte i
colpevoli si siano fatti avanti solo per essere poi lasciati andare
perch gli inquirenti non sapevano che cosa cercare. Questo,
naturalmente, non significa che i testimoni autentici debbano
temere di farsi conoscere. Non c' alcun pericolo che vengano
considerati dei sospetti, mentre  probabile che il loro contributo
risulti determinante per le indagini.
Nel caso di San Diego, la tecnica funzion. Il nostro uomo si
intrufol nelle indagini e fu individuato.
Okay, Douglas, abbiamo capito quello che intendi, fu la
riluttante reazione dei miei interlocutori. Solo, informaci ogni
volta che prevedi di utilizzare questo approccio. Nulla intimorisce
una struttura burocratica pi del nuovo o dell'innovativo.
Speravo che, in un modo o nell'altro, la stampa inducesse
l'avvelenatore a uscire allo scoperto. Dopo un abboccamento
con la polizia e l'FBI, Bob Greene, celebre columnist del Chicago
Tribune, scrisse un articolo commovente su Mary Kellerman,
la pi giovane delle vittime, figlia unica di una coppia che
non avrebbe potuto averne altri. Quando il pezzo venne pubblicato,
polizia e federali avevano gi messo sotto sorveglianza la
casa e la tomba di Mary. Credo che gran parte delle persone
coinvolte la considerasse un'iniziativa priva di senso, nella convinzione
che gli assassini, tormentati o meno dal rimorso, non
avessero affatto l'abitudine di visitare il luogo di sepoltura delle
loro vittime. Io per le persuasi a concedere al nostro uomo una settimana di tempo.
Mi trovavo ancora a Chicago quando la polizia mise sotto
sorveglianza il cimitero, e in caso di insuccesso sarebbe toccato
a me affrontarne le conseguenze. Il lavoro di sorveglianza  sempre
scomodo e noioso, ma lo diventa ancora di pi nelle ore notturne, e soprattutto in un camposanto.
La prima notte non accade nulla, ma in quella successiva gli
uomini della sorveglianza credono di sentire qualcosa. Si avvicinano
alla tomba, attenti a non farsi vedere, e odono una voce che per il timbro potrebbe appartenere a un uomo dell'et indicata
dal profilo.
Sta piangendo. Mi dispiace, geme. Non volevo. E stato
un incidente. Sta supplicando la ragazzina assassinata di perdonarlo.
Accidenti, pensano gli agenti, Douglas aveva ragione. Gli saltano addosso.
Ma un momento! L'uomo non si rivolge alla bambina chiamandola Mary.
 spaventatissimo, e quasi subito gli agenti scoprono che in
realt  vicino alla tomba adiacente a quella della piccola Kellerman.
L  stata sepolta la vittima di un incidente automobilistico
e l'uomo, il conducente dell'auto pirata, vi si  recato per
confessare il proprio crimine.
Quattro o cinque anni dopo, la polizia di Chicago utilizz la
stessa tattica nell'ambito di un caso di omicidio rimasto irrisolto.
Sotto la supervisione di un istruttore dell'FBI, Bob Sagowski,
cominci a passare informazioni alla stampa pi o meno all'epoca
dell'anniversario del delitto. Quando l'assassino venne
sorpreso vicino alla tomba, il suo unico commento fu: Mi
chiedevo perch ci stavate mettendo tanto.
Ma non fu cos che catturammo l'avvelenatore. Anzi, non lo
catturammo affatto. Venne arrestato un sospetto e condannato
per una serie di reati minori connessi ai delitti, ma non fu possibile
processarlo per omicidio. Le sue caratteristiche si adattavano
al profilo, ma non si trovava nella zona di Chicago quando
la polizia mise sotto sorveglianza il cimitero. Dopo il suo arresto,
tuttavia, gli avvelenamenti cessarono.
In mancanza di un processo, non  possibile affermare con
certezza se fosse davvero lui il nostro uomo. Ma  noto che
una certa percentuale di serial killer viene arrestata senza che
gli agenti incaricati del caso ne siano a conoscenza. Di solito,
sono tre i motivi per cui un assassino smette di uccidere, a prescindere,
naturalmente, da una sua autonoma decisione in tal
senso. Il suicidio  frequente in certe tipologie. Oppure trasferisce
altrove il suo campo d'azione. Mediante il Programma verifiche
incrociate crimini violenti, stiamo lavorando per impedire
che questo accada, consentendo a migliaia di giurisdizioni
di scambiarsi informazioni. O ancora, viene arrestato per reati
diversi - generalmente aggressione, rapina o furto con scasso - e per questi condannato.
Il caso del Tylenol ha avuto molti emuli, anche se quasi sempre
gli omicidi erano dovuti a motivi pi tradizionali. Nell'ambito
domestico, per esempio, pu succedere che l'eliminazione
del coniuge venga spacciata per un caso di contraffazione di un
prodotto. Nel valutare questi casi, la polizia deve prendere in
considerazione il numero di incidenti denunciati, stabilire se
si sono verificati nella stessa localit, se il prodotto  stato consumato
nelle vicinanze del luogo in cui si presume abbia avuto
luogo la manipolazione, e approfondire i rapporti tra la vittima e chi ha denunciato il reato.
Pu capitare che uccisioni indiscriminate nascondano in
realt un obiettivo preciso. E che uno stato di collera e frustrazione
generico serva da copertura a un movente pi tradizionale,
come ad esempio il desiderio di porre fine a un matrimonio
o di ereditare. Dopo la sensazione suscitata dal caso del Tylenol,
una donna uccise il marito utilizzando lo stesso prodotto. Pensava
che anche quella morte sarebbe stata attribuita al serial killer,
ma la simulazione alquanto grossolana permise di arrivare
senza difficolt alla verit. In questi casi, di solito sono le prove
medico-legali a portare all'assassino. Per esempio, analisi di laboratorio
in grado di individuare la fonte del cianuro o di altri veleni.
Le stesse analisi fanno si che sia relativamente facile inchiodare
alle sue responsabilit chi altera un prodotto per poi intentare
causa alla ditta produttrice, magari infilando un topo morto
in una confezione di spaghetti o in una lattina di bibita. Quasi
sempre, infatti, le societ preferiscono la via extragiudiziale,
cos da evitare pubblicit negativa. Ma la medicina legale si 
evoluta al punto che una societ che sospetti la contraffazione
di uno dei suoi prodotti pu sottoporre il caso all'FBI, con ottime
probabilit di vedere individuato e condannato il sabotatore.
Allo stesso modo, un buon investigatore riconoscer le
azioni di falso eroismo, scenari orchestrati da un individuo
per garantirsi il riconoscimento da parte dei suoi pari o dell'opinione pubblica in generale.
Con tutto il suo carico di orrore, il caso del Tylenol era certamente
un'anomalia. Non sembrava infatti che il movente fosse
l'estorsione. Perch un'estorsione abbia successo, il criminale
deve innanzitutto dimostrare che ha le capacit di mettere in
pratica le proprie minacce. Ci riuscir alterando una confezione
del prodotto e, dopo averla contrassegnata, avvisando gli interessati
con una telefonata o una lettera. Ma l'avvelenatore del
Tylenol si limit a uccidere, saltando qualsiasi fase intermedia.
Se paragonato a un estorsore tipico, il nostro avvelenatore
non era particolarmente sofisticato, n altamente organizzato.
Ma nei casi di minacce ben definite, l'analisi delle modalit
pu servire a stabilirne il reale potenziale di pericolo.
Lo stesso vale per i dinamitardi. Alcune minacce vanno sempre
prese sul serio, ma  indispensabile che le autorit determinino
in tempi brevissimi se il pericolo  reale o meno. Di norma,
nei loro messaggi dinamitardi ed estorsori utilizzano la prima
persona plurale, cos da sottintendere l'azione di un gruppo
numeroso. In realt, sono spesso solitari che non si fidano di nessuno.
I dinamitardi rientrano generalmente in una di queste tre categorie.
Ci sono gli individui animati dal desiderio di potere,
attratti dalla distruzione. Quelli convinti di avere una missione,
che ricavano soddisfazione soprattutto dalla fabbricazione e collocazione
degli ordigni esplosivi. E ci sono i tecnici che si sentono
gratificati dalla propria abilit e competenza. Per quanto
riguarda i moventi, possono essere i pi disparati, e vanno dall'estorsione
alla vendetta, fino al suicidio.
Le nostre ricerche hanno messo in luce uno schema generale
che tende a ripetersi. Di solito i dinamitardi sono di sesso maschile
e di etnia bianca, mentre l'et  funzionale al tipo di bersaglio
scelto. Sono di intelligenza pari, se non superiore, alla
media, ma incapaci di sfruttarne pienamente le potenzialit.
Sono programmatori ordinati e meticolosi, individui non competitivi,
non atletici, spesso codardi e con una personalit inadeguata.
Tale profilo lo si ottiene dalla valutazione del bersaglio
e del tipo di ordigno utilizzato (per esempio se  pi di natura
esplosiva o incendiaria). Bisogna inoltre considerare i fattori di
rischio associati alla vittima come all'esecutore, stabilire se la
vittima  casuale o mirata e determinarne l'accessibilit, le modalit
di spedizione (ad esempio per posta) e tutte le eventuali
caratteristiche o idiosincrasie riscontrabili nelle componenti o
nella fabbricazione della bomba.
Uno dei primi profili che mi capit di elaborare fu quello del
celebre Unabomber (dal nome in codice scelto dall'FBI, Unabom),
cos soprannominato perch i suoi bersagli erano le universit e i loro docenti.
E possibile imparare molte cose sul conto di un dinamitardo
studiandone la forma di comunicazione scelta. Quando Unabomber
decise finalmente di comunicare con l'opinione pubblica
scrivendo a tutti i quotidiani, era attivo da diciassette anni
e aveva causato tre morti e ventitr feriti. Fra le altre cose, riusc
a rallentare temporaneamente l'attivit delle linee aeree commerciali
minacciando di mettere una bomba al Los Angeles International Airport.
Come molti suoi colleghi, Unabomber faceva riferimento
al gruppo FC, o Freedom Club, ma  quasi certo che si trattasse
in realt di un solitario.
Nel corso degli anni il suo profilo  stato ampiamente pubblicizzato
e io lo ritengo valido ancora oggi. Sfortunatamente, a
dispetto del pionieristico lavoro svolto dal dottor Brussel nel caso
di Mad Bomber Metesky, quando Unabomber colp per
la prima volta la polizia non utilizzava ancora i nostri strumenti
di analisi. Di norma, non  difficile fermare un dinamitardo. La
prima e la seconda azione sono le pi significative in termini di
comportamento e obiettivo, perch successivamente comincia a
perfezionarsi e, spesso, ad agire in luoghi diversi. Col passare
degli anni, inoltre, affina ed espande la sua ideologia al di l
dei semplici rancori contro la societ che lo hanno motivato
in un primo tempo. Credo che se nel 1979 il nostro approccio
metodologico avesse raggiunto il grado di sviluppo attuale la
carriera di Unabomber sarebbe stata molto pi Breve.
Quasi sempre le minacce di bombe hanno fini estorsivi. Verso
la met degli anni Settanta, il presidente di una banca texana
venne informato per telefono della presenza di un ordigno esplosivo nell'istituto.
In un lungo comunicato, il misterioso interlocutore dice che
i tecnici della Southwest Bell presentatisi pochi giorni prima alla
banca erano in realt suoi uomini. Ha la possibilit di attivare
l'ordigno mediante un segnale a distanza, ma non lo far se il
presidente soddisfer le sue richieste.
A quel punto lo informa di aver sequestrato sua moglie,
Louise. Lei, dice, guida una Cadillac e al mattino effettua sempre
lo stesso percorso. In preda al panico, il presidente chiede
alla segretaria di fare il numero di casa sua, e quando nessuno
risponde si convince che il ricattatore fa sul serio.
Questi avanza la sua richiesta di denaro: biglietti usati, da
dieci, cinquanta e cento. Nessun contatto con la polizia, siamo
in grado di riconoscere anche le loro auto prive di contrassegno.
Alla segretaria, il direttore dovr dire che lascia la banca per
quarantacinque minuti circa. Lascer il denaro in macchina,
dopo averla parcheggiata sul ciglio della strada in una zona molto
trafficata. Motore e luci di posizione dovranno essere accesi.
In realt, nel caso in questione non c'erano n bombe n sequestrati,
solo un criminale particolarmente intelligente che
aveva saputo individuare la vittima pi vulnerabile. Tutto, nello
scenario da lui allestito, aveva uno scopo, e l'effettivo intervento
degli uomini della societ telefonica aveva un ruolo determinante.
Sapendo che il presidente della banca avrebbe telefonato
alla moglie, l'estorsore l'aveva chiamata quella mattina spacciandosi
per un impiegato della Southwest Bell. In seguito alle
proteste per certe telefonate oscene ricevute da abitanti del
quartiere, gli abbonati erano invitati a non rispondere al telefono
fra le dodici e le dodici e quarantacinque, cos da permettere
ai loro investigatori di far scattare la trappola.
Quanto alle istruzioni relative al denaro e all'auto, costituiscono
forse la parte pi geniale del piano. Il presidente  convinto
che le luci siano il segnale, mentre in realt rientrano nella
strategia di fuga del criminale. Questi, infatti, sa che a dispetto
delle sue raccomandazioni la vittima si metter ugualmente in
contatto con la polizia, ed  risaputo che la fase pi pericolosa di
un'estorsione  quella del recupero del denaro. Ma avendo cos
sistemato le cose, se la polizia lo avesse fermato, il ricattatore
avrebbe potuto tranquillamente sostenere di aver visto un'auto
con le luci e il motore accesi e di essersi fermato per spegnerli.
La polizia non potr contestargli nulla, e se anche dovesse sorprenderlo
con il denaro, lui potr comunque dichiarare di aver
visto il sacchetto mentre spegneva le luci e di averlo preso per
consegnarlo alle autorit.
Per l'estorsore  una faccenda di percentuali. Lui ha il suo
copione gi scritto e non deve far altro che seguirlo punto
per punto. Se la vittima di oggi non abbocca, prover domani
con un'altra. Prima o poi qualcuno ci cascher, e lui potr mettere
le mani su un sostanzioso malloppo senza aver sequestrato
nessuno n aver fatto esplodere alcuna bomba. Di norma, in
questi casi proprio il copione sar la principale prova a suo carico,
dato che l'estorsore tender a riutilizzarlo in futuro.
Arrestato, il responsabile si rivel un ex disc-jockey che aveva
deciso di sfruttare la propria parlantina per garantirsi guadagni pi a breve termine.
Dove sta la differenza fra questa tipologia e quella dell'autentico
sequestratore? Entrambi sono mossi dal desiderio di guadagno,
e nessuno dei due vuole esporsi pi di tanto con la vittima,
dato che non si propongono di uccidere. I punti di divergenza
sono sostanzialmente due: di solito il vero sequestratore ha bisogno
di collaboratori. E mentre l'estorsore  semplicemente un
criminale intelligente, il sequestratore  un sociopatico. Uccidere
non rientra nei suoi piani, ma  pronto a farlo se questo lo aiuter a conseguire il suo obiettivo.
Steve Mardigian collabor alle indagini sul sequestro di un
vicepresidente della Exxon Corporation, rapito davanti alla
sua abitazione nel New Jersey. Nell'opporre resistenza, l'uomo
rimase accidentalmente ferito al braccio. I sequestratori - un ex
addetto alla sicurezza della societ e sua moglie - non si fecero
scoraggiare dall'incidente e chiusero il rapito in uno scatolone
dove il malcapitato, cardiopatico, mor. La scelta dello scatolone
o di un suo equivalente si spiega con il desiderio del rapitore
di ridurre al minimo i contatti con la vittima, cos da non
personalizzarla. Nel caso di cui parliamo, una volta scoperti, i
sequestratori si dissero addolorati per l'esito della loro iniziativa.
Tuttavia, non si erano tirati indietro, e avevano seguito il loro
piano passo dopo passo senza esitazione. Avevano accettato la
possibilit che qualcuno morisse per soddisfare i loro scopi, e
questa  certamente una delle definizioni di sociopatia.
Il sequestro non  un crimine per cui sia facile farla franca, e
un investigatore  tenuto a valutarlo con attenzione e con la giusta
dose di scetticismo, prestando attenzione alla vittimologia e
al comportamento prima del reato. E pur riconoscendo che
chiunque  potenzialmente una vittima, dev'essere in grado
di rispondere all'interrogativo: Perch proprio questa?
Una notte di qualche anno fa, ricevetti la telefonata di un
agente investigativo dell'Oregon. Voleva parlarmi di una giovane
donna che frequentava una scuola nel suo distretto, e che sosteneva
di essere seguita da uno sconosciuto. Lo intravedeva nel
bosco ma, quando suo padre o il suo fidanzato arrivavano sul
posto, quello si era gi volatilizzato. Le telefonava a casa, mai
per quando con lei c'era qualcuno. Dopo svariate settimane,
una sera, mentre era a cena con il suo ragazzo, la giovane era
andata alla toilette. Ne stava uscendo quando qualcuno l'aveva
afferrata e trascinata fuori, nel parcheggio. L, l'aggressore le
aveva infilato la canna di un fucile nella vagina, minacciando
di ucciderla se fosse andata dalla polizia. Poi l'aveva lasciata andare.
Traumatizzata, la ragazza non era stata in grado di farne una descrizione attendibile.
Ora per sembrava che la giovane fosse stata rapita mentre
una sera lasciava la biblioteca. La sua auto era rimasta nel parcheggio,
ai famigliari non era arrivata alcuna comunicazione e
nel complesso lo scenario si presentava alquanto inquietante.
Chiesi all'agente investigativo di descrivermela. Era una brava
ragazza, disse lui, ed era sempre stata un'ottima studentessa.
L'anno precedente, tuttavia, aveva avuto un figlio ed era entrata
in conflitto con la famiglia, specialmente con il padre. Di recente
i suoi voti erano considerevolmente peggiorati, soprattutto
dopo che avevano avuto inizio le molestie.
Lo pregai di non dire nulla al padre: potevo sempre sbagliarmi,
ma mi dichiarai convinto che il sequestro fosse stato simulato.
Chi poteva essere il suo molestatore? La giovane aveva un
ragazzo fisso e fra loro non c'erano state rotture. Di solito,
quando la vittima non  una celebrit, il responsabile  qualcuno
di sua conoscenza. I molestatori non sono individui particolarmente
abili o attenti, e se la ragazza aveva visto il suo persecutore,
come era possibile che questi fosse riuscito a restare invisibile al padre e al fidanzato?
Oltre a ci, solo lei aveva ricevuto le telefonate, che erano
cessate di colpo quando la polizia aveva messo sotto controllo
l'apparecchio. C'era un altro fattore da considerare: il sequestro
aveva avuto luogo poco prima degli esami. Si poteva davvero parlare di coincidenza?
Come strategia attiva, suggerii che il padre si facesse intervistare
dai media ed enfatizzasse la positivit del suo rapporto con
la figlia, il fatto che le voleva bene e che la voleva di nuovo a
casa. Se ero nel giusto, la ragazza si sarebbe rifatta viva nel giro
di un giorno o due, ferita e in pessime condizioni, per raccontare
di essere stata rapita, violentata e scaraventata fuori da un'auto.
Tutto and come avevo previsto. Consigliai che l'interrogatorio
si imperniasse su quello che ritenevamo fosse realmente
accaduto. Nessuna accusa, quindi, ma il riconoscimento delle
difficolt che ultimamente la ragazza aveva incontrato con i genitori
e la scuola, e la conseguente necessit di consentirle di salvare
la faccia. Una volta rassicurata, la giovane confess senza esitazioni.
Sono casi ostici, questi. Se ci si sbaglia, infatti, le conseguenze possono sfociare in crimini atroci.
Pi di frequente, certe inopportune attenzioni sono dovute
inizialmente all'amore o all'ammirazione. John Hinckley
amava Jodie Foster e voleva esserne ricambiato. Lei era
un'attrice bella e famosa che frequentava Yale, mentre lui era
una nullit. Quale modo migliore per creare tra loro un nuovo
equilibrio che uccidere il presidente degli Stati Uniti? Nei suoi
momenti di lucidit, Hinckley deve aver capito l'irrealizzabilit
del suo sogno di vivere felice con lei dopo, e tuttavia con la
sua iniziativa ha raggiunto almeno un obiettivo:  diventato celebre
e, anche se con una valenza negativa, il suo nome rester
perennemente associato a quello della Foster.
Come accade quasi sempre, anche per Hinckley era subentrato
un fattore scatenante. Pi o meno all'epoca dell'attentato,
suo padre lo aveva messo davanti a un ultimatum: doveva trovare un lavoro e mantenersi, o andarsene.
Ken Baker, dei servizi segreti, intervist in carcere Mark David
Chapman, l'assassino di John Lennon. Chapman sentiva
una forte affinit con l'ex Beatle e, anche se a livello superficiale,
si sforzava di imitarlo. Aveva tutti i suoi dischi e usciva con molte
ragazze asiatiche, per emulare il matrimonio di Lennon con
Yoko Ono. Ma come spesso accade in questi casi, fin per arrivare
a un punto in cui non gli era pi possibile celare la propria
inadeguatezza. Incapace di accettarla, non trov altra soluzione
che uccidere il proprio eroe.  sconcertante, ma a spingere
Hinckley a commettere un reato e diventare famoso (famigerato
 forse un termine pi appropriato) fu proprio l'esempio di Chapman.
Io ho intervistato Arthur Bremmer, autore di un attentato ai
danni del governatore dell'Alabama, George Wallace, nel Maryland,
dove questi era impegnato nella campagna presidenziale.
Wallace non mor, ma rimase paralizzato. Bremmer non odiava
il governatore. Per parecchie settimane aveva cercato di avvicinare
il presidente Nixon. Vedendo inutili i suoi sforzi e spinto
dal desiderio disperato di mostrare al mondo le sue capacit,
aveva ripiegato su Wallace, pi accessibile. In pratica, Wallace
 soltanto un'altra vittima che si  trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.
 impressionante notare quanti di questi casi siano poi sfociati
in un assassinio. Fra questi, uno dei pi tragici  senz'altro
quello della ventunenne Rebecca Schaeffer. La giovane attrice,
divenuta celebre interpretando il ruolo della sorella minore di
Pam Dawber nella serie televisiva Mia sorella Sam, fu uccisa
con un colpo di pistola davanti al suo appartamento di Los Angeles
nel 1989. L'assassino era Robert John Bardo, un diciannovenne
disoccupato di Tucson. Al pari di Chapman, Bardo aveva
iniziato come fervente ammiratore della giovane, ma la sua
ammirazione aveva finito per tramutarsi in ossessione: se non
poteva avere con lei un rapporto normale, l'avrebbe posseduta in un altro modo.
Come ormai  noto, non tutti i bersagli sono celebrit. Ci
sono, per esempio, le persone molestate da ex coniugi o amanti.
La fase pericolosa si raggiunge quando il persecutore arriva a
pensare: Se non posso averlo (o averla), nessun altro potr.
Ma Jim Wright, uno dei maggiori esperti del settore, sottolinea
come i pi vulnerabili siano coloro che hanno contatti con il
pubblico, e in particolare le donne. In altre parole, non  necessario
che l'oggetto del desiderio compaia in televisione o sul
grande schermo. Pu essere la cameriera di un ristorante del
quartiere, la cassiera della banca locale. O magari una collega di lavoro.
 quanto accadde a Kris Welles, giovane impiegata della
Conlans Furniture Company di Missoula, nel Montana. Efficiente
e rispettata responsabile delle vendite, nel 1985 Kris era stata promossa direttore generale.
Nello stesso periodo, alla Conlans Furniture Company lavorava
come magazziniere un certo Wayne Nance. Di carattere
introverso, Nance sembrava tuttavia provare simpatia per Kris,
che con lui si mostrava sempre cordiale e amichevole. In realt,
la giovane intuiva il temperamento umorale dell'uomo, e ne era
spaventata. Ciononostante, nessuno avrebbe potuto criticare le
prestazioni lavorative di Wayne. Al magazzino, era quello che lavorava pi di tutti.
Ci che n Kris n suo marito Doug, commerciante d'armi,
sapevano era che Wayne aveva sviluppato per la ragazza una vera
e propria ossessione. La spiava di continuo e teneva uno scatolone
pieno di sue istantanee, biglietti scritti di suo pugno e cos via.
I Welles e la polizia di Missoula ignoravano inoltre che Wayne
Nance era un assassino. Nel 1974, aveva molestato sessualmente
e quindi pugnalato una bambina di cinque anni. In seguito si
scopr che aveva legato, imbavagliato e ucciso parecchie donne
adulte, tra cui la madre del suo migliore amico. Particolare allarmante:
i delitti avevano avuto luogo in contee vicine a quella
dove Nance abitava attualmente. Ma il Montana  scarsamente
popolato, ed  raro che una giurisdizione di polizia sappia cosa accade nelle altre.
Una notte, Nance irruppe nell'abitazione dei Welles, fuori
citt. I due coniugi avevano un cane, che tuttavia non lanci
l'allarme. Armato di pistola, l'aggressore spar a Doug, lo leg
nello scantinato, quindi costrinse Kris a salire in camera dove la
leg al letto con l'intenzione di stuprarla. La donna lo conosceva
bene, e lui non si cur in alcun modo di nascondere la propria identit.
Nel frattempo, Doug era riuscito a liberarsi e, bench indebolito
dalla perdita di sangue, riusc a impadronirsi di un fucile
posato sul tavolo. Lo caric con un proiettile, e facendo appello
alle poche forze rimastegli arranc su per le scale. Attento a non
far rumore, sal al secondo piano e sul pianerottolo si ferm, la
vista gi annebbiata, per prendere la mira.
Sapeva di dover colpire Nance prima che questi lo vedesse,
perch in caso contrario non avrebbe avuto alcuna speranza.
Premette il grilletto. L'aggressore cadde all'indietro, ma subito
dopo si rialz e fece per avventarglisi contro. Consapevole di
non poter lasciare la moglie da sola, Doug fece l'unica cosa possibile:
caric Nance usando il fucile come una clava e continu
a colpirlo finch Kris non pot alzarsi e correre in suo aiuto.
A tutt'oggi, rimane uno dei pochi casi in cui le vittime hanno
reagito e ucciso l'aggressore. La loro storia ha del miracoloso, e
pi volte li abbiamo invitati a Quantico perch la raccontassero
agli allievi. I Welles costituiscono un ottimo esempio di vittime
che si trasformano in eroi e, dopo aver conosciuto l'inferno ed
esserne usciti vivi, sono estremamente uniti, persone ricche di calore e sensibilit.
Al termine di una delle loro presentazioni, un agente domand:
Se Wayne Nance fosse sopravvissuto e non fosse stato condannato
a morte... sareste riusciti a mantenere il saldo equilibrio
psicologico di cui date prova?
Marito e moglie si scambiarono una lunga occhiata.
Quasi certamente no, rispose Doug Welles.
...
.
...
18. LA BATTAGLIA DEGLI STRIZZACERVELLI.
...
.
...
Che genere di persona pu aver fatto una cosa simile?
Io e Bob Ressler ci trovavamo a Joliet, nell'Illinois, dove avevamo
intervistato Richard Speck. Stavo guardando il notiziario
della CBS nella mia camera d'albergo, quando venne mandato
in onda un servizio del giornalista Dan Rather che intervistava
un altro assassino, Thomas Vanda, pure lui detenuto nel penitenziario
di Joliet. Vanda era stato arrestato per aver ucciso una
donna a colpi di coltello. Aveva passato buona parte della sua
vita negli istituti psichiatrici, e ogniqualvolta veniva dichiarato
guarito e dimesso commetteva un nuovo crimine. L'omicidio
per cui era attualmente detenuto era il secondo.
Chiamai Ressler per dirgli che dovevamo assolutamente parlare
con Vanda. Da quel poco che avevo visto, mi sembrava
l'incarnazione della personalit inadeguata. Con la facilit
con cui era diventato un assassino, avrebbe potuto diventare
un piromane o un dinamitardo.
Il giorno dopo tornammo al carcere e Vanda acconsent a incontrarci.
Il nostro lavoro lo incuriosiva, e non riceveva molte
visite. Prima del colloquio, esaminammo il suo fascicolo. Thomas
Vanda era bianco, alto un metro e settantacinque circa e
prossimo alla trentina. Aveva un che di molliccio, e sorrideva
molto, ma gli occhi erano inquieti, il viso deformato dai tic,
e si strofinava senza sosta le mani. Insomma, era a tutti gli effetti
il tipo cui non si voltano volentieri le spalle. Volle sapere com'era
venuto in televisione, e quando gli assicurai che era telegenico
si rilass e scoppi a ridere. Fra le altre cose, ci raccont di far
parte di un gruppo che studiava la Bibbia e che da quell'attivit
pensava di ricavare grande giovamento. Forse era vero, ma io ho
conosciuto una quantit di detenuti che, con l'avvicinarsi del
momento in cui verr discussa la libert condizionale, si scoprono
religiosi per dimostrare che non costituiscono pi un pericolo.
Dopo l'intervista, chiesi di parlare con lo psichiatra che lo
aveva in cura. Questi mi dette del suo assistito una valutazione
molto positiva: Vanda reagiva bene sia alla terapia psichiatrica
sia a quella farmacologica. Accenn anche al gruppo di studi biblici,
e aggiunse che, se il processo di riabilitazione fosse proseguito
a quel ritmo, presto avrebbe potuto essere rilasciato con la condizionale.
Gli chiesi se sapesse di quali reati si era macchiato.
No, e neppure voglio saperlo, fu la risposta. Con tutti i
detenuti che devo seguire, non ne avrei il tempo. E, aggiunse,
preferiva che nulla condizionasse il suo rapporto con i pazienti.
Mi permetta di dirle che cosa ha fatto Thomas Vanda, insistei,
e passai a raccontargli come quell'individuo asociale e solitario
si fosse unito a un gruppo religioso e, una sera, avesse invitato
fuori la giovane donna che coordinava gli incontri. Lei
rifiuta, e Vanda, come sempre succede ai tipi come lui, la prende
male. La picchia fino a farle perdere conoscenza, poi si impadronisce
di un coltello e con quello la pugnala ripetutamente.
La giovane  ormai agonizzante quando lui introduce il pene in
una ferita dell'addome ed eiacula.
Quella poveretta  ridotta a una bambola di stracci e il suo
sangue imbratta anche l'aggressore che, pur evidentemente incapace
di spersonalizzarla, riesce nondimeno ad avere un'erezione.
 facile capire che  la collera, e non il sesso, la molla dell'omicidio.
L'assassino non  tanto preda di pulsioni sessuali,
quanto di rabbia e risentimento.
Questo , tra parentesi, il motivo per cui non credo che l'evirazione
costituisca un deterrente efficace, bench ad alcuni di
noi appaia una soluzione allettante. Per quanto grave, una simile
mutilazione non basta a fermare gli stupratori, n emotivamente
n psicologicamente. Lo stupro nasce dalla rabbia e, se si tagliano le palle a qualcuno, il risultato sar soltanto un uomo
molto arrabbiato.
Lei  disgustoso, Douglas! fu la reazione dello psichiatra.
Fuori dal mio ufficio!
Io sono disgustoso? ribattei. Lei avr la possibilit di raccomandare
Thomas Vanda per la libert condizionale, eppure
dei suoi pazienti non sa un bel niente. Come pu pretendere di
capire, se non si  neanche preso la briga di guardare le foto del
delitto, o leggerne i rapporti? Ne ha mai esaminato la dinamica?
Si sforza di ricostruire il comportamento che lo ha provocato?
Sa se il colpevole ha cercato di farla franca? Se ha tentato di costruirsi
un alibi? Come diavolo fa a stabilire se  pericoloso o no?
Il medico non aveva risposte da darmi, e dubito di averlo trasformato
in un sostenitore della mia causa, ma questo  un problema
che mi sta molto a cuore. Come ho gi detto pi volte,
una terapia psichiatrica si basa soprattutto su quello che lo stesso
paziente racconta. Un individuo che in circostanze normali
si rivolge a un terapeuta ha tutto l'interesse a rivelargli ci che
prova e sente davvero. Un detenuto ansioso di essere rilasciato,
d'altro canto, ha tutto l'interesse a raccontare quello che il terapeuta
vuol sentirsi dire. Ed Kemper e Monte Rissell, tanto per
nominarne due, erano in terapia mentre uccidevano, ed entrambi
riuscirono a non farsi scoprire. Anzi, gli psichiatri di entrambi
riferirono che stavano facendo progressi.
Molti giovani psichiatri, psicologi e assistenti sociali sono
pieni di ideali, e spasimano dalla voglia di guarire i loro pazienti.
Si sforzano di valutarli, senza capire che anch'essi sono esperti
giudici di uomini! Il detenuto impiegher poco tempo a capire
se il terapeuta  effettivamente competente e, se non lo ,
lui non avr grosse difficolt a minimizzare la portata del crimine
commesso e del suo impatto sulle vittime. Sono pochi i criminali
disposti a spifferare i particolari pi rilevanti a chi non li
conosce gi. Ecco perch una preparazione adeguata era la condizione
sine qua non per i nostri colloqui in carcere.
Come lo psichiatra che aveva in cura Thomas Vanda, sono
molti gli operatori che si rifiutano di apprendere i dettagli pi
truculenti delle imprese dei loro assistiti, cos da non sviluppare
pregiudizi. Ma come ho gi detto, se si vuol capire Picasso, bisogna
studiarne l'opera. Se si vuole capire la personalit criminale,
bisogna studiarne il crimine.
La differenza sta nel fatto che psichiatri e psicologi partono
dalla personalit per desumerne il comportamento. Noi, invece,
partiamo dal comportamento, e da esso risaliamo alla personalit.
Esistono naturalmente prospettive diverse per quanto riguarda
la responsabilit criminale. Il dottor Stanton Samenow, psicologo,
collabor con il defunto Samuel Yochelson, psichiatra,
all'elaborazione di uno studio sul comportamento criminale
presso il St. Elizabeth's Hospital di Washington, D.C. Dopo
anni di ricerche sul campo, che gradatamente lo portarono a respingere
buona parte delle nozioni precedentemente acquisite,
nel suo pregevole saggio Inside the Criminal Mind Samenow arriv
alla conclusione che i criminali pensano in modo diverso
dagli individui responsabili. Secondo lui, il comportamento
criminale non  attribuibile tanto a una malattia mentale, quanto a una tara caratteriale.
Il dottor Park Dietz, che collabora spesso con noi, ha dichiarato:
A nessuno dei serial killer che ho avuto modo di studiare
o visitare era applicabile la formula della totale infermit mentale,
ma al contempo nessuno di loro era normale. Tutti erano
affetti da turbe mentali. Ma nonostante questi disturbi, legati
alla sfera sessuale e al carattere, agivano sapendo quello che facevano
e sapendo che era sbagliato. E sceglievano di farlo ugualmente.
 importante non dimenticare che l'infermit mentale  un
concetto legale, non una valutazione psichiatrica. Non significa
che qualcuno  o non  malato, ma che  o non  responsabile delle proprie azioni.
Ora, se volete credere che Thomas Vanda sia mentalmente
infermo, non sar certo io a contraddirvi. Ma quando avremo
valutato con attenzione i dati in nostro possesso, dovremo accettare
che, qualunque sia la malattia da cui i Thomas Vanda di
questo mondo sono affetti, potrebbe non essere curabile. Se accettassimo
questo semplice fatto, alcuni criminali non verrebbero
rilasciati cos in fretta e messi nelle condizioni di continuare
a fare ci che hanno cominciato.
Negli ultimi tempi si  parlato molto del concetto di infermit
mentale, ma non  la prima volta.  infatti un tema che la
giurisprudenza angloamericana affronta da secoli, risalendo fino
allo Eirenarcha: or of the Office of the Justices of Peace di William
Lambarde, scritto sul finire del Cinquecento.
La prima, compiuta enunciazione di infermit mentale che
sia mai stata utilizzata contro un'imputazione formale  contenuta
nelle M'Naghten Rules, del 1843. Prende il nome da Daniel
M'Naghten, che nel tentativo di uccidere il primo ministro
inglese, Sir Robert Peel, ne elimin invece il segretario privato.
Fu Peel a dare una struttura organizzata alla polizia londinese,
ed  appunto in suo onore che gli agenti di quella citt si chiamano ancora bobbies.
L'assoluzione di M'Naghten provoc una tale reazione popolare
che il capo della magistratura dovette presentarsi davanti
alla Camera dei Lord per illustrarne le motivazioni. Il concetto
di fondo  che un imputato non  colpevole se le sue condizioni
mentali sono tali da impedirgli di riconoscere l'iniquit delle
sue azioni o di capirne la natura e la qualit; in altre parole,
se non  in grado di capire la differenza fra quello che  giusto e quello che non lo .
Nel corso degli anni, la dottrina dell'infermit mentale si 
evoluta fino a giungere al cosiddetto test dell'impulso irresistibile,
in base al quale un imputato non era colpevole se, a causa
della malattia mentale, era incapace di controllare le proprie
azioni o di uniformare la propria condotta alla legge.
Nel 1934, tale principio  stato pesantemente modificato dal
giudice di corte d'appello David Bazelon, il quale nel processo
gli Stati Uniti versus Durham sostenne che un imputato non
 imputabile se il suo crimine  stato il prodotto di un'affezione
o una tara mentale, e se in assenza di quell'affezione o tara non lo avrebbe commesso.
L'ampiezza dell'interpretazione Durham, e il fatto che
non poneva il problema della distinzione tra giusto e sbagliato,
la rese scarsamente popolare tra operatori della legge e tutori
dell'ordine. Nel 1972, durante un altro caso portato davanti alla
corte d'appello, gli Stati Uniti versus Brawner, fu abbandonata
a favore dell'American Law Institute (o ALI) Model Penal
Code Test, che si rifaceva a M'Naghten e all'impulso irresistibile,
sostenendo che l'infermit mentale doveva comportare
per l'imputato l'incapacit di valutare l'iniquit della propria
condotta o di conformarla alla norma. In una forma o nell'altra,
TALI Test ha goduto di una crescente popolarit nelle aule di tribunale.
Ma a prescindere da questa discussione, che spesso finisce
per ridursi a una sterile speculazione, bisognerebbe affrontare
un concetto pi fondamentale, ossia quello della pericolosit dell'individuo.
Uno dei classici terreni di confronto della battaglia attualmente
in corso tra gli strizzacervelli  il processo per omicidio
contro Arthur Shawcross, celebratosi a Rochester, nello Stato di
New York, nel 1990. Shawcross era accusato di avere assassinato
numerose prostitute e vagabonde della zona, i cui corpi erano
stati rinvenuti nei boschi circostanti la forra del Genesee River.
I delitti si erano protratti per pi di un anno, e negli ultimi casi i
cadaveri erano stati mutilati dopo la morte.
Elaborato un profilo dettagliato, Gregg McCfary studi gli
sviluppi comportamentali del soggetto sconosciuto e, quando la
polizia scopr un cadavere mutilato, comprese che il killer tornava
a visitare le proprie vittime. Esort quindi gli inquirenti a
setacciare i boschi nel tentativo di trovare una delle donne che
ancora risultavano scomparse. Se ci fossero riusciti e avessero
messo il luogo sotto sorveglianza, prima o poi l'assassino sarebbe caduto nella trappola.
Dopo parecchi giorni, la polizia dello Stato di New York individu
un corpo nel Salmon Creek, lungo la Statale 31. Contemporaneamente,
l'ispettore John McCaffrey not un uomo a
bordo di un'auto parcheggiata su un ponticello che attraversava
quello stesso fiume. L'uomo, che venne arrestato, si chiamava Arthur Shawcross.
Interrogato da una squadra di investigatori guidati da Dennis
Blythe, della polizia di Stato, e da Lonard Boriello, del dipartimento
di polizia di Rochester, Shawcross confess svariati
delitti. Il processo, intentatogli per dieci omicidi, ruot intorno
all'interrogativo: era o non era affetto da infermit mentale al momento degli assassini?
La difesa chiam a testimoniare la dottoressa Dorothy Lewis,
una nota psichiatra del Bellevue Hospital di New York, autrice
di un'importante ricerca sugli effetti della violenza sui minori.
La Lewis era arrivata alla conclusione che spesso, se non addirittura
sempre, il comportamento criminale violento era dovuto
a una combinazione di traumi e violenze infantili e patologie
fisiche organiche, quali l'epilessia, alcuni tipi di ferite e di tumori
eccetera. C' naturalmente il caso di Charles Whitman,
il venticinquenne studente di ingegneria che nel 1966 sal sulla
torre dell'orologio dell'Universit del Texas, a Austin, e apr il
fuoco sui passanti. Prima che la polizia lo abbattesse, novanta
minuti dopo, Whitman aveva ucciso sedici persone e ferito altre
trenta. In precedenza, il giovane si era lamentato di periodici
accessi di furia omicida, e l'autopsia evidenzi la presenza di
un tumore nel lobo temporale del cervello.
Era stato il tumore a scatenare la furia omicida di Whitman?
 impossibile dirlo con certezza, ma la Lewis voleva dimostrare
alla giuria che una forma di epilessia da lei diagnosticata come
stato parziale di male complesso provocata da una piccola cisti
benigna nel lobo temporale e lo stress da trauma bellico post-
Vietnam (dove Shawcross aveva combattuto), uniti alle violenze
fisiche e agli abusi sessuali che l'imputato sosteneva di aver
subito dalla madre, rendevano Shawcross non responsabile
dei reati commessi. La psichiatra afferm che al momento delle
uccisioni l'uomo si trovava in uno stato di fuga mentale; i ricordi
che ne aveva erano sconnessi, se non addirittura inesistenti.
Una delle pecche di tale ragionamento  che a distanza di
mesi Shawcross fu in grado di raccontare nei dettagli gli omicidi
commessi. In alcuni casi guid Boriello e Blythe alla scoperta di
cadaveri mai rinvenuti dalla polizia. Probabilmente aveva rivissuto
quegli episodi talmente tante volte da conservarne un ricordo pi che preciso.
Aveva inoltre intrapreso alcune iniziative per evitare di essere
scoperto. Dopo il suo arresto, scrisse alla sua nuova ragazza
(Shawcross aveva tre divorzi alle spalle) una lettera lucidissima
in cui sosteneva di sperare in un verdetto di infermit mentale,
perch avrebbe preferito di gran lunga finire in un istituto psichiatrico piuttosto che in carcere.
Shawcross sapeva quello che diceva. I suoi guai con la legge
erano iniziati nel 1969, quando era stato arrestato per furto con
scasso e incendio doloso a Watertown, a nord di Syracuse. Meno
di un anno dopo, nuovamente arrestato, confess di aver
strangolato un bambino e una ragazza; quest'ultima aveva subito
anche violenza sessuale. Per quei due delitti, Shawcross fu
condannato a venticinque anni di carcere. Usc con la condizionale dopo averne scontati quindici.
Ora, esaminiamo la situazione punto per punto. Per cominciare,
se chiedete a me o a quasi tutti i poliziotti, i pubblici ministeri
e gli agenti federali con cui ho lavorato nel corso degli
anni, otterrete l'unanime risposta che una condanna a venticinque
anni di carcere per aver stroncato due giovani vite  un'autentica
oscenit. Secondo, per giustificare il rilascio anticipato
del colpevole, credo che si debba partire da una delle due seguenti opposte premesse.
Premessa numero uno: a dispetto del pessimo background
del soggetto in questione, a dispetto della famiglia disfunzionale
da cui proviene, delle presunte violenze subite, del passato violento
o di qualunque altra cosa, la vita in prigione  stata un'esperienza
cos meravigliosa, catartica e spiritualmente edificante
che grazie a essa Shawcross ha visto la luce, compreso i propri
errori, e, grazie alla buona influenza del carcere, ha deciso di
voltare pagina e di trasformarsi in un cittadino integerrimo.
Improbabile? Che ne pensate allora della premessa numero due?
La vita in carcere era talmente orribile, talmente traumatica e
torturante che, a dispetto del suo pessimo background, del costante
desiderio di stuprare e uccidere bambini, la sola idea di
tornarci riusciva insopportabile a Shawcross, il quale ha deciso
di fare qualunque cosa per evitare di ripetere una simile esperienza.
Gi, anche questa appare improbabile. Ma se non si accetta
nessuna delle due premesse, come diavolo  possibile rimettere
in libert un uomo come questo, senza prendere in considerazione
la forte probabilit che uccida di nuovo?
 chiaro che alcuni assassini hanno pi probabilit di altri di
tornare a uccidere. Ma per quanto riguarda i serial killer e i delitti
a sfondo sessuale, io concordo con il dottor Park Dietz: 
difficile immaginare in quali circostanze questi individui dovrebbero
essere restituiti alla societ civile. Ed Kemper, pi
brillante e pi percettivo di gran parte degli assassini da me conosciuti,
ammette con estremo candore che non dovrebbero mai rilasciarlo.
La verit  che di atrocit ne sono state commesse troppe. Richard
Marquette, che poco pi che ventenne aveva gi numerosi
precedenti per tentato stupro, aggressione e percosse, arriv
a violentare, uccidere e mutilare dopo un'esperienza sessuale
fallimentare avuta con una donna che aveva abbordato in un
bar di Portland. Fugg, fin nella lista dei principali ricercati dall'FBI
e fu arrestato in California. Condannato all'ergastolo per
omicidio di primo grado, fu rilasciato con la condizionale dodici
anni dopo, e uccise e sezion altre due donne prima di venire
nuovamente catturato. Ma che cosa, in nome di Dio, spinse
la commissione per la concessione della libert condizionale a
ritenere che non fosse pi pericoloso?
Non posso parlare a nome dell'FBI, n del dipartimento di
Giustizia o di chiunque altro, ma per quanto mi riguarda preferirei
di gran lunga assumermi la responsabilit di tenere in
carcere un assassino che potrebbe uccidere ancora piuttosto di
pensare che con il suo rilascio ho causato la morte di un innocente.
 tipicamente americana la convinzione che le cose siano
sempre suscettibili di miglioramento, e che sia possibile riuscire
in qualunque cosa ci si impegni. Ma pi passa il tempo, pi
considero con pessimismo le possibilit di riabilitazione di certe
categorie di criminali. Ci che hanno sperimentato da bambini
 spesso terribile, ma questo non significa necessariamente che a
certi danni si possa riparare in un secondo momento. E al contrario
di quello che giudici, avvocati della difesa e operatori sociali
vorrebbero forse credere, la buona condotta in carcere non
basta a garantire un comportamento accettabile nel mondo esterno.
Shawcross  stato un prigioniero modello praticamente sotto
ogni aspetto. Era tranquillo, riservato, faceva quello che gli veniva
detto e non infastidiva nessuno. Ma ci che io e i miei colleghi
abbiamo scoperto, e che disperatamente abbiamo cercato di far
capire a chi opera nel campo della psicologia legale e della riabilitazione,
 che la pericolosit e situazionale.  molto probabile
che in un contesto ordinato, dove non sono obbligati a fare scelte,
gli uomini di cui parliamo si comportino bene. Spesso, per,
basta restituirli all'ambiente in cui hanno gi tenuto comportamenti
criminali perch cambino in pochissimo tempo.
Prendiamo il caso di Jack Henry Abbot, l'assassino che in
carcere scrisse Nel ventre della bestia, una penetrante e commovente
biografia della sua vita di detenuto. Consapevoli del suo
eccezionale talento di scrittore, e convinti che un individuo tanto
sensibile e perspicace avesse diritto a un'altra possibilit, letterati
del calibro di Norman Mailer si batterono per il suo rilascio.
Abbot divenne il beniamino di New York. Ma di l a pochi
mesi litig con un cameriere del Greenwich Village e lo uccise.
Come sostiene Al Brantley, ex istruttore di analisi comportamentale
e ora membro dell'Unit investigativa di supporto, il
modo migliore per predire il comportamento futuro, o una futura
espressione di violenza,  un passato di violenza.
Nessuno potrebbe sostenere che Arthur Shawcross avesse
l'intelligenza o il talento di Jack Henry Abbot, eppure anche
lui riusc a convincere la commissione a concedergli la libert
condizionale. Si sistem a Binghamton, ma, rifiutato dalla comunit,
se ne and dopo due mesi per trasferirsi nella pi vasta
e anonima area metropolitana di Rochester, dove venne assunto
come preparatore di insalate in una societ di distribuzione alimentare.
Un anno dopo, ricominci a uccidere. Questa volta le
sue vittime appartenevano a una categoria diversa, ma non per
questo erano meno vulnerabili.
Dorothy Lewis sottopose pi volte Shawcross a ipnosi, facendolo
regredire fino ai primi anni di vita e mettere in scena
alcuni episodi di violenza subiti dalla madre. Durante queste sedute,
l'uomo assunse altre personalit, fra cui quella della madre
stessa, nel corso di una scena che ricordava bizzarramente
Psycho. (La donna, tuttavia, neg di aver mai sottoposto a violenze il figlio e lo denunci.)
Nel periodo trascorso al Bellevue, la Lewis ha documentato
alcuni interessanti casi di personalit multipla in minori vittime
di violenze. Sono tutti individui molto giovani e certamente incapaci
di fingere. Ma come la Lewis ha dimostrato, i rari casi di
personalit multipla si sviluppano quasi esclusivamente nella
prima infanzia, spesso durante la fase preorale. Invece, quando
si parla di personalit multipla negli adulti, quasi sempre si tratta
di individui processati per omicidio. Non  strano che in
questi soggetti il disturbo non si sia mai manifestato prima?
Kenneth Bianchi, uno dei due cugini autori di alcuni omicidi
per strangolamento a Los Angeles negli anni Settanta, dopo
l'arresto sostenne di avere una personalit multipla, e altrettanto cerc di fare John Wayne Gacy.
(Scherzando, dico spesso che davanti a un assassino affetto
da personalit multipla, sono dispostissimo a lasciare andare
le personalit innocenti, a condizione di poter mettere sotto chiave quella colpevole.)
Nel processo contro Shawcross, il capo del collegio d'accusa,
Charles Siragusa, chiam a deporre il dottor Park Dietz. Nel
corso degli esami cui Dietz lo sottopose, non meno approfonditi
di quelli condotti dalla Lewis, l'imputato rivel molti dettagli
relativi agli omicidi. Pur non pronunciandosi esplicitamente
sulla loro veridicit, Dietz li giudic perlomeno attendibili.
Non riteneva, tuttavia, che Shawcross fosse un soggetto
maniacale; non riscontr in lui amnesie n altri disturbi della
memoria, e non pot stabilire alcun nesso tra il suo comportamento
e patologie neurologiche. Qualunque fossero i suoi problemi
mentali o emozionali, concluse, Arthur Shawcross capiva
la differenza tra il bene e il male, era stato in grado di decidere se
uccidere o meno, e almeno in dieci occasioni, se non di pi, aveva deciso di farlo.
Quando Leo Boriello gli chiese perch si fosse reso colpevole
di quei delitti, Shawcross rispose semplicemente: Sbrigavo una faccenda.
 raro che gli psicotici autentici, quelli che hanno perso ogni
contatto con la realt, commettano crimini gravi, e quando lo
fanno, di solito sono cos disorganizzati che vengono arrestati
nel giro di poco tempo. Richard Trenton Chase, che aveva ucciso
alcune donne perch convinto di aver bisogno del loro sangue
per rimanere in vita, era psicotico. In mancanza di sangue
umano, si accontentava di quello che trovava, e una volta rinchiuso
in un istituto psichiatrico, continu a catturare conigli e
a iniettarsene il sangue nel braccio. Catturava anche uccellini,
cui staccava la testa con un morso per berne poi il sangue.
Lui faceva sul serio. Ma un uomo accusato di dieci omicidi deve
saper fingere molto bene per riuscire a cavarsela.
Nel corso del dibattimento, Shawcross mantenne un atteggiamento
di immobilit, quasi di catatonia, come se fosse in
trance e incapace di capire ci che accadeva intorno a lui. Ma
gli agenti della scorta riferirono che, lontano dagli occhi dei
giurati, si lasciava andare, diventava loquace, e a volte addirittura
scherzava. Shawcross sapeva bene quale fosse la posta in gioco.
Uno dei criminali pi intelligenti, ingegnosi e, devo dire, pi
affascinanti che io abbia incontrato  Gary Trapnell. Era entrato
e uscito dal carcere per buona parte della sua vita di adulto, e
in un'occasione riusc a convincere una ragazza a far atterrare
un elicottero nel cortile della prigione e a portarlo via. Nei primi
anni Settanta, in occasione di uno dei suoi crimini pi sensazionali,
il sequestro di un aereo, Trapnell  a bordo del velivolo,
e cerca di negoziare le condizioni per la sua fuga. Ed ecco
che senza alcun preavviso alza il pugno e grida: Liberate Angela Davis!
"Liberate Angela Davis"? Che diavolo c'entra? Nulla nel
background di Trapnell suggeriva un suo coinvolgimento nell'attivit
politica della sinistra radicale. Perch allora quella rivendicazione?
Doveva essere pazzo; non c' altra spiegazione.
Quando lo intervistai nel penitenziario federale di Marion,
Illinois, gli chiesi chiarimenti in proposito.
Appena mi resi conto che non l'avrei fatta franca, capii che
avrei passato momenti difficili. E mi dissi che se i fratelli neri
avessero pensato che ero un prigioniero politico, forse non
mi avrebbero fatto il culo sotto la doccia, fu la risposta.
Dunque in quel momento Trapnell non era solo razionale,
ma stava addirittura pianificando il proprio futuro. Anche lui
scrisse le sue memorie, The fox is crazy, too, da cui attingemmo
molte informazioni che si rivelarono utili nell'ambito di varie
trattative. Quando il soggetto avanza una richiesta improvvisa
e del tutto inaspettata, questo pu significare che  gi passato
alla fase successiva, e il negoziatore ha la possibilit di sintonizzarsi con lui.
Un giorno Trapnell mi disse una cosa che trovai di enorme
interesse. Se gli avessi indicato una qualsiasi patologia scegliendola
a caso dall'ultima edizione del DSM, il Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Disorders, il giorno dopo lui sarebbe
stato in grado di convincere qualunque psichiatra di esserne affetto.
Trapnell era molto pi in gamba di Shawcross, ma non 
necessaria tanta immaginazione per capire che le tue probabilit
di uscire con la condizionale aumentano se allo psichiatra racconti
di sentirti molto meglio e di non essere pi interessato a
molestare ragazzine. In modo analogo, addurre come attenuante
uno stato di fuga mentale sar pi convincente se la giuria ti
vedr giorno dopo giorno in uno stato di semitrance.
Per molto tempo i tutori dell'ordine hanno cercato nel DSM
elementi utili alle indagini e definizioni delle patologie, ma la
maggior parte di noi lo ha trovato di scarsa utilit per quanto
riguarda il lavoro sul campo. Questa  una delle ragioni per
cui nel 1992  stato pubblicato il Crime Classification Manual,
la cui struttura fondamentale  scaturita dalla mia tesi di dottorato.
Come coautori figurano Ressler, Ann Burgess e suo marito
Allen, docente a Boston. Con noi hanno collaborato altri membri
delle Unit investigativa di supporto e analisi comportamentale,
tra cui Greg Cooper, Roy Hazelwood, Ken Lanning, Gregg
McCrary, Jud Ray, Pete Smerick e Jim Wright. Con il CCM ci
proponevamo di organizzare e classificare i crimini gravi in base
alle caratteristiche comportamentali, e di spiegarli in un'ottica
che un approccio strettamente psicologico, come quello fornito
dal DSM, non consente. Per esempio, nel DSM non figura il tipo
di omicidio commesso da O.J. Simpson, che compare invece
nel CCM. In pratica, si  cercato di separare il grano dal loglio
per quanto riguarda le prove di natura comportamentale, e di
aiutare investigatori e giuristi a distinguere tra le considerazioni
che sono rilevanti e quelle che non lo sono.
Non deve sorprendere se gli imputati e i loro avvocati si aggrappano
a qualunque cosa pur di schivare o alleggerire una
condanna. Tra gli elementi che la difesa elenc a riprova dell'infermit
mentale di Shawcross figurava il disturbo postraumatico
da stress diagnosticato a molti veterani del Vietnam. Ricerche
pi approfondite rivelarono che Shawcross non era mai stato
in combattimento. Nulla di nuovo:  una tattica consueta.
Duane Samples, che squart due donne a Silverton, in Oregon,
la notte del 9 dicembre 1975, bas sullo stesso disturbo la
sua strategia difensiva. Solo una delle sue vittime mor, ma io
ho visto le fotografie. Sembrano due autopsie. Fu Robert Ressler
a scoprire che Samples non aveva mai partecipato a un'azione
bellica. In compenso, alla vigilia di un attacco cui non avrebbe
preso parte, aveva scritto una lettera in cui descriveva la fantasia
che nutriva da molto tempo: sventrare una bella donna nuda.
Nel 1981, Ressler aiut l'accusa a spiegare perch il governatore
non avrebbe dovuto rilasciare sulla parola Samples. Funzion,
anche se il detenuto fu comunque rilasciato dieci anni dopo.
Samples  pazzo? O era temporaneamente pazzo quando
sventr le due donne? D'istinto, verrebbe da rispondere che
chiunque commetta un'azione cos orribile e perversa non
pu non essere malato. Non  una tesi che intendo confutare.
Ma sapeva che quello che faceva era sbagliato? E scelse di farlo
comunque? Per quanto mi riguarda, sono queste le domande importanti.
Il processo ad Arthur Shawcross dur pi di cinque settimane,
durante le quali il rappresentante della pubblica accusa, Siragusa,
dimostr una comprensione della psichiatria legale pi
profonda di quanta ne abbia mai vista esibire da qualsiasi medico.
Fin per diventare un eroe locale e la giuria impieg meno
di un giorno per giudicare l'imputato colpevole di omicidio di
secondo grado. Quanto al giudice, si assicur che Shawcross
non avesse l'opportunit di ripetere le sue gesta, condannandolo
a duecentocinquanta anni di carcere.
E questo ci porta a un altro aspetto della strategia difensiva
fondata sull'infermit mentale, un aspetto di cui molti non sono
consapevoli:  una tesi che alle giurie non piace, e di rado la accolgono.
Non la amano, credo, per due ragioni.  semplicemente poco
credibile che a muovere i pluriomicidi sia un impulso a tal
punto irresistibile. Non  mai successo che un serial killer provasse
un bisogno di uccidere cos irrefrenabile da farlo davanti a un poliziotto.
La seconda ragione  forse perfino pi semplice. Eliminate le
tesi legali, psichiatriche e accademiche, quando si arriva a decidere
del destino di un imputato, i giurati sentono d'istinto che
certi uomini sono pericolosi. Qualunque convinzione nutrissero
i rispettabili cittadini di Milwaukee circa la sanit mentale di
Jeffrey Dahmer, non credo che fossero disposti ad affidare il
suo futuro (e quello della loro comunit) a un istituto psichiatrico
invece che a un carcere, dove la sua pericolosit poteva pi facilmente essere tenuta sotto controllo.
Con questo non voglio dire che la maggior parte degli psichiatri
e degli operatori del settore siano ansiosi di rimettere
in libert individui pericolosi. Ma l'esperienza mi dice che spesso
non hanno gli strumenti per formulare un giudizio motivato.
Uno dei primi omicidi di cui mi occupai come profiler fu
quello di Anna Berliner, una donna anziana uccisa nella sua abitazione,
nell'Oregon. La polizia locale si era rivolta a uno psicologo
per conoscere le caratteristiche del soggetto sconosciuto
che avrebbero dovuto cercare. Fra le altre cose, la donna era stata
ferita al petto quattro volte con una matita. Lo psicologo
consultato aveva intervistato una cinquantina di uomini accusati
di omicidio, e buona parte di questi colloqui li aveva condotti
in carcere. Basandosi sulla propria esperienza, disse che
con ogni probabilit l'assassino era gi stato in prigione, forse
per droga, perch solo in prigione una matita appuntita viene
comunemente considerata un'arma mortale. Chi non conosce
la realt del carcere, ragionava, non penserebbe mai di usare
una normalissima matita per aggredire qualcuno.
Io, invece, espressi il parere contrario. Partendo da alcuni
presupposti - l'et e la vulnerabilit della vittima, l'eccesso di
violenza impiegata, il fatto che il crimine era avvenuto di giorno
e che nessun oggetto di valore era stato trafugato -, indicai un
soggetto molto giovane e inesperto. Non credevo che avesse
consapevolmente scelto la matita come arma; era l, e lui l'aveva
usata. Il colpevole risult essere un sedicenne incensurato che si
era recato a casa della donna per chiederle un contributo a favore
di una maratona cui lui non partecipava neppure.
Il punto-chiave della mia analisi era che le prove comportamentali
suggerivano un assassino insicuro di s. Al contrario,
nell'aggredire una donna anziana nella sua casa, un ex detenuto
non avrebbe avuto esitazioni di sorta. Una sola prova non basta
a completare il quadro; anzi, nel caso di Anna Berliner, rischi
di imprimere alle indagini la direzione sbagliata.
La domanda pi difficile che possano porre a noi del mestiere
 se un particolare individuo , o potr essere, pericoloso. Per
gli psichiatri, questa domanda si pone spesso nei termini di
costituire una minaccia per s o per gli altri.
Nel 1986, ci capit di esaminare un rullino di foto scattate
nel Colorado e inviate a un laboratorio per essere sviluppate.
Mostravano un uomo tra i venticinque e i trentacinque anni,
mascherato e appoggiato al bagagliaio di un fuoristrada. In mano
aveva un fucile e una bambola Barbie che era stata sottoposta
a torture e mutilazioni di ogni genere. L'uomo non aveva infranto
alcuna legge, e io fui il primo a dire che probabilmente
non aveva precedenti penali. Aggiunsi per che, considerata l'et,
era molto probabile che la fantasia non gli sarebbe bastata
ancora per molto. Bisognava tenerlo d'occhio e interrogarlo,
dissi, perch era potenzialmente pericoloso. Non so se molti
psichiatri sarebbero stati d'accordo con me.
Pu sembrare insolito, ma mi  capitato spesso di imbattermi
in casi Barbie, e in tutti erano coinvolti uomini adulti.
Uno di questi riemp di spilli ogni centimetro della bambola
e la lasci nel giardino del locale ospedale psichiatrico. A volte,
l'impiego di bambole va associato a culti satanici o vud, ma
non in questo caso. L'uomo non attribu alla Barbie alcun nome
che indicasse avversione o odio per una persona in particolare.
La sua era una generica tendenza sadica che di norma implica
un serio problema con l'altro sesso.
Che altro possiamo dire di questo individuo? Probabilmente,
che ha torturato piccoli animali e forse continua a farlo. Ha
difficolt a trattare con i coetanei di entrambi i sessi. Da adolescente
ha manifestato comportamenti sadici o prepotenti verso
bambini pi piccoli. Prima o poi raggiunger lo stadio in cui
sfogare le sue fantasie su una bambola non gli baster pi. Si
pu discutere sulla sua sanit mentale, ma, che sia o meno affetto
da qualche patologia, ritengo che la sua potenziale pericolosit sia certa.
Quando determinati comportamenti hanno pi probabilit
di verificarsi? Il tizio di cui parliamo ha una personalit perdente,
inadeguata,  convinto che gli altri non lo apprezzino
a sufficienza. Se un giorno lo stress diventer intollerabile, si
spinger oltre la fantasia. E se la fantasia consiste nel mutilare
una bambola, allora inevitabilmente il passo successivo consister
nell'aggredire un individuo pi giovane, pi debole e pi
mite di lui. E un codardo, e non cercher la vittima tra chi potrebbe tenergli testa.
Ci non significa necessariamente che se la prender con dei
bambini. Barbie, dopotutto, raffigura una donna matura, perfettamente
sviluppata, non una ragazzina in et prepuberale.
Qualunque siano le deviazioni di quest'uomo, ci che veramente
desidera  il contatto con una donna adulta. Se invece la
bambola torturata avesse raffigurato un bambino o un neonato,
ci si sarebbe trovati di fronte a un problema diverso.
L'uomo che riempie di spilli una bambola e la lascia in un
ospedale sar comunque considerato un individuo disfunzionale;
molto probabilmente non gli  stata concessa la patente e di
sicuro lo si nota facilmente in mezzo alle cosiddette persone
normali. Ma l'uomo mascherato  ben pi pericoloso. Lui ha
un lavoro, come dimostrano il fucile, il fuoristrada e la macchina
fotografica.  libero di andare in giro a comportarsi normalmente.
Ma quando dentro di lui scatter la molla giusta,
un altro essere umano si trover in gravissimo pericolo. Sfortunatamente,
gran parte degli psichiatri e degli operatori del settore
non sono in grado di fare questa distinzione. Non hanno il
background sufficiente, non hanno mai toccato con mano la
concretizzazione delle patologie che studiano.
Uno dei principali obiettivi del nostro studio sui serial killer
era di verificare attraverso prove tangibili ci che gli intervistati
ci dicevano. In caso contrario, anche noi ci saremmo basati unicamente
sui racconti dei soggetti esaminati, un metodo che 
nel migliore dei casi inadeguato e nel peggiore scientificamente irrilevante.
La valutazione della pericolosit di un individuo ha molti utilizzi
e applicazioni. Il 16 aprile del 1982, un venerd, mi incontrai
con alcuni agenti dei servizi segreti per discutere di una serie
di lettere scritte a partire dal febbraio del 1979. Il loro autore
minacciava la vita del presidente (la prima si riferiva a Jimmy
Carter, le successive a Ronald Reagan) e quella di altri personaggi politici.
La prima missiva, indirizzata ai servizi segreti di New York,
era firmata Solo e depresso. Era lunga due pagine e scritta su
fogli di taccuino; l'autore minacciava di sparare al presidente
Carter per uccidere lui o chiunque abbia il potere.
Tra il luglio del 1981 e il febbraio del 1982 erano giunte altre
otto lettere; tre spedite ai servizi segreti newyorkesi, due all'FBI,
una al Philadelphia Daily News e due direttamente alla Casa
Bianca. La scrittura era la stessa, ma erano firmate C.A.T..
Portavano i timbri di New York, Philadelphia e Washington,
e in tutte C.A.T. esprimeva l'intenzione di uccidere Reagan,
definito il male di Dio e il Diavolo. Venivano minacciati
altri politici che affiancavano il presidente, e c'era anche un riferimento
a John Hinckley: C.A.T. prometteva di portare a
termine la missione in cui lui aveva fallito.
Seguirono altre lettere, contenenti minacce anche al membro
del congresso Jack Kemp e al senatore Alfonse D'Amato. Ma a
preoccupare i servizi segreti erano soprattutto alcune fotografie
di D'Amato e del membro del congresso Raymond McGrath,
di New York City. Scattate da vicino, le foto indicavano che
C.A.T. aveva la possibilit di mettere in atto le sue minacce.
Il 14 giugno 1982, la quattordicesima lettera arriv al New
York Post. In essa l'autore annunciava che avrebbe reso pubblica
la propria identit dopo aver liquidato il presidente, che
chiamava il Diavolo. Sosteneva inoltre che nessuno lo ascoltava
mai e che tutti ridevano di lui, circostanza che non mi sorprese.
Non solo: nella lettera, l'uomo concedeva al giornale il permesso
di intervistarlo dopo che avesse portato a termine la sua
storica missione. Era l'apertura che cercavamo; C.A.T. era
desideroso, forse addirittura ansioso, di conversare con il direttore
di un quotidiano. E noi gliene avremmo fornito uno.
L'analisi delle lettere mi permise di stabilire che il nostro uomo
era un bianco, intorno alla trentina. Nativo di New York,
abitava nei sobborghi della citt, probabilmente da solo. Di intelligenza
media, diplomato, forse aveva seguito corsi di scienze
politiche o letteratura, ed era probabilmente figlio unico o il
minore. In passato aveva fatto uso di droga e/o alcol, che per
ora consumava solo saltuariamente. Si considerava un fallito
per non aver mai soddisfatto le aspettative dei genitori o forse
di altri, e poteva vantare un lungo elenco di iniziative intraprese
e mai portate a termine. Ritenevo inoltre che verso i venticinque
anni avesse sperimentato una situazione di stress molto pesante,
dovuta forse al servizio militare, a un divorzio, a una malattia o a un lutto.
Quanto alla firma, invitai i servizi segreti a non perdere tempo
in speculazioni che forse si sarebbero rivelate del tutto inutili.
C' infatti la tendenza a cercare troppi significati nei dettagli,
quando spesso il soggetto sceglie un acronimo o una sigla
soltanto perch lo trova di suo gradimento.
Anche in questo caso, come sempre, ai servizi segreti stava a
cuore soprattutto stabilire l'effettiva pericolosit del soggetto.
Fra coloro che scrivono lettere minatorie, infatti, molti non
danno mai seguito alle loro minacce. Gli uomini come
C.A.T., dissi, sono sempre alla ricerca di qualcosa. Si rivolgono
a uomini politici, o a culti religiosi, senza mai trovare ci
che soddisfa le loro aspirazioni. Gli altri li considerano eccentrici
e non li prendono sul serio, contribuendo cos ad aggravare il
problema. A un certo punto, trovano una missione che conferisce
un senso alla loro vita. Per la prima volta sentono di avere
il controllo di qualcosa;  una sensazione che apprezzano, e che
li porter a correre rischi sempre pi frequenti e maggiori. E le
persone che corrono rischi sono sempre pericolose.
Pensavo che il nostro uomo avesse familiarit con le armi e
preferisse un attacco da vicino, anche se questo avrebbe significato
la cattura. Dato che forse la sua missione aveva un carattere
suicida, era altamente probabile che tenesse un diario per la posterit.
A differenza dell'avvelenatore del Tylenol, C.A.T.
non mirava all'anonimato. Quando in lui la paura della vita
avesse superato la paura della morte, allora avrebbe agito. Sul
luogo dell'attentato sarebbe apparso calmissimo, perfettamente
in grado di mimetizzarsi. Avrebbe parlato con la polizia o con
gli agenti dei servizi segreti cui si fosse trovato vicino, e avrebbe
dato di s un'immagine banale e del tutto innocua. Per certi
versi, assomigliava molto a John Hinckley, di cui i giornali parlavano
molto, e di cui lui sapeva certo moltissime cose. Pensando
che avrebbe desiderato assistere alla lettura della sentenza del
processo Hinckley, suggerii ai servizi segreti di sorvegliare il
Ford's Theatre di Washington quando il verdetto fosse stato
imminente.  in quel locale che fu ucciso Abraham Lincoln,
e Hinckley lo aveva visitato prima di sparare a Reagan. Inoltre,
consigliai loro di tenere d'occhio l'albergo vicino, dove Hinckley
aveva soggiornato. Forse il nostro uomo avrebbe chiesto la sua stanza.
La reception dell'albergo rifer di una richiesta di questo tipo,
ma gli uomini dei servizi segreti che si precipitarono sul posto
si trovarono davanti una coppia anziana che in quella camera
aveva passato la prima notte di nozze e che in seguito vi era tornata spesso.
In agosto, i servizi segreti ricevettero altre due lettere firmate
C.A.T. e indirizzate all'Ufficio del presidente, Washington,
D.C.. Erano state spedite da Bakersfeld, in California. Poich
molti di questi assassini viaggiano per il Paese seguendo la loro
preda, si diffuse la preoccupazione che l'attentato fosse imminente.
Nelle lettere si diceva: Essendo sano di mente & sano
di corpo, mi assumo il compito di organizzare quanti pi cittadini
degli Stati Uniti a sterminare con le armi i nemici interni del mio Paese.
L'autore farfugliava in modo sconnesso di Torture & Inferno
che aveva conosciuto, e ammetteva la possibilit di restare
ucciso nel tentativo di portare alla Giustizia la feccia che sta in alto.
Dopo averle studiate con attenzione, arrivai alla conclusione
che queste due lettere fossero semplici imitazioni. Tanto per cominciare,
erano scritte in corsivo e non in lettere maiuscole, e il
presidente Reagan non era chiamato il Diavolo, bens Ron.
Pensavo che a scrivere fosse stata una donna, e bench i sentimenti
che esprimevano fossero certamente negativi, non ritenevo
che ci fosse un pericolo reale.
La storia dell'autentico C.A.T. era ben diversa. Ero dell'avviso
che l'approccio migliore fosse uno stallo tattico
che lo tenesse impegnato in un dialogo finch non lo avessimo
individuato. Scegliemmo un agente dei servizi segreti perch interpretasse
la parte del giornalista, e io gli spiegai che avrebbe
dovuto sollecitare C.A.T. ad aprirsi con lui, in modo da poterne
scrivere tutta la storia.
Una volta ottenuta la sua fiducia, avrebbe dovuto proporgli
un incontro, ma a tarda sera e in un luogo defilato, con la scusa
che la riservatezza gli stava a cuore perfino pi che allo stesso
C.A.T.. Pubblicammo sul New York Post un'inserzione
accuratamente preparata, cui C.A.T. rispose. Tra lui e il nostro
uomo iniziarono conversazioni regolari. Pensavo che
C.A.T. chiamasse da una struttura pubblica quali la Grand
Central o la Pennsylvania Station, o forse da una biblioteca o da un museo.
Pi o meno a quell'epoca, l'FBI ricevette un'altra valutazione
da parte del dottor Murray Miron, il noto esperto di psicolinguistica
dell'Universit di Syracuse. Io e Murray avevamo collaborato
a ricerche e articoli e io lo giudicavo il maggior esperto
del suo ramo. Nella sua analisi, Murray scrisse che non riteneva
pi C.A.T. pericoloso, ma solo un imbroglione assetato di
pubblicit che trovava gratificante manipolare persone importanti.
Era dell'avviso che fosse necessario catturarlo, ma a differenza
di me non lo vedeva come una minaccia.
Finalmente, il 21 ottobre 1982, riuscimmo a tenere
C.A.T. al telefono il tempo sufficiente a sorprenderlo in
una cabina di Penn Station. Si chiamava Alphonse Amodio
Jr., aveva ventisette anni, era bianco, nativo di New York e diplomato.
Abitava a Floral Park, in un appartamento soffocante e infestato
dagli scarafaggi. La famiglia d'origine presentava gravi disfunzioni
e la descrizione che la madre fece di lui coincideva con
il profilo. Lo odia [il mondo] e sente che l'odio  ricambiato,
rifer la donna agli agenti. Descrisse anche i bruschi cambiamenti
d'umore del figlio. Da anni Alphonse collezionava ritagli
di giornali e aveva riempito due casellari di cartellette etichettate
col nome di vari politici. Da bambino aveva sofferto di una
balbuzie cos accentuata da ritardarne l'iscrizione a scuola. Entrato
nell'esercito, era stato congedato quasi subito per essersi
assentato senza permesso. A parte il fatto che nel suo diario si
definiva spesso un gatto dei vicoli (cat in inglese), non si trov
nulla che spiegasse la scelta del soprannome.
Amodio fu ricoverato nell'ospedale psichiatrico di Bellevue.
Prima del processo, dietro richiesta di David Edelstein, giudice
della corte distrettuale, un assistente sociale specializzato in casi
psichiatrici redasse una perizia in cui Amodio era definito gravemente
disturbato e di conseguenza pericoloso per il presidente
e per gli altri funzionari governativi.
Ma bench Amodio avesse confessato di essere C.A.T., gli
agenti che lo interrogarono non rilevarono in lui alcun orientamento
politico. A spingerlo era stato solo il desiderio di potere e di notoriet.
Ora Amodio  libero. E ancora pericoloso? Personalmente,
non credo che costituisca una minaccia immediata ma, se dovesse
raggiungere di nuovo uno stato di tensione intollerabile, potrebbe tornare a esserlo.
Che cosa bisogna cercare? Uno degli elementi-chiave  il tono.
Se abbiamo una serie di lettere indirizzate a un politico, a
una stella del cinema o comunque a una celebrit, il cui tono si
fa via via pi pressante e urgente (Non rispondi alle mie lettere!),
 il caso di prenderle sul serio. Poich mantenere questa
rigidit ossessivo-compulsiva  logorante dal punto di vista fisico
ed emotivo, e prima o poi il soggetto finir per crollare. Potete
definirla una forma di malattia mentale, ma a me spetta il
compito di stabilire quanto pu essere pericolosa.
Bench avessimo intervistato alcune donne, ad esempio Lynette
Squeaky Fromme e Sarah Jane Moore, entrambe simpatizzanti
della famiglia Manson, lo studio che abbiamo condotto
nelle carceri concerneva solo soggetti di sesso maschile. Succede
infatti di riscontrare in una donna una personalit omicida, ma,
come avrete certamente notato, i responsabili degli omicidi seriali
o a sfondo sessuale finora menzionati sono esclusivamente
uomini. La nostra ricerca ha dimostrato che tutti i serial killer
provengono da famiglie disfunzionali e hanno un passato di
violenze fisiche o sessuali, di dipendenza da droga o alcol.  evidente
che le donne appartenenti a nuclei famigliari analoghi sono
perfino pi soggette a violenze e molestie. Perch allora solo
poche di loro commettono crimini assimilabili a quelli maschili?
Una donna sospettata di essere una serial killer, come ad
esempio Aileen Wuornos, accusata di aver ucciso pi uomini
lungo le interstatali della Florida,  un evento talmente raro da attirare subito l'attenzione.
Il fatto  che non ci sono studi in grado di rispondere con
certezza a questa domanda. Come alcuni hanno ipotizzato, la
causa potrebbe essere legata ai livelli di testosterone, o avere comunque
un'origine chimica e ormonale. Di fatto, l'esperienza
ci permette di affermare con sicurezza soltanto che le donne sono
pi inclini a interiorizzare i fattori scatenanti lo stress. Invece
di prendersela con gli altri, tendono a punirsi mediante l'alcolismo,
l'assunzione di droghe, la prostituzione e il suicidio. Alcune
arrivano a riproporre le violenze psicologiche o fisiche subite
nell'infanzia nell'ambito della loro nuova famiglia. E fra
queste  forse da annoverarsi la madre di Ed Kemper. Si tratta
indubbiamente di un fenomeno aberrante, ma rimane il fatto
che le donne non uccidono secondo le modalit degli uomini, e certamente uccidono molto meno.
In sostanza, che cosa si pu fare per ridurre la pericolosit?
Come si pu intervenire nei casi di instabilit mentale o tara
caratteriale prima che sia troppo tardi? Sfortunatamente, una
risposta semplice o definitiva non esiste. In molti casi, la legge
ha sostituito la famiglia per quanto attiene al mantenimento
dell'ordine e della disciplina. Ma  una situazione rischiosa
per la societ, perch quando interviene la legge  ormai troppo
tardi per un'opera di prevenzione, e si pu soltanto cercare di
impedire che la situazione peggiori ulteriormente.
Neppure si pu pretendere che sia la scuola a fornire la risposta.
Non sempre gli insegnanti sovraccarichi di lavoro sono in
grado di occuparsi per sette ore al giorno di un bambino proveniente
da un ambiente difficile. E poi, che ne  del minore nel resto della giornata?
Spesso la gente ci chiede se i nostri studi e la nostra esperienza
ci permettono di capire quali sono i bambini suscettibili di
diventare pericolosi in et adulta. La risposta di Roy Hazelwood
: Certo. Ma altrettanto pu fare qualunque buon insegnante
elementare. Se si riesce a farli curare in tempo e in modo adeguato,
le cose possono cambiare. Un modello adulto significativo
cui ispirarsi durante gli anni formativi, pu essere determinante.
Bill Tafoya, l'agente speciale che a Quantico fungeva da nostro
futurologo, auspicava un investimento almeno decennale
in termini di denaro e risorse. Tafoya afferma la necessit di
un ripristino su larga scala del Project Head Start, uno dei pi
efficaci programmi anticrimine a lungo termine che siano mai
stati messi a punto. Non crede che la risposta stia in un potenziamento
delle forze di polizia, ma  favorevole alla creazione di
un esercito di operatori sociali in grado di fornire assistenza
alle donne maltrattate, alle famiglie senza casa e cos via. Il tutto
supportato da programmi di incentivazione fiscale.
Non sono certo che questa sia una soluzione a tutto campo,
ma costituirebbe di sicuro un buon inizio. Perch gli strizzacervelli
possono discutere all'infinito, cos come io e i miei collaboratori
possiamo utilizzare psicologia e analisi comportamentale
per contribuire alla cattura dei criminali, ma sfortunatamente
il nostro intervento ha luogo solo quando il danno  gi stato fatto.
...
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...
19. A VOLTE IL DRAGO VINCE.
...
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...
La scoperta del cadavere di una sedicenne nel Green River, fuori
Seattle, nel luglio del 1982, non suscit grande sensazione.
Da sempre il fiume, che collega Mount Rainier a Puget Sound,
era usato come discarica abusiva, e la vittima era una giovane
prostituta. Il vero significato del rinvenimento non divenne evidente
alla polizia fino a qualche settimana pi tardi, per la precisione
il 12 agosto, quando il fiume restitu il cadavere di una
seconda donna. Tre giorni dopo ne furono scoperti altri tre. Le
vittime differivano per et e gruppo etnico, ma tutte erano morte
per soffocamento. Ad alcune di loro erano stati addirittura
legati dei pesi nel tentativo di non far riaffiorare i corpi. Erano
nude, e in due casi furono trovati dei sassolini nella vagina.
La natura seriale degli omicidi era ormai evidente, e riport a
galla gli inquietanti ricordi dell'ultima sequenza di delitti verificatisi
a Seattle: il sequestro e l'uccisione di almeno otto donne
da parte di un soggetto noto solo come Ted, nel 1974. Il caso
era rimasto insoluto fino a quattro anni dopo, quando un giovane
brillante e di bell'aspetto, Theodore Robert Bundy, fu arrestato
per una brutale serie di omicidi commessi nella sede di
un'associazione femminile in Florida. In quell'arco di tempo,
Bundy aveva attraversato il Paese uccidendo almeno ventitr ragazze
e guadagnandosi un posto d'onore nel museo degli orrori
della nostra psiche collettiva.
Incaricato delle indagini era il maggiore Richard Kraske, della
divisione indagini criminali della contea di King. Kraske si
rivolse all'FBI perch lo aiutasse a elaborare il profilo psicologico
del killer di Green River. Bench non tutti gli investigatori
della nuova task force plurigiurisdizionale fossero persuasi
dell'esistenza di un collegamento tra i vari delitti, c'era almeno
un elemento comune. Le donne uccise erano tutte prostitute
che lavoravano sulla Sea-Tac Strip, la Pacific Coast Highway
nei pressi del Seattle-Tacoma International Airport. E ora, altre
giovani donne erano scomparse.
In settembre, Allen Whitaker, del nostro ufficio operativo di
Seattle, venne a Quantico per illustrarci i primi cinque casi. Come
sempre facevo quando non volevo interruzioni, mi rifugiai
all'ultimo piano della biblioteca e passai un'intera giornata a
esaminare il materiale: verbali, foto delle scene dei crimini, referti
di autopsia, descrizione delle vittime. A dispetto delle differenze
di et, di gruppo etnico e anche di modus operandi, le
analogie erano sufficienti a stabilire che tutti gli omicidi erano
opera dello stesso soggetto.
Il profilo che elaborai era quello di un maschio bianco, fisicamente
molto robusto, con qualche occupazione occasionale o
part-time e dalla personalit inadeguata, buon conoscitore del
fiume. Non provava alcun rimorso per le sue azioni; al contrario,
pensava di avere una missione da compiere. Con le donne
aveva avuto esperienze umilianti, e ora era deciso a punire quelle
che considerava la feccia del loro sesso. Avvisai la polizia che,
data la natura del crimine e delle vittime, sarebbero stati molti
gli individui adattabili al profilo. L'uomo che dovevano cercare
non era un gigante dal punto di vista intellettuale; i suoi crimini
erano ad alto rischio e poco sofisticati. Bisognava concentrarsi
su tecniche attive tese a far s che il soggetto stabilisse qualche
forma di contatto con gli investigatori. Quando lasci Quantico,
Whitaker port con s il profilo.
Quello stesso mese, nei pressi dell'aeroporto, in una zona di
edifici destinati alla demolizione, fu trovato il cadavere ormai
decomposto di un'altra giovane donna. Era nuda, e intorno
al collo aveva un paio di calze nere da uomo. Il medico legale
stabil che era stata uccisa pi o meno nello stesso periodo delle
altre. Forse il killer aveva modificato il modus operandi dopo
aver saputo che il fiume era sotto sorveglianza.
Come  spiegato nel resoconto di Carlton Smith e Thomas
Guillen, The search for the Green River killer, il maggiore indiziato
era un tassista quarantaquattrenne che si adattava alla perfezione
al profilo. Si era intrufolato nelle indagini quasi fin dall'inizio,
passando alla polizia presunte informazioni ed esortandola
a mettersi alle costole di altri tassisti. Passava molto tempo
con le prostitute e i vagabondi della Strip, aveva abitudini notturne,
beveva, fumava, girava moltissimo con il suo taxi e si diceva
preoccupato per la sicurezza delle prostitute. Cresciuto nei
pressi del fiume, aveva alle spalle cinque matrimoni falliti, viveva
con il padre vedovo, era proprietario di un'auto vecchia e
mal tenuta e seguiva con attenzione sui giornali gli sviluppi delle indagini.
Prima del suo interrogatorio, fissato per settembre, la polizia
chiese la mia collaborazione. In quel periodo io lavoravo a ritmi
forsennati, e mi trovavo fuori citt quando le autorit mi cercarono.
Parlarono allora con Roger Depue, il capo dell'unit, il
quale disse che sarei tornato di l a pochi giorni e consigli di
rimandare l'interrogatorio. Dopotutto, fino a quel momento il
soggetto si era mostrato collaborativo e non progettava di lasciare la zona.
La polizia non segu il consiglio di Depue e l'interrogatorio,
che si protrasse per un giorno intero, fin per trasformarsi in un
vero e proprio confronto. I risultati della macchina della verit
furono ambigui e, bench la polizia avesse messo l'uomo sotto
stretta sorveglianza e continuasse a raccogliere prove indiziarie a
suo carico, non fu possibile arrivare a un'imputazione formale.
Poich non partecipai attivamente a quella parte delle indagini,
non posso dire se si trattasse dell'uomo giusto. Ma la mancanza
di coordinamento ostacol grandemente le indagini nella
loro prima fase, quella in cui  pi probabile ottenere buoni risultati.
Il sospetto  preoccupato, non sa cosa aspettarsi, ha paura.
Col passare del tempo, invece, comincia a pensare che la far
franca, si sente sempre pi a suo agio e perfeziona il modus operandi.
All'inizio gli inquirenti non disponevano neppure di un
computer, e in quelle condizioni non sarebbero bastati cinquantanni
per valutare in modo adeguato le informazioni
che andavano raccogliendo. Se un caso simile si presentasse oggi,
credo che l'organizzazione iniziale sarebbe pi efficiente e la
strategia meglio definita. Resterebbe nondimeno un caso difficile.
Quelle prostitute conducevano un'esistenza errabonda, e
spesso la loro scomparsa era volontaria. Molte di loro usavano
pseudonimi, e l'identificazione diventava ancora pi problematica.
Era difficile individuare e autenticare referti medici e impronte
dentali, e, a peggiorare la situazione, i rapporti tra le prostitute
e la polizia di solito non brillano per spirito di cooperazione.
Nel maggio del 1983 fu trovato il cadavere di un'altra prostituta.
Completamente vestita, aveva un pesce infilato in gola, un
altro posato sul seno sinistro e una bottiglia di vino infilata tra le
gambe. Era stata strangolata con un laccio o una corda sottile.
La polizia attribu anche questo delitto al killer di Green River;
io, invece, ero incline a giudicarlo un omicidio di natura
personale. La vittima non era stata scelta a caso. L'assassino la
conosceva bene e aveva sfogato su di lei la propria rabbia.
Verso la fine di quell'anno i cadaveri erano ormai dodici e
altre sette donne risultavano scomparse. Una delle uccise era incinta
di otto mesi. Fu a quel punto che la task force mi chiese di
recarmi sul posto. Mi stavo occupando di vari casi, ed ero sempre
pi vicino al crollo psicofisico, ma quando gli investigatori
di Green River dissero di aver bisogno di me, capii che avrei dovuto
trovare il tempo anche per loro.
Ero certo che il mio profilo descrivesse con esattezza il killer,
ma sapevo che si sarebbe adattato anche a molte altre persone,
alcune delle quali forse gi coinvolte. Pi a lungo si fosse protratta
la situazione di stallo, maggiori sarebbero state le possibilit
che altri assassini entrassero in gioco. La Sea-Tac Strip, dopotutto,
era il luogo ideale per uccidere. Di prostitute ce n'erano
in abbondanza, e poich molte battevano lungo tutta la
West Coast, da Vancouver fino a San Diego, non sempre ci si
accorgeva in tempo della sparizione di una di loro.
Ero dell'avviso che le tecniche attive fossero pi importanti
che mai. Queste avrebbero potuto includere la convocazione di
riunioni pubbliche presso le scuole rurali, per prendere nota dei
partecipanti; l'utilizzo dei media per dipingere uno degli investigatori
come un superpoliziotto, cos da indurre il killer a
contattarlo; la pubblicazione di articoli commoventi sulla vittima
incinta, per suscitare rimorso nell'assassino; la sorveglianza
di localit isolate che avrebbero potuto venire scelte per abbandonarvi
altri cadaveri, e molte altre ancora.
Andai a Seattle in dicembre, e portai con me Blaine McIlwain
e Ron Walker, due nuovi profiler, perch potessero farsi un po'
d'esperienza sul campo. Fu una decisione che in seguito si rivel
importante perch, come ho gi avuto modo di raccontare in un
precedente capitolo, furono proprio loro a salvarmi la vita.
Quando tornai al lavoro, nel maggio 1984, il killer di Green
River era ancora sconosciuto, e lo  tuttora, a pi di dieci anni
di distanza. Io continuai a fornire la mia consulenza alla task force,
ormai trasformata in una delle pi imponenti cacce all'uomo
della storia americana. Col proseguire delle indagini e il ritrovamento
di molti altri cadaveri, mi convinsi che erano all'opera parecchi
assassini, i quali, pur presentando caratteristiche comuni,
lavoravano indipendentemente l'uno dall'altro. La polizia di
Spokane e di Portland mi sottopose i casi di moltissime prostitute
assassinate o scomparse, ma non trovai alcun nesso tra questi
e gli omicidi di Seattle. Anche la polizia di San Diego riteneva
probabile un collegamento con alcuni delitti verificatisi in quella
citt. Nel complesso, la task force di Green River indagava su pi
di cinquanta decessi, e gli oltre milleduecento sospetti iniziali si
erano ridotti a un'ottantina. Tra questi figuravano fidanzati e
protettori delle vittime, un tizio di Portland da cui una prostituta
era fuggita dopo essere stata minacciata di tortura e uno spacciatore
che faceva base a Seattle. In certi periodi capitava addirittura
che venissero sospettati membri della polizia. Ma prove certe
non emersero a carico di nessuno, e a un certo punto mi persuasi
che i killer fossero almeno tre, se non di pi.
Nel dicembre del 1988, and in onda un programma televisivo
a diffusione nazionale della durata di due ore. Intitolato
Manhunt live e trasmesso in diretta, forniva informazioni sull'assassino
o gli assassini, ed elencava una serie di numeri verdi
a cui i telespettatori avrebbero potuto comunicare sospetti e informazioni.
Io andai a Seattle per partecipare allo spettacolo e
addestrare un gruppo di agenti di polizia a vagliare le segnalazioni
telefoniche e a porre le domande pertinenti.
Stando alla societ telefonica, nella settimana successiva furono
oltre centomila le persone che tentarono di chiamare, ma solo
poco pi di diecimila ci riuscirono, e dopo tre settimane non
c'erano pi le risorse finanziarie n i volontari necessari alla gestione
dell'iniziativa. Per anni Gregg McCrary tenne nel suo ufficio
l'immagine di un drago che torreggiava su un cavaliere
eruttando fiamme dalle narici. La didascalia diceva: A volte il drago vince.
 questa una realt cui nessuno di noi pu sfuggire. Non riusciamo
a prenderli tutti e, dato che quelli che prendiamo hanno
gi ucciso, violentato e torturato, per certi versi il nostro intervento
 da considerarsi comunque tardivo. Lo  oggi, e ancor
pi lo era cento anni fa, quando Jack lo Squartatore, il primo
serial killer, cominci a popolare di incubi l'immaginario collettivo.
La trasmissione non port alla soluzione dei delitti del Green
River, ma quello stesso anno partecipai a un altro programma
durante il quale attraverso il profiling determinai la probabile
identit di alcuni tra i pi famigerati serial killer della storia.
La trasmissione and in onda in occasione del centesimo anniversario
degli omicidi di Whitechapel. Il mio profilo arrivava con appena un secolo di ritardo!
I brutali delitti di Whitechapel furono perpetrati nei vicoli e
nelle strade dell'East End della Londra vittoriana tra il 31 agosto
e il 9 novembre 1888, e registrarono una sconvolgente escalation
nella frequenza come nella gravit delle mutilazioni inferte.
Nel primo mattino del 30 settembre l'assassino uccise due
donne nell'arco di appena un paio d'ore. La polizia ricevette
molte lettere di dileggio, che vennero pubblicate dai giornali;
l'orrore ricevette cos risonanza nazionale. A dispetto degli sforzi
di Scotland Yard, Jack lo Squartatore non fu mai catturato e
la sua identit  ancor oggi oggetto di mille speculazioni. Per
anni, tra i candidati ha figurato il principe Albert Victor, duca
di Clarence, il nipote pi anziano della regina Vittoria e, dopo
il padre Edward, principe del Galles, il primo nella linea di successione.
Si presume che il duca di Clarence sia perito nell'epidemia
di influenza del 1892, ma molti hanno ipotizzato che in
realt sia morto di sifilide, o avvelenato da un medico di corte,
nell'intento di cancellare lo scandalo che minacciava di travolgere
la monarchia.  una possibilit intrigante.
Fra gli altri candidati, nominer Montague John Druit, insegnante
in una scuola maschile, che ben si attagliava alla descrizione
fornita dai testimoni oculari; il dottor William Gull,
capo dei medici di corte; Aaron Kosminski, un povero emigrato
polacco spesso ospite dei manicomi della zona, e il dottor Roslyn
D'Onstan, giornalista di cui erano noti i legami con la magia nera.
L'improvvisa cessazione dei delitti ha scatenato molte altre
speculazioni, ma io credo che l'omicida sia stato semplicemente
arrestato per qualche reato di minore entit, e di conseguenza
costretto a interrompere la sua lugubre attivit.
La trasmissione, intitolata The secret identity of jack the Ripper,
andata in onda nell'ottobre del 1988, si proponeva di
esporre le prove relative al caso e le analisi di esperti di varie discipline,
nella speranza di risolvere una volta per tutte l'antico
enigma. Quando io e Roy Hazelwood fummo invitati a partecipare,
l'FBI pens che fosse una buona opportunit per illustrare
il nostro lavoro senza dover fare riferimento a casi ancora
aperti. A condurre le due ore di diretta fu Peter Ustinov, attore,
regista e scrittore inglese, che seppe calarsi con grande abilit
nell'atmosfera di mistero.
Per esercitazioni teoriche di questo tipo, valgono le stesse regole
e le stesse limitazioni che caratterizzano le indagini reali; il
nostro lavoro sar valido se lo sono i dati e le informazioni disponibili.
Cento anni fa gli strumenti di indagine erano alquanto
primitivi. Io, per, ero convinto che se il caso ci fosse stato
proposto oggi lo avremmo risolto con facilit, e che dovessimo
quindi approfittare dell'opportunit concessaci.
Prima di andare in onda, elaborai un profilo utilizzando la tecnica consueta:
SOGGETTO: Jack lo Squartatore.
SERIE DI OMICIDI.
LONDRA, INGHILTERRA.
1888.
NCAVC - OMICIDIO (analisi investigativa criminale).
La sigla NCAVC si riferisce al National Center for the Analysis
of Violent Crime, un programma interforze avviato a Quantico
nell'Ottantacinque perch includesse le Unit di analisi comportamentale
e investigativa di supporto e altre squadre e unit di pronto intervento.
Una volta elaborato il profilo, esaminammo i potenziali sospetti.
Per quanto spettacolare fosse la candidatura del duca di
Clarence, io e Roy arrivammo indipendentemente alla conclusione
che il maggiore indiziato era in realt Aaron Kosminski.
Eravamo persuasi che le lettere di dileggio indirizzate alla polizia
non fossero opera del vero Jack, ma di un impostore. L'individuo
che aveva commesso quei delitti non aveva la personalit
per lanciare una sfida pubblica alle autorit. Quanto alle
mutilazioni, indicavano un soggetto disturbato, sessualmente
inadeguato, e animato da una forte collera verso le donne. L'inadeguatezza
sociale e personale dell'individuo era confermata
dalle modalit dell'attacco, a sorpresa. Non avevamo di fronte
una persona capace di farsi valere sul piano verbale. Le modalit
fisiche dei delitti ci dicevano che l'assassino era in grado di mimetizzarsi
nel proprio ambiente, cos da non suscitare sospetti o
timori nelle prostitute. Era un solitario, che passava la notte a
vagabondare per le strade e tornava sulle scene del crimine. E la
polizia lo aveva certamente interrogato. Di tutti i candidati propostici,
Kosminski si adattava al profilo molto meglio degli altri.
E non era affatto vero che per le mutilazioni effettuate post
mortem fossero necessarie conoscenze mediche. Ho da tempo
imparato che i serial killer non hanno bisogno di altro che della
volont per sottoporre un cadavere alle atrocit che hanno in
mente. Nessuno di quelli che ho nominato in queste pagine
possedeva nozioni di carattere medico, ma questo non  certo stato sufficiente per fermarli.
Per concludere, non posso affermare con sicurezza che Aaron
Kosminski era lo Squartatore, ma posso affermare con un certo
grado di certezza che Jack lo Squartatore era un individuo molto
simile a Kosminski. Se le indagini relative al caso si svolgessero
oggi, le nostre informazioni aiuterebbero Scotland Yard a restringere
la rosa dei sospetti fino all'individuazione del colpevole.
Ecco perch dico che, secondo gli standard moderni, il caso
di Jack lo Squartatore sarebbe facilmente risolvibile.
Capita che, una volta isolato un sospetto, non sia possibile raccogliere
a suo carico le prove necessarie per un'imputazione. 
questo il caso dello strangolatore BTK di Wichita, Kansas,
che oper verso la met degli anni Settanta.
Tutto cominci il 15 gennaio 1974 con lo sterminio della
famiglia Otero. Il trentottenne Joseph Otero e sua moglie Julie
furono strangolati con le corde di una veneziana, mentre il figlio
Joseph II, di nove anni, fu trovato legato al letto con la testa
infilata in un sacchetto di plastica. L'undicenne Josephine era
stata impiccata a una conduttura che correva lungo il soffitto
dello scantinato, e indosso aveva soltanto le calze e una felpa.
Lo scenario era quello di una strage premeditata: il telefono era
stato messo fuori uso e la corda portata sul posto.
Dieci mesi dopo un giornalista di un quotidiano locale ricevette
una telefonata anonima che gli segnalava un certo libro
della biblioteca pubblica. Fra le sue pagine, il giornalista trov
un biglietto in cui l'assassino rivendicava la strage della famiglia
Otero, ne annunciava altre e aggiungeva: Il mio motto sar:
legali, torturali, uccidili (Bind thern, Torture thern, Kill thern).
Nei tre anni successivi parecchie altre giovani donne furono
uccise, e una lettera spedita a una locale emittente televisiva rivel
molte cose sulla psiche del responsabile, che si era scelto da
s il soprannome: Quante ancora dovr ucciderne, prima di
avere il mio nome sul giornale o attenzione a livello nazionale?.
In uno dei suoi comunicati, paragonava il proprio operato a
quello di Jack lo Squartatore, del figlio di Sam e dello strangolatore
di Hillside, oscure nullit assurte alla celebrit grazie
ai loro crimini. Attribu le proprie azioni a un demone e a un
fattore X, scatenando un'infinit di speculazioni da parte della stampa.
Inoltre, accludeva alcuni disegni di donne nude raffigurate
mentre venivano legate, stuprate e torturate. Quegli orribili
schizzi non vennero pubblicati, ma mi aiutarono a farmi un'idea
pi precisa dell'individuo che stavamo cercando. Da quel
momento in poi, non si dovette far altro che procedere per esclusione.
Com'era accaduto nel caso di Jack lo Squartatore, anche
questa volta gli omicidi cessarono di colpo. Credo che la polizia
avesse interrogato l'assassino e che questi, consapevole di essere
in pericolo, avesse avuto l'intelligenza di fermarsi prima che
contro di lui si accumulassero prove schiaccianti. Spero, quindi,
che il nostro lavoro sia servito almeno a neutralizzarlo. A volte, nondimeno, il drago vince.
E a volte il drago ha la meglio anche su di noi. Il morto non 
l'unica vittima di un delitto. Nella mia unit, non sono stato il
solo a essere stato sopraffatto dallo stress, e i casi di problemi
famigliari o coniugali sono troppo numerosi per poterli riferire.
Nel 1993, io e Pam ci separammo dopo ventidue anni di
matrimonio.  probabile che al riguardo le nostre versioni divergano,
ma alcuni fatti sono innegabili. Passavo troppo tempo
lontano dalle nostre figlie che stavano crescendo. E quando ero
in citt, ero talmente indaffarato che Pam doveva comunque
cavarsela da sola. Il peso della casa e dell'educazione delle bambine
ricadeva esclusivamente su di lei, che non poteva peraltro
trascurare il suo lavoro di insegnante. Nel 1987, quando nacque
nostro figlio Jed, io potevo contare sull'aiuto di alcuni collaboratori
e non ero pi costretto a passare tutto il mio tempo
viaggiando. Temo per di essere arrivato a conoscere i miei figli
solo poco prima di andare in pensione. Troppo a lungo li ho
trascurati per dare la caccia agli assassini di altri bambini.
Spesso, quando Pam mi esponeva qualche problema di poco
conto - uno dei ragazzi era caduto dalla bicicletta e si era ferito
superficialmente - io reagivo descrivendo le sevizie cui erano
stati sottoposti alcuni loro pi sfortunati coetanei, e insistevo
per spiegarle che cadere dalla bicicletta  un evento normale
cui non bisogna prestare troppa attenzione.
 impossibile restare insensibili davanti a certi orrori, ma per
sopravvivere  necessario immunizzarsi contro ci che altrettanto
orribile non . Un giorno, stavo cenando coi ragazzi e Pam
era in cucina ad aprire un pacchetto. Si tagli con un coltello e
alle sue grida ci precipitammo tutti di l. Ma non appena mi
accorsi che la ferita non era grave, mi scoprii a concentrarmi
sul disegno delle gocce di sangue e a collegarlo mentalmente
con altri rinvenuti sulle scene di alcuni delitti. Ci scherzai su,
cercando di attenuare la tensione, ma dubito che gli altri l'abbiano
presa con altrettanta disinvoltura.
Se il matrimonio  solido, insieme si possono sopportare
molti degli aspetti negativi della nostra professione, ma quando
i rapporti sono gi precari, i fattori scatenanti finiscono spesso
per rendere intollerabile la situazione - proprio come accade
agli individui a cui diamo la caccia.
Io e Pam finimmo per frequentare ambienti diversi. Nell'impossibilit
di parlare con i suoi amici del mio lavoro, avvertivo
sempre pi forte il bisogno di stare con chi poteva capirmi. Pu
sembrare egoista, ma quando si passa la giornata a cercare di
immedesimarsi in un assassino, parlare col vicino della staccionata
da tinteggiare o della collocazione del bidone dei rifiuti non  altrettanto stimolante.
Sono felice di poter dire che, dopo un periodo di tensione,
ora io e mia moglie siamo buoni amici. I ragazzi vivono con me
(Erika  al college), ma io e Pam passiamo molto tempo insieme
e svolgiamo in modo paritario il nostro ruolo di genitori. Per
quanto mi riguarda, sono contento che Lauren e Jed siano ancora
abbastanza giovani da consentirmi di partecipare alla loro crescita.
Se nei primi anni Ottanta ero l'unico profiler del Bureau, col
tempo la nostra unit arriv a contare dieci membri. Non  ancora
sufficiente a gestire il volume dei casi che ci vengono sottoposti,
ma un gruppo pi numeroso probabilmente non ci
consentirebbe di mantenere fra di noi e con i dipartimenti di
polizia quel genere di rapporto che  diventato il nostro marchio
di fabbrica. Molti dei capi della polizia e degli investigatori
che ci contattano ci hanno conosciuto alle lezioni dell'Accademia
nazionale. Lo sceriffo Jim Metts mi invit a collaborare
alle indagini sull'omicidio di Shari Smith e Debra Helmick, e
il capitano Lynde Johnson chiese a Gregg McCrary di aiutarlo a
trovare l'uomo che uccideva le prostitute di Rochester perch
entrambi avevano frequentato l'Accademia.
Verso la met degli anni Ottanta, l'Unit di analisi comportamentale
era stata suddivisa in Unit di ricerca e avviamento
all'analisi comportamentale e Unit investigativa di
supporto all'analisi comportamentale. Io lavoravo nell'ambito
di questo gruppo in qualit di responsabile del Programma di
Criminal Profiling. Oltre alla mia, le due divisioni-chiave erano
il Programma verifiche incrociate crimini violenti (VICAP), al
cui comando Jim Wright era subentrato a Bob Ressler, e i Servizi
tecnici. Roger Depue era il capo dell'Unit ricerca e avviamento,
e Alan Smokey Burgess dirigeva l'Unit investigativa di supporto.
Per quanto logorante e impegnativo fosse il mio lavoro, mi
ero costruito una carriera soddisfacente. Non solo; ero riuscito a
evitare il passo che quasi tutti coloro che aspirano a fare carriera
nel Bureau devono intraprendere: occuparsi dell'amministrazione.
Tutto cambi nella primavera del Novanta. Nel corso
di una riunione, Burgess annunci le sue dimissioni, e poco dopo
Dave Kohl, attuale vicedirettore, mi convoc nel suo ufficio per informarsi sulle mie intenzioni.
Dissi che ero talmente stanco che progettavo di candidarmi
per un lavoro d'ufficio, sempre nell'ambito del crimine violento.
Non sono d'accordo, fece Kohl. Ci saresti molto pi utile come capo unit.
Non credo di volerlo diventare, replicai. In realt svolgevo
gi molte delle funzioni di capo unit, oltre a fungere da memoria
istituzionale a causa dei miei lunghi anni di servizio. Ma in
quella fase della mia carriera non volevo finire impantanato nel
settore amministrativo. Burgess era stato un amministratore eccellente,
bravissimo a intercettare le interferenze e a consentire
ai suoi collaboratori di lavorare con efficienza e senza intralci.
Voglio che sia tu il capo unit, insistette Kohl, che era un tipo aggressivo, determinato.
Risposi che volevo continuare a occuparmi di casi, di strategie
processuali e di testimonianze, perch pensavo che quello
fosse il lavoro adatto a me. Ma lui mi assicur che me la sarei
cavata benissimo al nuovo posto e mi nomin capo unit.
Come ho gi avuto modo di dire, la mia prima iniziativa
consistette nell'eliminare l'espressione analisi comportamentale
dal nostro nome. Volevo che i dipartimenti di polizia locale
e il resto dell'FBI capissero con esattezza quali erano, e quali non erano, le nostre origini.
Con il costante aiuto di Roberta Beadle, responsabile del
personale, riuscii a portare i componenti del VI CAP da quattro
a sedici. Anche il resto dell'unit crebbe, e presto potemmo
contare su un effettivo di quaranta persone circa. Per ridurre
il carico amministrativo originato dalle nuove dimensioni, istituii
un programma di management regionale, che vedeva i singoli
agenti responsabili di specifiche zone del Paese.
Ottenni inoltre che dopo un programma di addestramento
specializzato biennale ciascun membro venisse consacrato
esperto e riconosciuto agente speciale supervisore con un inquadramento
e uno stipendio adeguati. Il programma comprendeva:
la frequentazione come uditori dei corsi tenuti dall'Unit di
analisi comportamentale dell'Accademia nazionale; due corsi
presso l'Istituto di patologia delle forze armate; tirocinio in psichiatria e giurisprudenza all'Universit della Virginia; approfondimento delle indagini presso l'ufficio dell'anatomopatologo
di Baltimora e la squadra omicidi del dipartimento di polizia
di New York; stesura di profili sotto la supervisione di uno dei responsabili regionali.
Lavoravamo pi che mai all'estero. Un anno prima di andare
in pensione, per esempio, Gregg McCrary collabor alle indagini
relative a importanti delitti seriali in Canada e in Austria.
Sotto l'aspetto funzionale, l'unit andava a gonfie vele. Sotto
l'aspetto amministrativo, eravamo alla deriva, a causa del mio
carattere. Se uno dei miei collaboratori mi sembrava sottoposto
a uno stress eccessivo, non esitavo ad aggirare le regole e a concedergli
permessi extra. Ero convinto che in questo modo tutti
avrebbero reso di pi. Quando si hanno alle proprie dipendenze
individui particolarmente in gamba e non si pu ricompensarli
economicamente, bisogna cercare altre strade.
Ho sempre avuto un buon rapporto con i miei collaboratori,
probabilmente grazie al periodo che ho trascorso in aeronautica.
Molti fra i dirigenti del Bureau avevano un passato di militari,
e ne avevano mantenuto la mentalit. Non c' nulla di male
in questo; anzi, le grandi organizzazioni funzionerebbero certamente
peggio se tutti gli amministratori fossero come me. Io,
per, ero stato un soldato semplice, e di conseguenza mi identificavo
emotivamente con i collaboratori di grado pi modesto.
Era quindi molto pi facile che questi aiutassero me piuttosto che i miei pari grado.
Molti pensano all'FBI come a un'enorme struttura burocratica
composta da uomini e donne abili e intelligenti, ma intercambiabili
e privi del senso dell'umorismo. Io, tuttavia, ho avuto
la fortuna di far parte di un piccolo gruppo di persone davvero
speciali, ciascuna delle quali eccelleva in questo o quel settore.
Del tutto naturalmente, infatti, con il passare del tempo
sviluppammo competenze e interessi specifici.
Fin dai primi tempi della nostra collaborazione, Bob Ressler
si dedic soprattutto alla ricerca, mentre io preferivo l'aspetto
squisitamente operativo. Roy Hazelwood  l'esperto in stupri
e omicidi a sfondo sessuale. Ken Lanning  l'autorit indiscussa
per quanto riguarda crimini contro i minori. Jim Reese cominci
con il profiling ma il suo maggior contributo lo ha dato occupandosi
della gestione dello stress negli agenti federali e di polizia.
Quanto a Jim Wright, non si limit a addestrare i nuovi
profiler, ma divenne l'autorit assoluta in fatto di pedinamenti
e molestie, uno dei reati di natura interpersonale a maggior crescita.
E ciascuno di noi ha sviluppato rapporti con uffici operativi,
dipartimenti di polizia e agenzie di Stato di tutto il Paese,
cosicch chi sollecita il nostro aiuto lo fa con la massima fiducia.
A volte, per i nuovi  difficile integrarsi con tutte queste
stelle, soprattutto dopo il film Il silenzio degli innocenti,
che tanta attenzione ha attirato sul nostro lavoro. Tentiamo
di far loro capire che se sono stati scelti  perch li riteniamo
idonei a diventare membri a pieno diritto della squadra. Hanno
tutti una grande esperienza nel campo investigativo, e quando
arrivano da noi si sottopongono a un addestramento di ben due
anni. Dal mio punto di vista, se l'FBI  la prima istituzione di
questo tipo nel mondo, lo deve al fatto che  costituita da individui
che mettono i propri interessi e talenti al servizio di una
causa comune. Ciascuno di loro, inoltre, incoraggia gli altri a
fare lo stesso. Spero e confido che questo sistema di attiva collaborazione sopravvivr all'uscita di scena della nostra 
generazione, la prima.
Durante la mia cena d'addio, che si tenne a Quantico nel
giugno del 1995, furono in tanti a esprimere giudizi positivi
sul mio conto, e io ne fui a un tempo commosso e mortificato.
In realt, mi aspettavo critiche feroci e immaginavo che tutti i
miei collaboratori avrebbero sfruttato quell'ultima occasione
ufficiale per scaricarmi addosso tutto quello che avevano tenuto
in serbo per tanto tempo. Non lo fecero, ma quando tocc a me
parlare non mi sentii tenuto a trattenermi a mia volta, e tirai
fuori tutto il bene che pensavo di loro. Non avevo consigli o
raccomandazioni da impartire; spero soltanto di aver fatto vibrare
la corda giusta con l'esempio che ho cercato di dare.
Da allora, sono tornato a Quantico per tenere lezioni e offrire
consulenze, e i miei colleghi sanno che per loro sar sempre
disponibile. Continuo a tenere conferenze come ho sempre fatto
perch, anche se non sono pi parte dell'FBI, dubito che riuscir
mai a smettere di fare ci per cui sono stato addestrato.
Sfortunatamente, la nostra  un'industria in perenne crescita,
e non resteremo mai a corto di clienti.
Spesso mi chiedono che cosa si pu fare per abbattere gli allarmanti
tassi di criminalit del Paese.  vero che esistono iniziative
pratiche che si potrebbero e si dovrebbero prendere, ma
credo che l'unica vera possibilit di risolvere il problema stia
nell'avere un numero sufficiente di persone che lo desiderino
davvero. Pi agenti di polizia, pi tribunali, pi carceri e migliori
tecniche investigative vanno benissimo, ma per annientare
il crimine dobbiamo smettere di accettarlo e di tollerarlo nelle
nostre famiglie, tra i nostri amici e i nostri colleghi. Solo un
comportamento cos radicale pu, a mio avviso, essere efficace.
Il crimine  un problema morale, e pu essere risolto soltanto sul piano morale.
In tutti i miei anni di lavoro non mi  mai successo di imbattermi
in un criminale proveniente da quella che avrei considerato
una famiglia unita e funzionale. Credo che la grande
maggioranza dei soggetti violenti sia responsabile della propria
condotta e ne debba affrontare le conseguenze.  ridicolo sostenere
che qualcuno non  in grado di capire la gravit delle azioni
commesse solo perch ha quattordici o quindici anni. Mio
figlio Jed ha otto anni, e gi da molto tempo sa distinguere
tra ci che  giusto e ci che non lo .
Ma venticinque anni di osservazione mi hanno insegnato anche
che criminali si diventa pi di quanto non si nasca, e
ci significa che a un certo punto della loro vita questi individui
sono stati esposti a un'influenza profondamente negativa. Ecco
perch credo che insieme con pi polizia, pi denaro e pi carceri,
ci sia anche bisogno di pi amore. Non voglio essere semplicistico;
credo davvero che questo sia il centro della questione.
Non molto tempo fa, fui invitato a parlare davanti alla sezione
newyorkese della Mystery Writers of America. Ricevetti un'accoglienza
calda, amichevole. Quelli erano uomini e donne che
si guadagnavano da vivere scrivendo di delitti e sevizie di ogni
genere, ed erano molto interessati ad ascoltare chi, come me,
aveva seguito migliaia di casi autentici. Dall'uscita del Silenzio
degli innocenti, sono moltissimi gli scrittori, i giornalisti e i registi
che si rivolgono a noi per conoscere storie vere.
Tuttavia, mentre riferivo i particolari dei miei casi pi interessanti,
mi resi conto che la loro attenzione divagava. Lo capii
nello stesso momento in cui loro probabilmente compresero
che in realt non volevano scrivere storie vere. Mi sembra
giusto; il nostro parco-clienti  diverso.
Il drago non vince sempre e noi facciamo tutto il possibile
perch le sue vittorie siano sempre meno frequenti. Ma il male
che rappresenta, e che io ho affrontato nel corso di tutta la mia
carriera, non se ne andr. Era necessario che qualcuno scrivesse
la storia come realmente  accaduta. Ed  quello che ho cercato
di fare con questo libro: raccontarla esattamente come l'ho vissuta.
...
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...
FINE.
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NOTA DEGLI AUTORI.
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Questo libro  il risultato di uno sforzo collettivo e non sarebbe stato possibile realizzarlo senza le grandi capacit e la dedizione di tutti i membri della squadra. Primi fra tutti la nostra editor, Lisa Drew, e la nostra coordinatrice progetti e produttrice esecutiva (nonch moglie di Mark), Carolyn Olshaker. Fin dall'inizio hanno aderito entrambe al nostro approccio, fornendoci appoggio, sicurezza, affetto, consigli. La nostra profonda gratitudine e ammirazione va in eguale misura ad Ann Hennigan, abilissima ricercatrice; a Marysue Rucci, la capace, instancabile e sempre incoraggiante assistente di Lisa; al nostro agente, Jay Acton, il primo a riconoscere il potenziale del nostro progetto e ad aiutarci ad attuarlo.
Un ringraziamento speciale al padre di John, Jack Douglas, per i suoi ricordi e per la cura con cui ha documentato la carriera di John, semplificando al massimo l'organizzazione; e al padre di Mark, Bennett Olshaker, medico, per l'aiuto fornitoci in settori quali la medicina legale, la psichiatria e la giurisprudenza.
Siamo fortunati ad avere famiglie che ci accompagnano sempre con amore e generosit.
Infine, vogliamo esprimere il nostro apprezzamento, la nostra ammirazione e la nostra pi sentita gratitudine a tutti i colleghi di John presso l'Accademia dell'FBI di Quantico. E stato il loro contributo a rendere possibile la cronistoria degli avvenimenti descritti, e questo  il motivo per cui il libro  dedicato a loro.
...
John Douglas e Mark Olshaker.
Luglio 1995.
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...
FINE.